sabato 9 aprile 2011

Racconti gay: L'agguato

Ormai mi ero persuaso di attrarre, per qualche motivo, gli uomini… o almeno di riuscire a sedurli.
Dopo le avventure con Francesco e Mario, ero deciso più che mai a togliermi tutte le voglie e a soddisfare i desideri che per troppo tempo avevo tenuto sopiti.
Uno di questi desideri era Leonardo, per tutti Leo. In squadra era uno dei più bravi e sicuramente uno dei più belli. Non era troppo alto, la carnagione era abbronzata e morbida. I capelli biondo scuro e gli occhi verde azzurro, arricchivano i dolci lineamenti del viso, dalle orecchie piccole alla bocca rossa e sensuale. Aveva un fisico non esageratamente muscoloso, ma pressoché perfetto. I pettorali erano larghi e gli addominali ben delineati, le gambe, che depilava regolarmente, muscolose e seducenti. Il pene era di lunghezza e diametro sopra la media, perfetto come il resto del suo corpo. Il culo era rotondo, muscoloso e a dir poco eccitante: uno di quelli che si pagherebbe per toccare.


Leo era sicuramente conscio della sua avvenenza: sotto la doccia tutti gli gettavano occhiate, tutti gli davano pacche sul sedere quando era in campo; probabilmente si divertiva alle nostre spalle, con gesti e parole appositamente provocanti ed erotiche.

Una sua abitudine era quella di mangiare una banana dopo ogni allenamento. Si sedeva sulla panchina dello spogliatoio, prendeva il frutto, lo sbucciava lentamente e lo mangiava ancor più lentamente. Appoggiava le labbra sulla banana e ne spingeva dentro un pezzetto alla volta, addentandolo con delicatezza e socchiudendo gli occhi ad ogni boccone. Come se non bastasse faceva tutti gli allenamenti in scaldamuscoli (pantaloncini assai attillati) che mettevano in evidenza il pacco, le lunghe cosce e le rotondità del suo fondoschiena.
Quel pomeriggio l’allenamento era stato più lungo del solito. Scendemmo tutti insieme nello spogliatoio, stanchi e accaldati. Stavo seduto proprio di fronte a Leo.
Come sempre prese la banana dalla borsa e iniziò a mangiarla. Seguivo quel frutto per ogni secondo e sentivo il mio cazzo crescere nei pantaloni, immaginando la sua bocca e le sue labbra impegnate in attività più costruttive…



Avevo studiato tutto nei dettagli. Era quasi un piano di rapimento.
Uscii dallo spogliatoio senza farmi notare. Poi ribussai alla porta e mi riaffacciai all’interno solo con la testa. –Leo, l’allenatore ha detto che vuole vederti.-
-Arrivo – rispose legandosi l’asciugamano in vita e uscendo al mio fianco. Lo accompagnai nello spogliatoio in fondo al corridoio (dove non c’erano squadre e quel giorno non sarebbe andato nessuno).
-Sicuro che voglia parlarci qua?- chiese dubbioso entrando e accendendo la luce. Non gli risposi.
Entrammo e mi chiusi la porta alle spalle. –Qui non c’è nessuno – esclamò dopo aver dato un’occhiata tra le panche. –Non è vero-, dissi
io guardando quegli addominali e i polpacci che sbucavano da sotto l’asciugamano, - ci siamo noi. –
Accennò una risatina. –Lasciami andare a fare la doccia, dai-
Chiusi la porta a chiave e la misi sul tavolino. – Puoi anche farla qui… dopo…-
-Dopo cosa?- chiese lui a questo punto arrabbiato.
Lo guardai negli occhi e mi avvicinai fino a fermarmi ad un passo da lui. Gli sfiorai le spalle con le mani. –Era buona la banana?-

Fece un passo indietro. –Sei impazzito?- Lo raggiunsi e lo avverrai per i fianchi. –Io no. Ma tu tra poco sì…-
Mi tolsi l’accappatoio e rimasi nudo davanti a lui. Non reagì, mi fissò il pene in erezione e deglutì. Lo spinsi delicatamente contro la parete fissandolo negli occhi. Avvicinai il mio volto al suo e lo baciai.
Mi aspettavo un cazzotto, ricevetti una lingua in bocca. Rispondeva al mio bacio: eccome!
Lo baciai il più a lungo possibile, era troppo figo… poi quando si staccò iniziai a leccarlo sul collo, sui pettorali, sugli addominali. Mi inginocchiai davanti a lui e sciolsi il nodo dell’asciugamano. Mi trovavo davanti alla bocca un membro in erezione che pulsava per l’eccitazione. Non potei esimermi.
Lo presi in bocca e iniziai a leccarlo. Non avevo mai fatto un pompino, mi lasciai guidare dall’istinto. Succhiavo il suo pene e intanto lo menavo con la mano destra.

Leo godeva e mi accarezzava la testa con mani tremanti. Venne all’improvviso e mi riempì la bocca di sperma. Deglutii il liquido caldo e mi alzai. –Grazie…- mi sussurrò prima di ricominciare a limonarmi. Aveva preso l’iniziativa… non me l’aspettavo, ma la cosa mi piaceva…
-Ti va di…. fare la doccia insieme?- mi chiese strusciandosi con il petto sul mio.
-Oh… sì…- la mia era una risposta mista al piacere.
Entrammo sotto la doccia calda abbracciati. Lo toccavo ovunque mentre mi leccava i pettorali e mi mordicchiava i capezzoli. Le mie mani correvano veloci sulla pelle scivolosa: dalla schiena al culo, dal culo alle cosce, ai polpacci e poi ancora al culo. Lo volevo possedere.
All’improvviso si buttò a terra sulle ginocchia con un gemito e prese il mio bastone con due mani tenendolo ben saldo. Avvicinò la bocca e lo prese tutto fino alla base. Penso che gli sia arrivato quasi in gola.
Succhiò come se stesse morendo di sete, passando la lingua sulla cappella e sull’asta con un ritmo frenetico. Iniziò a segarmi e in poco tempo venni anche io. Ingoiò tutto da brava troietta e si rialzò.
Aprì un’altra doccia e si lavò in silenzio.
“Non finisce così” pensai vedendolo più bello che mai. Lo presi per un braccio e lo trascinai sul lettino dei massaggi. Lo spinsi e lo feci coricare a pancia in su.
Gli aprii le gambe e gli leccai il buchetto tanto desiderato. Dopo qualche minuto iniziò a gemere e allora iniziai a lavorare con un dito, poi due…
Quando il suo culetto vergine fu finalmente aperto a sufficienza, lo sollevai un po’ e gli dissi di afferrarmi la schiena con le gambe. Ubbidì come un agnellino.
Mi distesi sopra di lui. –Mi vuoi, Leo?-
Aspettai la riposta con ansia e eccitazione. –Sì….- sussurrò.
Appoggiai la punta del pene sull’ano e fu sufficiente una leggera pressione per entrare dentro di lui. Con la posizione della piovra mi trovai a toccargli il petto e il ventre, a leccargli il collo e accarezzargli le cosce tese. Ogni muscolo del suo corpo era in tensione e gli occhi roteavano dal piacere mentre mi dimenavo dentro di lui. –Ah sì… ah sì… ancora… di più!- i nostri gemiti, le nostre urla di piacere si fondevano.
Quando sentii di essere sul punto di venire, rallentai il ritmo della penetrazione, che divenne più profonda e incisiva. Leo godeva ancora di più: si portava le mani sul cazzo, poi sul mio volto, poi si toccava i capezzoli e i coglioni.
Venni come l’eruzione di un vulcano. Il mio sperma gli pervase il corpo e contemporaneamente il suo cazzo spruzzò schizzi bianchi su di noi.
Mi tolsi da sopra di lui e mi coricai al suo fianco, fissando il soffitto.
Lo vidi alzarsi sorridendo e mettersi sotto la doccia lavando via le tracce del suo piacere.
Trovai l’energia di alzarmi e lavarmi accanto a lui.
Avrei voluto farlo ancora, e ancora… ma non era il caso.
Uscimmo insieme dallo spogliatoio e ci salutammo.
Per quella volta era stato abbastanza.

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