domenica 25 settembre 2011

Racconti gay porno gratis: cognati al mare 2

 Quel pomeriggio ci alzammo e sembrava che prima non fosse successo niente. Dopo una breve doccia (separati), ci recammo al mare, facemmo il bagno scherzando come alla mattina ma senza la tensione che ci aveva pervaso, ci stendemmo al sole ad aspettare le rispettive famiglie. Non tardarono ad arrivare non appena il sole abbassò l’intensità. Ci trovammo investiti dalle nostre donne, dai bambini che accudimmo mentre le donne andarono a fare un bagno veloce. Chiacchierammo allegramente tutti e quattro e poi tornammo a casa di mia suocera, ma prima feci una deviazione in pensione a fare una doccia prima di cena. Mi vestii leggero con una camicia metà sbottonata.


La cena fu piacevole con nostra suocera grande protagonista sia come cuoca che come dispensatrice di battute e barzellette. Ci fu la pausa per la poppata e poi rimanemmo tutti a conversare gradevolmente fino a che le mogli cominciarono a sbadigliare. Si pose allora il problema di spostare i figli. La suocera intervenne “Ma non vorrete mica spostare i piccoli che stanno dormendo! Le ragazze possono dormire qui!” L’idea di dover passare la notte con Guido mi si presentò davanti al cervello e mi inquietò profondamente, da un lato lo sfogo sessuale era stato piacevole e anche poco coinvolgente, ma temevo che la faccenda assumesse una piega che non ero disposto ad accettare.
Guido invece non dimostrava preoccupazione, ma forse contava proprio su questo intervento della suocera per dare una continuazione all’episodio del pomeriggio. Se ne uscì con una battuta “Beh tutto sommato va bene perché così sicuramente riposiamo visto che con Paolo non passerò la notte sveglio come invece con mia moglie!” Una risata accolse le sue parole , io rivolsi un timido sguardo a Barbara sperando di cogliere un vago dispiacere nel passare la notte divisi, ma questo segno non apparve. Mio cognato prese lo spazzolino e qualcos’altro e ci avviammo verso la pensione che pensavo si stesse avviando a diventare la nostra alcova.
Scambiammo due parole e decidemmo di fare due passi chiacchierando del più e del meno. Il mio pensiero vero correva a quanto c’era stato nel pomeriggio e a quello che poteva esserci questa notte. Davo per scontato che Guido avrebbe cercato di inventarsi qualche altra situazione intrigante che avrebbe portato ad una sana sborrata, ma la cosa per certi versi mi attirava, perché anch’io ho un arretrato di sesso da sfogare, ma dall’altro intuivo che questo correre lungo una china pericoloso poteva portarmi in terre sconosciute e inquietanti, soprattutto per quello che avrei potuto scoprire di me stesso.



Rientrati nella stanza della pensione ho lasciato andare Guido in bagno per primo e intanto sentivo che lo scombussolamento che attanagliava il mio stomaco non mi lasciava ma addirittura diventava quasi un compagno di viaggio piacevole. Andai nel bagno quando fu liberato, mi lavai i denti “caso mai ci baciassimo – ma che cazzo pensi!”, pisciai, lo sgrullai per bene, “mi faccio un bidet? – ma si dai non si sa mai – non si sa mai cosa? “, mi feci un bidet veloce, mi ricomposi e tornai in stanza. Guido mi aspettava completamente nudo in piedi vicino al letto guardandomi con un sorriso sardonico. “Allora Paolo hai anche tu voglia di fare un po’ di sano sesso tra cognati? Se ci pensi resta tutto in famiglia e non abbiamo necessità di tradire le nostre mogli!” “Ma smettila!” risposi un po’ piccato, ma solo perché era così esplicito e questo mi impediva di nascondermi dietro il dito delle scuse e dell’ipocrisia. Andai dal mio lato del letto e mi tolsi le scarpe e comincia a slacciare la cintura. Guido si era portato alle mie spalle e infilò una mano dentro la camicia sbottonata e cominciò ad accarezzarmi sussurrando “Paolo, perché neghi che ti è piaciuto e che in realtà hai voglia anche tu come me. Guarda – e dicendo così le sue mani seguivano i suoi ordine – non vedi che a me piace toccarti, accarezzare i tuoi capezzolini, non sono come le tette di Brunella, ma mi garbano.
Come mi garba sentire il tuo cazzo, le sue nervature, la sua cappella e credo che anche tu hai voglia di toccarmelo, accarezzarmelo, leccarlo, succhiarlo e gustartelo fino in fondo, come io ho desiderio di te e del tuo odore” Era appiccicato a me con una mano che accarezzava il mio torace e l’altra che ravanava nelle mie mutande a palparmi l’uccello che mostrava di gradire il trattamento e di più l’idea di quello che sarebbe potuto succedere. Rinunciai a fare lo scontroso e mi girai agguantando la sua verga oramai turgida e quasi completamente dura. Guido mi tolse la camicia, riprese in mano il mio uccello che sbocciava prorompente dalle mutande, e cominciò a baciare e mordicchiare i miei capezzoli. Sentire le sue labbra umide correre lungo la pelle del mio “seno” mi piaceva e percepivo che i miei capezzoli si stavano indurendo e la cosa mi sconfinferava assai. e quindi, appena il viso di Guido si alzò verso il mio, trovai naturale avvicinare le mie labbra alle sue.



 Si schiusero naturalmente e accolsero la mia lingua risucchiandola nel caldo cavo orale e avvolgendola con la sua gemella umida e insalivata copiosamente dal desiderio che anche in lui cresceva. Mentre le nostre lingue intrecciavano un languido balletto nella sua bocca, Guido mi stava tirando giù i pantaloni e le mutande, e dopo qualche secondo ero anch’io nudo davanti a lui. Si staccò da me e prendendomi per mano mi condusse verso il letto dicendomi con un tono di voce roco che mi fece impazzire “Ho voglia di prendertelo in bocca, mettiamoci qui” Scivolammo di fianco sul letto, in posizione di 69 e avvertii la calda cavità che accoglieva il mio uccello mentre io afferravo con una mano il tozzo cazzo che mi fissava da non più di una decina di centimetri.
La sua lingua accarezzava la mia asta, la bocca avvolgeva la cappella oramai rossa e turgida, poi scivolava lungo le venature fino a inghiottire i coglioni uno alla volta. Le sue mani allargavano le mie gambe per favorire il posizionamento della sua testa in mezzo alle cosce e poi cominciavano ad accarezzarmi dappertutto. Io ero come inebetito, percorso da brividi di piacere che non credevo che un uomo potesse darmi. Il movimento del bacino di Guido mi risvegliò dal mio torpore e provai a concentrarmi sulla bambolina che si agitava nella mia mano. Guardai le vene che percorrevano l’asta, le sue nodosità, la pelle del prepuzio che copriva il glande e poi lo lasciava libero di svettare a gridare il suo desiderio. Mi avvicinai timido e affascinato dallo spettacolo e leccai tremante la punta. Non era male! Un altro colpo di lingua, poi la bocca comincia a percorrere la verga in tutta la sua lunghezza, memorizza ogni millimetro di pelle liscia o rugosa, si sofferma dove le venuzze che lo percorrono formano delle piacevoli catene collinari.
Affascinato dalla bellezza di quanto stavo facendo ingoio il glande, lo assaporo inumidendolo, lo esploro con la lingua percorrendo tutto il canale che lo circonda, comincio a succhiare il mio gelato e la cosa non mi fa per niente schifo. Anche perché lo stesso trattamento lo sta ricevendo il mio uccello, “vittima” delle attenzioni di mio cognato che lo sta ingoiando fin quasi alla base “ma dove ha imparato?”, ma intanto si è aperto un altro fronte di piacere e di attenzione, vorrei fermare tutti gli istanti e goderli al rallentatore uno ad uno senza farmene scappare alcuno. La lingua che mi stava insalivando il salsicciotto, fa una deviazione a leccarmi lo scroto e poi si incunea birichina tra le chiappe a cercare il mio buchino. Lo trova, lo inumidisce, lo cosparge di saliva, percorre ogni particella della mia rosellina distendendo la pelle ad ogni passaggio. Brividi sconosciuti mi percorrono la schiena. Le labbra succhiano quasi a voler inghiottire il buco, poi lo ripassano con lingua e così via fino a che non sento bussare discretamente un dito. “Vai via” dicono le contrazioni dell’ano, “dai fammi entrare”, dice il ditino gironzolando intorno al buchino, “no dai”, “ma è no oppure è dai?” E’ un “dai” quello che alfine pronuncia per me il mio culo accogliendo la prima falange dell’ospite. E questa con un movimento circolare comincia ad ammorbidire la barriera a difesa della mia verginità anale.



Come fossi davanti ad uno specchio, cerco di fare a Guido quello che lui sta facendo a me, è un modo come un altro per cercare di ritardare quello che so già ma che mi rifiuto ancora di riconoscere: fare sesso con un uomo mi sta piacendo da morire. “E dopo?” chiedono le ultime mie remore “Ci penserò dopo!” è l’affermazione risoluta che mi do e mi abbandono completamente al piacere che mi assale da tutte le parti del corpo: il piacere che ricevo e quello che sento di donare. Sono come stremato, disteso sul bagnasciuga, con le onde che mi avvolgono piacevolmente una dopo l’altra, sempre più intense, sempre più frequenti.
Oramai l’intenso ravanare che le nostre dita stanno facendo ai buchi sta producendo effetto, Guido inarca la schiena a favorire la penetrazione completa del dito e io quasi inconsciamente ripeto lo stesso movimento e mi ritrovo anch’io infilzato piacevolmente. Con alcune contrazioni mi impossesso dell’ospite e ne analizzo tutta la superficie, avverto che la stessa cosa sta facendo il mio partner con il mio dito. Ma ecco che Guido lo toglie e mi sento come svuotato: l’incomodo che mi stava invadendo era diventato un piacevole compagno di giochi e io lo cerco. Ma egli si presenta con un amichetto, entrambi umidi di saliva e ricchi di desiderio, cominciano il solito preliminare di movimento circolare a distendere la pelle e ammorbidire l’anello sfinterico. Non credo che possano entrare, ma movimento dopo movimento sento che posso accoglierli e poi … un attimo ed è il mio culo che li accoglie. Si fermano sorpresi nel caldo e umido anfratto, ma poi riprendono la lenta esplorazione circolare per sconfiggere le forze di difesa del maniero.


 Ma un’altra diga sta per abbattersi: è quella che frena la sborra che ormai mi sta salendo dai coglioni in maniera impetuosa. Guido ha impugnato la base del mio cazzo, che oramai ha raggiunto la durezza della pietra, ha ingoiato la cappella e la sta ciucciando avidamente accompagnando il tutto con un movimento della bocca da bocchinara esperta. Ora le due dita nel mio culo hanno preso un altro andamento: dentro e fuori, dentro e fuori. E’ come un corto circuito che attanaglia tutti i miei centri nervosi, lascio stare il bocchino al cazzo di Guido e mi abbandono al piacere che mi sta travolgendo. “Vengo!” faccio in tempo ad avvertire, ed ecco le dighe si aprono, tutte le mie terminazioni sono scosse da un orgasmo incredibile che ha l’epicentro proprio nel mio culo percorso dalle dita di Guido. Incredibilmente, lui è lì che raccoglie il frutto del mio piacere in bocca cercando di non perdere neanche una goccia. Sento un principio di conato, poi riprende sotto controllo la situazione e sento che sciacqua il mio uccello con la sborra calda, quindi la inghiotte tutta! Oramai appagato mi ricordo che sto brandendo uno scettro duro ed ho un dito infilato nel culo del mio compagno di letto.
Memore del piacere ricevuto mi concentro prima nell’infilare anche il secondo dito nel buco caldo e umido. “Mi raccomando, è fondamentale la lubrificazione!” Mi fa lui gemendo. Sorridendo lo accontento. Inumidisco e accarezzo, accarezzo e inumidisco e così fino a che il medio e l’indice sono infilati fino alla base solidamente. Spingo ancora e con la mano libera stringo la base del suo uccello. Gli lecco la punta e poi la ingoio. Comincio allora a muovere le dita, dentro e fuori e quando entro spingo a fondo. Sono movimenti lenti ma intensi. Sento Guido gemere di piacere e sento che lo cerca, ora davanti, ora dietro, con movimenti del bacino sempre più frenetici. Quando il suo rantolo mi avvisa che sta per venire accolgo i suoi fiotti di sperma caldo, acido e viscido in bocca. Lo trattengo nella cavità orale, poi un po’ alla volta lo ingoio completamente. Mi abbandono stremato sul letto.
Cazzo come ho goduto! “Ma siamo diventati recchioni?” mi scappa. Guido ride, si gira e lasciando la posizione del 69, viene con viso davanti al mio “Non lo so. Forse siamo solo bisex. E comunque se essere recchione vuol dire godere come un porco come stasera, beh magari un pensierino lo farei!”. Ridiamo perché la battuta ci ha aiutato a sgombrare la mente da una nuvola perbenista che aleggiava ancora nell’aria. Guido mi accarezza la tettina e sospirando mi fa “Forse questa sarà per me, dopo tanti mesi, la prima notte di quiete”. Mi coglie una tenerezza e una intimità che non pensavo avrei avuto con un uomo. Accarezzandogli la pancetta e l’ombelico infossato cominciamo a parlare come due donne dopo l’orgasmo, ripassando i momenti più belli e le sensazioni sconosciute che ci hanno sorpreso.


Ad un certo punto mi fa “Lo sai Paolo che avrei quasi una voglia strana!” I suoi occhi esprimono ironia, libidine ma anche inquietudine. “Quale?” “Vorrei che tu mi inculassi e poi vorrei ricambiarti il favore” “Perché dici che è un favore? Dovrebbe fare male!” “Ti sembra di non aver goduto con il culo prima? E ricordati che è fondamentale la lubrificazione. Comunque se non ti va essere riempito come una donna, mi accontento di essere solo io a sperimentare.” Conclude così deciso. Io insisto ad indagare “Ma cosa pensi di provare” In realtà sono domande che sto rivolgendo anche a me perché comincia a stuzzicarmi l’idea di ospitare un invitato più ingombrante di due dita. “Ma, a parte il piacere fisico, mi intriga provare a sentirmi –riempito-, a donare il mio corpo non per catturare piacere ma per donarlo ricevendone in cambio la pienezza del corpo. Credo che le donne gradiscano proprio questo. E non credo nemmeno che sia una questione di potere”. Lo ascolto e penso che forse anch’io desidero provare proprio per gli stessi motivi. Il mio cognato cicciotello si sta rivelando una sorpresa continua. E piacevole. Gli sorrido e dico accarezzandogli il viso “Va bene faremo quello che proponi. Ma adesso laviamoci svelti e poi a letto!”.


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