domenica 25 settembre 2011

Racconti gay porno gratis: Giacomo il professore universitario

 Alla fine ho scelto Matematica. Da mesi non sentivo dire altro che:” dai retta a me, scegli quella che ti offre maggiori possibilità di lavoro, visto che non hai una preferenza netta”. Vero, ero enormemente indeciso tra Matematica e Filosofia, una partita in pareggio anche dopo i tempi supplementari. Così, per completare la metafora calcistica, mi sia consentito dire che Matematica ha vinto ai calci di rigore. Mai avrei immaginato quanto rigore mi sarebbe servito per affrontare al meglio la mia nuova esperienza universitaria. Rispetto al Liceo Scientifico, che avevo frequentato e brillantemente superato, era tutta un’altra cosa. Ora non avevo un programma di studi ed un orario delle lezioni predefiniti, un calendario di interrogazioni e compiti in classe concordato, e dei compagni collaudati con cui studiare. Tutto era tremendamente più difficile. Tutto doveva essere organizzato ex novo da me, ed io mi son trovato in grossa difficoltà. Quando i miei genitori mi chiesero come andava con gli studi, io, che ho sempre avuto un buon rapporto con loro, non ho avuto esitazioni nel confidargli queste mie difficoltà. Ero certo di poter contare sulla loro comprensione ma soprattutto sul loro aiuto. Furono splendidi, come sempre. Messo a fuoco il problema, hanno subito individuato la soluzione. Secondo loro, stavo pagando il “salto di categoria”, avevo bisogno di qualcuno che, almeno nella fase iniziale, mi potesse aiutare ad impostare il corso universitario, soprattutto dal punto di vista organizzativo, che era il mio tallone d’Achille.

 Mio padre disse che avrebbe interessato della cosa Giacomo, suo grande amico, compagno d’università, col quale aveva mantenuto i contatti, anche se col tempo un po’ più sporadici. Conoscevo Giacomo perché veniva a trovarci ogni tanto e si tratteneva da noi per cena. Era circa un anno che non si faceva vedere. Chiesi spiegazione di questo lungo periodo di assenza, e mio padre, che continuava a sentirlo telefonicamente, mi disse che era appena uscito da un brutto periodo caratterizzato da una grave crisi coniugale conclusasi con la separazione dalla moglie.


 Il peggio era comunque alle spalle e Giacomo, aveva ritrovato un po’ di serenità. Era un professore universitario, guarda caso di Matematica, e mio padre, che nutriva un’enorme stima nei suoi confronti, mi disse che era la persona di cui avevo bisogno. Io fui felice di questa proposta, la condivisi pienamente, perché anch’io ero convinto che, col suo aiuto, avrei risolto i miei problemi. Col senno di poi mi sento di confermare questo giudizio, e, come vedremo, non solo perché sto brillantemente marciando verso il conseguimento della laurea con lode. Dopo tre giorni, Giacomo venne a cena da noi, fu una bella serata e alla fine lui si dichiarò disponibile a darmi una mano. Ci accordammo su un programma di tre incontri pomeridiani dalla 14,30 alle 19,00 per quattro settimane, alla fine di quel primo mese avremmo valutato assieme un’eventuale proroga, qualora ce ne fosse stato bisogno. La sede era a casa sua, che distava circa 30 km da casa nostra. Chiesi a mia madre se potevo utilizzare per quei pomeriggi la sua punto Fiat e, fortunatamente per me, mi disse che per lei non c’era problema. Mi recai da lui per il primo incontro un Lunedì pomeriggio. Giacomo era un bell’uomo, coetaneo di mio padre, ma sembrava più giovane di qualche anno. Il fatto che la calvizie non aveva fatto tappa dalle sue parti sicuramente l’aiutava e poi mi risulta che osservasse uno stile di vita salutista. Niente fumo, poco alcool, sufficiente sport.



Non sapevo se avesse recuperato una regolare vita sessuale, visto la recente separazione. Dal sua matrimonio era nata una figlia che credo avesse all’incirca la mia età e che viveva con la madre. Suonai alla sua porta, aprì, mi accolse con un sorriso , mi fece accomodare nello studio, “Davide, gradisci un caffè?” “Si grazie, molto volentieri”. Si diresse verso la cucina mentre diceva “Mettiti comodo, vado a prepararlo, arrivo subito. “D’accordo”. Io approfittai per familiarizzare con l’ambiente.

Una bella casa, arredata con gusto, uno stile moderno e sobrio con qualche concessione qua e la al pezzo antico, ma sempre con gusto e armonia. Quello che più mi colpì fu l’ordine che regnava sovrano, mi chiesi se si avvalesse di qualche collaboratrice a ore o se sbrigava le varie faccende domestiche in autonomia. “Quanto zucchero?” “Ti ringrazio Giacomo, ma lo prendo amaro” “Che coincidenza, anch’io, sei anche tu un’amante del caffè amaro? Un intenditore.. spero sia di tuo gradimento” “Si, ho gradualmente eliminato lo zucchero, preferisco il apprezzare l’aroma puro” “Com’è?” “Ottimo!” “Guarda che in questa casa le critiche sono ben accette, sii schietto, non avere scrupoli” “Sono sincero, è veramente ottimo” “Bene, mi fa piacere.. allora… via al lavoro, si comincia” “Ok.. capo, cominciamo”. Iniziò la prima lezione. Giacomo aveva un approccio molto professionale, mi fece un sacco di domande che erano finalizzate a conoscere nei dettagli la situazione così da potersi fare un quadro il più chiaro possibile della situazione. Io ero affascinato dal suo modo di fare. Aveva un modo di fare che attraeva l’interlocutore di turno ed io non mi ero sottratto a questa attrazione che presto si rivelerà un’ “attrazione fatale”. Se dovessi sintetizzare con una parola direi … Carisma, potendone aggiungerne una seconda direi.. personalità. Giacomo si accorse presto dell’effetto che mi provocava e lo capii quando improvvisamente mi disse “Davide! Ehi.. mi ascolti? A cosa stai pensando?” “Si Giacomo, ti sto ascoltando con attenzione, non mi sono perso una parola, se vuoi ti ripeto tutto quello che hai detto” “Non è il caso, solo che ti vedevo assente, pensavo ti stessi annoiando” “Annoiarmi? Scherzi, non solo non mi annoi, ma trovo quel che dici di estremo interesse” “Ti ripeto, in questa casa le critiche sono ben accette, sii schietto. E’ la seconda volta che te lo dico, e d’ora in avanti non te lo dico più!” “Apprezzo la tua attenzione, ma credimi sono sincero, non mi stai annoiando” “E allora qual è il problema?” “Non c’è nessun problema, è che… è che..” La mia voce si fece flebile e tremante, mi stava accadendo qualcosa che non riuscivo a controllare, ero emozionato e, apparentemente, non ce n’era il motivo. Giacomo capì che stavo vivendo un momento particolare e con molta dolcezza e tatto fece di tutto per farmi sentire a mio agio. Si avvicinò e mi disse”Non ti preoccupare Davide, forse c’è bisogno di una pausa o di una boccata d’aria, non è successo niente, stai tranquillo” intanto si era avvicinato a me accostando la sua sedia alla mia, e istintivamente, forse per essere più persuasivo aveva avvicinato la sua faccia alla mia. Era a pochi centimetri dalla mia, il suo sorriso accattivante, il suo sguardo dolce. L’ho guardato, e la mia mente fu colpita, come da un flash. Una fantasia erotica, mi vedevo mentre facevo all’amore con lui. Non avevo mai pensato, neanche lontanamente, prima d’ora, una cosa del genere. Fare all’amore con una persona del mio stesso sesso. Non ebbi il tempo di riflettere, avvicinai a mia volta la faccia alla sua, le punte dei nostri nasi si toccavano, lui fece per dire qualcosa ma io non gli lasciai il tempo di farlo perché istintivamente lo baciai sulla bocca con evidente desiderio. Lui cercò di ritrarsi, ma fu uno scattino quasi impercettibile, poi aderì al bacio anche se con minor convinzione, evidentemente lo avevo spiazzato. Il bacio si fece serio e rovente, a anche Giacomo, cominciò a sciogliersi. Ora rispondeva colpo su colpo alla mia lingua indemoniata. Mi rendevo conto che lo stavo baciando con maggior trasporto rispetto a come baciavo la mia ragazza. Si ero felicemente fidanzato con una splendida fanciulla ed avevo una vita sessuale “normale” ed appagante, ma ora stavo baciando con passione un uomo che poteva essere mio padre.

Ci baciammo per un tempo interminabile, alternando passionalità e dolcezza, io stavo eludendo qualsiasi freno inibitorio e mi accorsi di questo quando posai la mia mano sulla sua patta, e mentre ci baciavamo iniziai a massaggiargli il cazzo anche se tra la mano e l’oggetto del mio desiderio c’era la stoffa de jeans, sentivo il suo vigore crescere, sentivo la stoffa che si gonfiava di cazzo, e sicuramente doveva essere un bel cazzo. Giacomo gemeva, era evidente che gradiva il trattamento. “Mi piace, continua” “voglio prendertelo in bocca” “Mi fai morire” “Dammelo, altrimenti muoio prima io” “Prendilo, è tuo” “Sii.. dammelo voglio farti godere” Ho ripreso a baciarlo in bocca e intanto gli slacciavo uno a uno i bottoni della
patta del Lewis 501. La sua erezione era al massimo, il cazzo premeva contro i bottoni e liberarlo non fu agevole. Ora lo sentivo pulsare nella mia mano, una bellissima sensazione, aveva una grossa circonferenza tanto che a malapena riuscivo ad avvolgerlo. “Succhiamelo, ti prego, non ce la faccio più” staccai la mia bocca dalla sua e la diressi verso il caldo gioiello. La cappella era grassa e viola, cominciai a leccarla in punta per raccogliere le gocce trasparenti della sua bagnata gioia, questo lo faceva letteralmente impazzire, e perdendo completamente il controllo mi disse “Sii dai… ancora… sei una gran troia!!” Mi sentivo padrone della situazione e la cosa mi gratificava, decisi di affondare il colpo, lo feci scivolare lentamente in bocca, piano piano, finchè potevo, era grasso e lungo, un cazzo stupendo. Odorava di maschio, sapeva di virilità, lo succhiavo con crescente avidità, mi piaceva, avrei continuato per ore. Giacomo era completamente partito, prossimo all’eruzione. “Dai troia, non ti fermare, mi fai godere” “Sii.. sto per venire” “Eccomi… eccomi.. siii.. vengooo siii siii vengono, bevi troia.. bevi tutta la mia sborra” Mi riempi la bocca con una sborrata impressionante, ho inghiottito quasi completamente quel caldo nettare. Poi ho ripulito il cazzo con la lingua sentivo Giacomo tendere i muscoli delle gambe e degli addominali, poi con un filo di voce mi disse “Baciami… “ Ho obbedito e l’ho baciato con passione. Avevo riservato un po’ del suo sperma e glielo porsi in punta di lingua, mi l’ha succhiata come fosse un gelato, intanto emetteva gemiti e parole incomprensibili. Sicuramente ha gradito. Dopo un po’ ci siamo ricomposti e siamo tornati al lavoro. Era solo l’inizio, il programma prevedeva tre sedute settimanali per quattro settimane, c’era ancora molto da fare, molto da imparare, in tutti i sensi.


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