domenica 11 settembre 2011

Racconti gay porno gratis: Marco e Adriano il rumeno 2



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 Il ricordo di quanto avvenuto nel vicolo poche ore prima, accompagnò Marco per tutta la giornata successiva. Era domenica, una giornata uggiosa di pioggia, e decise di non uscire affatto, cullandosi nella memoria di quell'esperienza che se da una parte lo aveva sconvolto per come si era svolta, dall'altra lo eccitava al solo pensiero. Più di una volta prese in mano il cellulare con l'idea di fare il numero che Adriano gli aveva lasciato, ma decise tutte le volte di non farne nulla. Adriano, dei due indubbiamente quello che lo aveva intrigato di più con i suoi modi accattivanti e allo stesso tempo autoritari.

Un vero maschio, pensava Marco, ma cosa sapeva di lui se non che aveva un cazzo di 22 centimetri e che sembrava sapesse leggergli fino in fondo all'anima? Poteva essere un clandestino, piuttosto che un malavitoso come se ne leggeva sulle cronache tutti i giorni. Eppure al solo pensiero un brivido gli correva lungo la schiena. Alle 18 pensava già ad altro, al giorno dopo, al suo lavoro di impiegato presso la filiale italana di una multinazionale, ai suoi colleghi ed ai problemi che come sempre il lunedì avrebbe trovato sulla sua scrivania. Alle 19 cancellò il numero dal cellulare.
Il lunedì volò pur in mezzo a mille difficoltà, ed alle 19 imboccava la strada dove abitava con in mano le buste della spesa. Stava infilando le chiavi nel portone quando sentì una presenza al suo fianco. Si girò: era Adriano.
-Non mi hai chiamato!


Confuso, Marco non seppe che farfugliare qualche parola di scusa che si perse nel vento della serata autunnale. Ma come aveva fatto a scoprire dove abitava? Era chiaro: lo aveva seguito, e chissà che non lo avesse aspettato anche il giorno precedente nei pressi della sua abitazione.
-Che fai? non mi inviti a salire da te?
A volte la confusione che abbiamo nella testa, assopisce la nostra capacità di reazione, e poi vuoi perchè vederselo lì con il suo giubbotto di pelle e l'aria da bullo tutto sommato gli faceva piacere, non pensò di inventarsi una scusa qualsiasi, tipo abito in famiglia, e senza pensarci sopra più di tanto, gli propose di salire. Nel tempo avrebbe ripensato a quei momenti come decisivi per quello che sarebbe stato il suo futuro. Ma in quel momento, il piacere di dividere la cena con lui, era il pensiero che più gli prendeva la testa. E così fu. Entrarono in casa, e mentre lui si dava da fare tra i fornelli, Adriano gli girava intorno, senza mancare di tanto in tanto di dargli una palpata quando su una chiappa, quando sull'altra. Marco non capiva se questo tipo di attenzioni gli faceva piacere o meno, si scherniva, ma non riusciva ad opporsi in modo risoluto. La preparazione del pasto andava avanti, aprì una bottiglia di di vino frizzante che aveva in frigo, e ne bevvero entrambi. Adriano in realtà se ne servì altre due volte, e poi controllando a che punto erano i preparativi, chiese a Marco se poteva farsi una doccia.


Marco rimase sorpreso, ma non seppe opporsi a questa richiesta. Il suo pensiero andò ad una qualche situazione di estrema precarietà in cui Adriano sicuramente viveva. Lo accompagnò nel bagno, e gli porse un accappatoio per asciugarsi. Tornò in cucina e mentre dopo avere approntato la tavola si preparava a riempire i piatti, se lo vide apparire davanti, con il suo accappatoio bianco addosso, e scalzo. La vista dei lunghi piedi affusolati e maschi gli impedirono di offrirgli qualsiasi tipo di ciabatta: di loro si sarebbe beato durante la cena. Tutto si svolse in modo tranquillo. Ogni tanto alzava gli occhi su Adriano e vedeva i suoi piantati sulla sua faccia. Lo guardava in modo forse enigmatico, come se lo stesse valutando, ma in base a cosa, Marco non capiva. La cena terminò e passarono nel piccolo salotto dove Adriano, seduto sul divano, si fece servire un'abbondante dose di cognac. Ne bevve un lungo sorso e poi senza parlare fece il gesto a Marco di sederi al suo fianco. Immediatamente un suo braccio avvolse le spalle del ragazzo che si sentì attratto verso il corpo dell'altro. Adriano lo guardava fisso, e Marco faticò non poco a sostenere quello sguardo. Poi all'improvviso, la presa si fece più dura e Marco subì una pressione che gli portava la testa verso il basso: verso il ventre di Adriano, che con un colpo si aprì l'accappatoio mettendo in mostra il suo cazzo svettante. A marco non rimaneva che metterselo in bocca, anche se avrebbe preferito qualche preliminare in più. Stavolta ebbe tutto il tempo di godersi la pompata.


Quel cazzo era davvero magnifico. Perfetto nelle sue misure, lo avvolse tra le sue labbra e se lo ficcò fino in gola, fin dove potè senza che la lunghezza gli causasse conàti, per poi risalire verso la cappella più succosa che aveva mai avuto tra le labbra. Le mani di Adriano che fino a quel momento avevano accompagnato i movimenti della testa di Marco, si spostarono sul suo corpo, cominciando a tirargli verso l'alto il golf e la camicia ed allentando la cintura che gli teneva i pantaloni. Marco, senza staccare la bocca dal suo cazzo, cominciò a collaborare, togliendosi le scarpe e quanto poteva, finchè, ormai quasi nudo, si staccò da Adriano giusto il tempo di sfilarsi i pochi indumenti rimastigli addosso. Era nudo, adesso. E si sentì ancora più nudo per lo sguardo che Adriano gli dedicò. Senza pudore, senza la minima possibilità di potersi riparare. Adriano lo guardava in modo spietato.

Lo fece alzare, lo fece girare, gli scostò la mano che pudicamente Marco teneva davanti a voler coprire la sua nudità in un gesto di pudore senza senso, e poi ancora lo sguardo di Adriano che senza parole continuava a gurdarlo. Lo fece girare, ed impose le sue mani sulle sue chiappe, le afferrò come fossero due frutti maturi e le avvicinò al suo viso, avendo cura di allargare tanto da mettere in mostra il buchino di Marco in modo quasi osceno. La sua lingua affondò proprio lì, e cominciò a suggere e a leccare cospargendo di saliva tutto ciò che toccava. Marco non capiva più nulla, un pensiero stava facendosi largo: il momento si avvicinava. Quel cazzo tra poco gli sarebbe entrato dentro e lui non avrebbe avuto modo di opporsi, lo voleva con tutto sè stesso anche se temeva l'impatto. Tutto avvenne in modo rapido, lui ancora girato, si sentì tirato verso il basso dalle mani di Adriano. La cappella gli sfiorò il buco mentre la mano di Adriano indirizzava il cazzo. Sentì la cappella farsi largo ed un dolore molto forte lo fece reagire, ma il tentativo di rialzarsi in piedi fu vano, la presa di Adriano sui suoi fianchi si fece ancora più forte e lo costrinse di nuovo verso il basso. Un altro pezzo di cazzo era entrato, una nuova fitta gli trafisse il cervello.
-Dai, troia, lo so che adesso senti male, ma tra poco ti piacerà.


Adriano rimase fermo in quella posizione il tempo che lo sfintere di Marco si abituasse, e quando percepì che le resistnze si stavano allentando, con un solo colpo glielo ficcò fino alle palle tenendolo sempre per i fianchi. Marco rimase senza fiato, ed un urlo uscì dalla sua bocca. Il dolore era forte, ma il cazzo ormai era entrato completamente, ed a lui non restò che abbandonarsi sul petto di Adriano. Lo sentì bisbigliare:
-Allora, troia, va meglio? Ti piace sentirti impalato dal mio cazzo, vero? Senti come è grosso? Senti le mie palle che ti solleticano il culo? Sì, è entrato tutto perchè le troie come te lo prendono fino in fondo e ne vorrebbero ancora. Ed ora fammi vedere quanto sei bravo. Dai, fammi godere, vai sù e giù, fammi sentire che ti piace essere inculato da un cazzo grande come il mio.
Marco si staccò dal suo petto, e mettendo i piedi sul divano, si pose in modo tale da poter andare sù e giù su quell'asta che oltre ad occupare il suo sfintere, con la sua presenza, gli riempiva anche il cervello. Se lo sentiva nell'intestino. Era senza difese, ed era lui che ad ogni movimento se lo conficcava sempre più dentro. Anche Adriano cominciò a muovere il bacino, sincronizzando i movimenti con quelli di Marco ormai in deliquio.
-Ti piace, vero? Dì che lo vuoi, dì che ti piace, troia.
-Sì, mi piace...
-Chi sei tu?
-Sono una troia...
-No, sei la mia troia!
E così dicendo, con colpi sempre più forsennati, Adriano affondava la sua verga in quelle carni ormai martoriate. Marco non connetteva più, tentò di toccarsi l'uccello, ma Adriano gli prese le mani e girandogli le braccia, le tenne ben salde dietro la sua schiena. Marco ormai era in totale balìa di Adriano, che sembrava non voler smettere di stantuffare quel buco ormai slabbrato. Poi con un ultimo colpo di reni, affondò, se possibile, ancora di più il suo cazzo e Marco si sentì riempire, schizzo dopo schizzo, della sua sborra, ed in quel momento anche il suo cazzo cominciò ad eruttare lanciando schizzi sul tappeto.

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