domenica 11 agosto 2013

Racconti e Storie di sesso gay: Agitato ma non usato

Racconti e Storie di sesso gay: Agitato ma non usato



Quel giorno d’aprile di più di trenta anni fa poteva e doveva essere un giorno qualunque ma il diavolo aveva deciso di metterci il suo zampino.
Era una giornata splendida e faceva già caldo e insieme al mio inseparabile amico Marco decidemmo per quel giorno di fare a meno delle tirate ecumeniche dell’insegnante di religione e delle sbirciatine sotto la gonna o dentro la sempre generosa scollatura della bella e procace Anita le cui grazie però erano destinate, almeno così si diceva, ad un pubblico più maturo.
Marco mi propose di andare a trascorrere la mattinata a casa sua dove, visto che sia i suoi genitori che il fratello maggiore erano al lavoro, nessuno ci avrebbe rotto le scatole ed inoltre non avremmo corso il rischio di essere visti da amici o conoscenti.
Il programma era: panini; birra; rutto libero e soprattutto una sana sbirciata in santa pace ai giornali porno che il fratello maggiore teneva, secondo lui, ben nascosti dietro la cassettiera dell’armadio.
La prima parte del programma fu consumata in un amen nell’attesa della seconda.
C era una bellissima bruna che teneva in bocca il grosso zucchino del mitico John Holmes e poi c’era una giovanissima lolita che praticava lo stesso sport con un erculeo cow-boy mentre un atletico mandingo la stava incredibilmente e magnificamente sodomizzando.
Era la prima volta in assoluto che potevo ammirare così da vicino simili immagini e la reazione fu che mi ritrovai con una dolorosa erezione che premeva contro i pantaloni mentre Marco, più avvezzo evidentemente a simili situazioni, aveva risolto il problema liberandosi dell’impaccio dei pantaloni e sorridendo sornione mi disse
- Guarda come sono eccitato.
Gli slip non erano certo sufficienti a nascondere la clamorosa erezione del mio amico di cui conoscevo già la fama di extra-dotato ma quello che vedevo superava di gran lunga qualunque idea mi fossi fatto di quella sua qualità.
Ne rimasi stupito, quasi affascinato e lui come se fosse la cosa più naturale del mondo mi chiese di prenderglielo in mano e masturbarlo.
Ero basito, quasi pietrificato, forse per lo spettacolo o forse, più verosimilmente per la sorprendente richiesta o forse per l’eccitazione.
Marco non attese che mi riprendessi e, spostato il bordo degli slip da un lato, lasciò che il suo coso balzasse fuori dritto e pieno come un fuso
- Non avere paura, non c’è niente di male e se vuoi io dopo lo faccio a te
disse per convincermi e senza aspettare risposta mi prese la mano, se la portò al ventre e la chiuse attorno al suo pene..
Ricordo ancora come fosse oggi il mio smarrimento mentre mi guardava fisso negli occhi come se stesse cercando di capire le mie emozioni.
Spinse leggermente col bacino un paio di volte per incoraggiarmi a fare ciò che desiderava e quindi aggiunse
- continua tu adesso ti prego, ti assicuro che non stiamo facendo nulla di strano e se preferisci puoi fare finta che sia il tuo.
Abbassai lo sguardo sul suo inguine e fissai a lungo l’immagine del cazzo del mio amico nell’abbraccio della mia mano.
- E’ molto più grosso del mio
dissi in un eccesso di ingenuo imbarazzo e cominciai a far andare la mano su e giù, su e giù, su e giù lentamente ma senza esitazioni
Lui si era sbracato sul divano dove eravamo seduti e si godeva il massaggio in estasi e lasciandosi sfuggire di tanto in tanto un lamento o un si sospirato di approvazione mentre contemplava la mia mano scorrere lungo il fusto di carne che a stento riuscivo a contenere nel pugno.
Ogni tanto mi interrompevo ma solo per lasciar correre la mano ad accarezzare con delicatezza lo scroto e subito dopo riprendevo il lavorio.
Giù e il glande lucido e paonazzo appariva, su e scompariva tra le pieghe del prepuzio
Che spettacolo.
Marco prese improvvisamente ad agitarsi in maniera scomposta e ad agitare la testa a destra e a sinistra finché perse la testa e mi chiese di smettere di menarglielo.
- ma perché, non ti piace?
chiesi incredulo e deluso.
- certo che mi piace, altro che ma non voglio venire così
e si fece più ardito
- girati
disse o, meglio, ordinò
- Ma perché, cosa vuoi ancora da me
protestai debolmente
- girati, girati
il suo non era più il tono di prima
- girati, ti prego non lasciarmi così o mi scoppia il cuore
aggiunse quasi implorante.
Non so ancora cosa fu a convincermi ma lo accontentai e alzatomi in piedi mi girai di spalle.
Marco mi afferrò prontamente per le spalle e facendo pressione su di esse mi fece inginocchiare sul divano.
- Tira giù i pantaloni
la voce si era fatta di nuovo bassa e ferma ed io ubbidì
- adesso abbassa le mutandine
ed io ubbidì
- ed ora appoggia la testa ai cuscini
ed io ubbidì.
Lo sentì avvicinarsi alle mie spalle e agitarsi brevemente finchè non vidi i suoi slip buttati per terra.
Il divano si piegò sotto il peso di Marco che si stava accomodando dietro di me e forse solo in quel momento realizzai cosa stava per accadermi.
Marco stava per incularmi e tutto quello che riuscì a dire fu
- non farmi male ti prego
Ma eravamo tutti e due troppo giovani ed inesperti e quando Marco, dopo aver appoggiato la testa del suo cazzo al mio buchino, preso da una voglia ormai impellente cominciò a spingere con troppa veemenza mi sottrassi a quello che ormai mi appariva come un tentativo di violenza e, rivestitomi in fretta e furia, scappai via.
Sembra la scena di un film ma è la pura e semplice verità.
Rimossi abbastanza rapidamente il ricordo di quell’episodio dalla mia mente finché, ormai adulto, qualche anno fa non incontrai casualmente il mio vecchio amico Marco all’aeroporto di Catania e, benché non abbia fatto nessuna allusione esplicita a quel fatto, qualcosa nel suo sguardo ha risvegliato in me il ricordo e, purtroppo, anche il rimpianto di quell’atto sessuale non consumato.

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