domenica 11 agosto 2013

Racconti e Storie di sesso gay: LA MIA PRIMA VOLTA IN CASERMA

Racconti e Storie di sesso gay: LA MIA PRIMA VOLTA IN CASERMA


Avevo appena compiuto 18 anni ed ero stato subito richiamato per il Servizio di Leva. Ero terrorizzato: sapevo di quanto fosse violento e prepotente il mondo dei Militari, veri maschi e spesso depravati con i loro giochi pseudo-sessuali sui succubi e i più deboli, ma nel contempo ne ero attratto e affascinato. I primi giorni ero disperato: di notte nella camerata non si poteva dormire in quanto 5 nonni erano venuti per iniziare noi nuove reclute con i loro abusi e sorprusi. Avevano preso di mira i ragazzi più dolci e più deboli, i più femminei, ed avevo assistito a scene molto forti. La prima notte i 5 nonni prepotenti ( il capo si chiamava Daniele, era completamente rasato in testa, con pizzetto, alto e con la pelle scura, occhi nerissimi e furbi oltre che prepotenti, cattivi, aveva 45 di piede ed era lui che inventava le punizioni più bizzarre e feroci; poi c’era Ottavio, un ragazzone di quasi 2 metri, con dei riccioloni nerissimi, era Siciliano, diceva sempre parole scurrili, occhi azzurrissimi di ghiaccio, sopracciglioni folti e un naso e delle labbra da scimmione, aveva 49 di piede ed era la prima volta che vedevo dei piedoni così grandi e volgari da maschio; il 3° si chiamava Davide, era Romano e volgarissimo, rideva e si divertiva quando puniva insieme agli altri, era biondo cenere, occhi grigi, molto giovane, era basso ma aveva 46 di piede, la prima cosa che si notava di lui erano i suoi piedoni; il 4° si chiamava Biagio, era un tipo molto silenzioso, magrissimo e altissimo, capelli castani, occhi verdi, barba incolta, piedi lunghi e magrissimi 45; l’ultimo si chiamava Luciano, calvo con barba nera, era di Bolzano, molto violento, le violenze le imponeva soprattutto lui in maniera assai brutale e senza pietà e si vedeva che più faceva soffrire la vittima o più la vittima si dibatteva o tentava di resistere, più lui godeva nell’imporre la punizione e a farla eseguire come si deve, aveva 46 di piede molto largo con dei diti grossi e volgari; insomma alla loro violenza non si poteva resistere!! ) 
 entrarono in camerata, disfecero tutte le brande ridendo e gridando, e andarono da Luca, il più imbelle delle reclute, che dovevano aver subito preso di mira il giorno, e lo spogliarono completamente nudo: alla vista dello striminzito cazzetto molle, reso più piccolo dalla paura, schiamazzarono e lo derisero come dei matti, offendendolo così: - E questo sarebbe un maschio? E questo sarebbe un cazzo? Ehi, femminuccia, guarda i veri maschi come ce l’hanno grosso e sempre duro, il cazzone?- E si tirarono fuori le loro nerchie grosse e dure e dritte come fusi. –
Ehi, femminuccia, magari ti  piace guardare i nostri cazzoni, vero? Magari sei finocchio? Adesso il tuo cazzetto lo puniamo bene e te lo allunghiamo come si deve noi, finocchietto!!-Allora lo presero e lo legarono al letto in piedi, mentre tutta la camerata anche delle reclute inveiva, lo derideva, lo insultava e incoraggiava a punirlo per bene. Gli legarono il cazzetto molle ad una cordicella, e glielo tiravano più che potevano, si tolsero gli anfibi e le calze sudate, così sudate che erano appiccicate ai piedi, e coi piedi nudi davano dei calcetti allo scroto della vittima per fargli drizzare il cazzetto molle; la vittima Luca gridava dal dolore del tiraggio e dei calcetti ma loro gli intimarono di soffrire in silenzio, altrimenti i calci sarebbero diventati più pesanti, e gliene diedero una prova, Luca tacque soffrendo; Daniele ridendo disse: - Bravo, così: soffri in silenzio da uomo e non da finocchio. Ragazzi, bisogna dargli un aiutino, questo cazzetto non si allunga e non si indurisce; si vede che non gli serve con le donne al finocchietto; titilliamoglielo un po’ coi piedi, naturalmente, colle mani non è da maschi, e i piedi sono sozzi abbastanza da toccare un cazzetto, poi ce li faremo pulire da lui, ok, ragazzacci? - 
 Detto questo, proprio Daniele iniziò col suo alluce grosso e prepotente a toccare il cazzetto, e subito anche gli altri 4 piedoni si misero all’opera di buona lena; ogni tanto il cazzetto si ergeva un poco, e uno dei prepotenti, ridendo, ne approfittava per strizzarglielo col piede e anche le palle, così che Luca non resistette più e incominciò a gridare.- Stai zitto, lavativo, che se viene il Sergente di guardia è peggio per te, sai?- Disse Davide e continuò a pestare il cazzetto oramai duro di Luca, ridendo.
 - Non resisto, povera checca di merda, a sentirla gridare così, tappiamogli quella lurida bocca da oca!!- Disse Ottavio e gli infilò il suo sudatissimo piedone 49 quasi tutto in gola, facendoglielo ingoiare quasi tutto; Luca non riusciva a respirare più col piede in gola e cogli occhi cercava aiuto. Luciano lo aiutò molto volentieri e gli afferrò il naso tra due ditoni del piede, ghignando: - Se non riesci a respirare, magari se sniffi bene la mia puzza di piedi, che è famosa nella mia camerata, vero compagni? riesci a respirare meglio, no?- 
 Tutta la camerata rise fragorosamente e gridavano: - E dai, ragazzi, fategliela sentire tutta la vostra puzza di piedi dei veri maschioni, che non se li lavano mai!! Dai, fatelo affogare, deve morire!E fateveli pulire bene i piedi dalla checca!! - 
 
Allora Ottavio tolse dalla gola l’enorme piede e se lo fece leccare e pulire dalla linguetta di Luca, che ingoiava tutto il sudore raffermo depositato tra i diti dei piedi non lavati da tanti giorni di marce, e mentre leccava e annusava il potente e acre odore, aveva conati di vomito, che divertivano da morire i 5 nonni punitori, e non li scoraggiavano, anzi, a turno si facevano pulire i piedi sporchi e sozzi e glieli facevano sniffare per bene sul naso. Ad un certo punto Luca non ce la fece più e svenne.
 - E’ svenuto il finocchietto, guardate, però il cazzetto gli è venuto un po’ duro: ce l’abbiamo fatta, ragazzi!! Evviva!! Adesso lo svegliamo come si deve.- Disse Daniele divertito. 
 Allora i 5 nonni presero una bacinella sporca dal bagno, ci pisciarono dentro e invitarono tutta la camerata a pisciarci per riempirla di più, e slegarono Luca e gli infilarono la testa dentro e sotto la mistura di urina e ce lo fecero stare finchè si stava riprendendo, e gridavano e ridevano, quando per il baccano sentirono i passi del Sergente di guardia che veniva a fare ispezione. Tutta la camerata si ritirò correndo nelle proprie brande, mentre i 5 nonni continuarono ad immergere nell’urina la testa di Luca pestando col piede la testa e ordinandogli: - Devi berla tutta la nostra piscia!!!- Al che entrò il Sergente di guardia. Si chiamava Toni, era di Padova, ed era un ragazzone coi ricci neri e bianchi, gli occhi truci nerissimi, di statura media, molto bello, con dei piedoni enormi 47. Entrò e vide la scena; si fece un silenzio di tomba. Disse Toni: 
 - Cosa sta succedendo qui? – 
 Rispose Davide, tranquillo e superiore: 
 - Niente, Sergente. Questa checca nuova recluta è svenuta, dopo che ci ha visti, e noi stiamo cercando di farla riprendere - 
 - Ma cazzo, ragazzi, perché ogni volta che sono di guardia, e fate queste cose non mi fate partecipare mai?- Rispose, inaspettatamente il Sergente Toni. - Sono mesi che non riesco più a punire un finocchio come si deve!!- 
 - Prego, a Lei l’onore, Sergente… - Disse Luciano -…come lo risveglierebbe un finocchio in delirio?- Chiese Luciano. - Guardate un po’…- Rispose Toni, e iniziò a togliersi gli anfibi e le calze, poi col piede nudo sporco e sudato come gli altri, se non di più, lo pose sul naso di Luca tramortito, che al sentire la nuova puzza, ebbe un nuovo conato di vomito, dopo che aveva bevuto tanta piscia.- Guardate un po’, se l’odore di un vero maschio magari lo fa riprendere…- Disse ridendo Toni continuando a fargli sniffare bene tra i diti, dove l’odore del sudore è più forte - Oppure vomita la femminuccia… - Disse sghignazzando Davide. - Però il cazzo ce l’ha un po’ più duro, guardate…-Disse Ottavio, e col piedone enorme lo stuzzicò così che divenne un po’ più duretto.Alla fine, stufi i 5 nonni e il Sergente si rinfilarono le calze e gli anfibi e se andarono insieme a bere, lasciando Luca per terra nudo e stremato. Io andai ad aiutarlo a lavarsi, rivestirsi, calmarsi e riposarsi. Poi, dato che non potevo sopportare la violenza e gli abusi, decisi di andare il giorno dopo dal Colonnello a denunciare i 5 uomini e anche il Sergente. Così feci, raccontando tutto l’accaduto, e mentre lo raccontavo mi sentii strano, come eccitato, e pensando che gli uomini avrebbero potuto farmela pagare, sentii un brivido di strano eccitamento, che non avevo mai provato in vita mia. Comunque per 15 giorni non seppi più niente, né vidi i 5 nonni e il Sergente più in giro.
 Dopo i 15 giorni una sera, mi ritiravo in camerata, quando mi trovai, seduti sulla mia branda tutti e 6 i maschi con aria truce e vendicativa.- E’ arrivata la spia merdosa? – Disse Ottavio col suo solito gergo volgare. – Pare di sì, sento la puzza - Disse Daniele con aria scaltra e gli occhietti furbi.
 - A stronzo, siamo stati in arresto per causa di uno straccio come te per ben 15 giorni…- Disse Davide, col suo accento romano -…e adesso tocca a noi divertirci un po’con te: te la faremo pagare per tutta la durata della tua naja, e molto duramente!!- Disse Luciano, con aria feroce, tenendomi fermo da dietro.
 - Ti rammenterai di noi per tutta la tua lurida vita, così imparerai a fare la lurida spia.- Disse il Sergente Toni, che oramai si era aggregato alla banda di violenti. 
 
Biagio mi dette un calcio nelle palle col suo lungo piedone, così che mi ritrovai sdraiato a terra ai loro piedi, mentre tutti e 6 stavano in piedi sopra di me, guardandomi minacciosi dall’alto. Daniele mi mise l’anfibio sulla testa e premette, dicendo - Ti schiacceremo come un verme, il verme che sei: abbiamo, in questi giorni di galera, ideato delle punizioni, che se non sei già un finocchio, come pensiamo, lo diventi di sicuro, e invece magari ti piacerà…Forza, ragazzi, portiamolo in un luogo sicuro!!- Disse Luciano: - Questa notte e tutte le altre notti, te le faremo ricordare per sempre, abbiamo delle sorpresine molto piccanti per te!Andiamo - Disse Davide con prepotenza. Mi presero di peso e, strattonandomi, mi condussero in una lurida stanza scura e senza finestre, poi chiusero la porta a chiave, mi spogliarono nudo strappandomi i vestiti con le loro grandi mani; mi trovai nudo come un verme davanti ai loro occhi che mi guardavano sardonici. 
 Poi sghignazzando posero gli occhi sul mio cazzo:
 - E quel cosettino che si sta alzando sarebbe un cazzo?- Disse Daniele, con la sua aria furba e perversa. Abbassai, vergognoso, gli occhi sul mio cazzo, che si stava ergendo piano piano, e scoprii che ero eccitato di essere guardato nudo davanti ai loro occhi derisori. Con una spinta Biagio mi fece cadere in ginocchio davanti a tutti loro, e Davide mi pestò senza pietà sotto il suo grosso anfibio il mio cazzetto duro, gridando: - Allora, femminuccia, è solo l’inizio, ti piace? Senti abbastanza dolore per cominciare? Grida pure quanto vuoi, tanto qui non ti può sentire anima viva e nessuno verrà a salvarti: sei completamente nelle nostre mani ed è solo l’inizio, vedrai il seguito!- E continuò a pestarmi il cazzetto duro sotto l’anfibio, premendomi anche le palle, e facendomi gemere dal dolore eccitandomi.- Vedo che un po’ gli piace: lo dicevo che era un finocchio, solo quelli così fanno la spia se vedono dei maschi che si divertono ad umiliare quelli come loro- Disse Davide.- Salvo poi godere di quello che li facciamo subire noi maschioni, questi stronzi di checche!- Disse Ottavio, e ridendo mi obbligò a leccare i grossi anfibi sporchi n°49, che erano così grossi che parevano coprirmi tutto il viso e non finivo mai di pulire con la lingua.- Però guardate, sembra che gli piaccia leccarci i piedi al finocchietto, il cazzetto è diventato lungo e duro, per come può questa mezzasega; tanto a cosa gli serve avere un cazzo se non lo sa usare con le donne? Io so come farglielo usare, vero ragazzi?- Disse sghignazzando Daniele con aria perversa, e si tolse gli anfibi n° 45: nella stanza sentii spandersi tutto l’odore maschio dei suoi piedoni sudati e non lavati da mesi, e sedendosi su uno sgabello mi pose i due piedi con le calze lerce e appiccicaticce sul naso, obbligandomi a sniffare tutto. A sentire questo odore forte di maschio sudore il mio cazzetto inavvertitamente divenne durissimo, come poteva, e uscì una goccia di eccitazione, si stava bagnando. Luciano si accorse del fatto, e sghignazzando lo fece notare ai compari, per cui Davide, Toni, Biagio e Ottavio si tolsero gli anfibi e le calze e coi piedoni nudi e gli enormi alluci incominciarono a torturare e titillare la punta dritta del mio cazzetto, cercando di allargare l’apertura del mio buchino, spietati, così che da esso uscì abbondante il liquido di eccitazione. Ridevano e si divertivano come matti. Allora anche Daniele si sfilò le calze appiccicate ai piedoni, e mi obbligò a leccare e nettare i piedi sporchissimi con la lingua, facendomi ingoiare il sudore depositato tra i diti, e ordinandomi di fare delle lunghe inspirazioni col naso per inalare tutto il suo odore dei piedi.- Vedete come questo gli piace al finocchio!!- Disse Daniele rivolto ai compari, così che anche loro a turno seguirono il suo esempio, e per alcune ore dovetti pulire a turno i piedi di tutti loro, ingoiando e inalando tutti i vari sudori tra i diti e le puzze dei piedi, mentre loro mi insultavano, mi deridevano, mi umiliavano in vari modi, e a turno mi titillavano e torturavano il cazzetto durissimo e rosso per la tortura, cercando di allargare più che potevano il buchino, da dove usciva sempre copioso il liquido, e cercando di farvi entrare a gara i vari alluci, sempre più grossi e prepotenti, tanto da sgranarmelo e da farmi gridare dal dolore-piacere, mentre a turno mi sputavano in faccia, in gola, in bocca, e poi Daniele inventò il gioco di farmi entrare fino in gola il piede e tutti e due insieme fino a farmi quasi affogare, e a turno cercavano di farmeli ingoiare più che potevano, e che la mia bocca e la mia gola potesse ingoiarli, i due piedi di ognuno, oppure due piedi di Padroni diversi, offendendomi così:- Toh! Ingoia la nostra saliva di veri maschi! Puh! E butta giù, sai! Ingoiala tutta, nemmeno una goccia devi sprecare!
Troia, allarga quel buchino viscido del tuo cazzettino, che ci vogliamo immergere i nostri ditoni dei piedi, apri bene, sì grida così che te lo sfondiamo! Senti come ti entra bene il nostro allucione fino in fondo dentro al cazzetto, come sprofonda e ti tortura dentro, come fosse una figa larga, prendilo tutto e godi, finocchio di merda! Senti come ci divertiamo, mentre il ditone è ben ficcato dentro, a girare dentro e a slargare e a far posto e a ravanare bene! Sì, grida così, spia puzzolente! Anzi, taci, e infilati tutto il piede in gola, checca schifosa, ingoialo tutto, guarda ti ci infilo anche quest’altro, affoga così! Ingoiali tutti e due insieme i nostri piedoni lerci di veri maschi! E lecca bene tutto, e pulisci bene colla tua linguetta di merda tutto il nostro sporco dei piedi, ingoia tutti i residui che trovi tra i diti dei piedi e butta giù tutto! Guardate come ingoia bene e come gli piace a questa troia di finocchietto! Che fortuna aver incontrato per te per la prima volta dei veri maschioni prepotenti che te la fanno pagare e ti puniscono come si deve, vero? E sniffa bene la puzza dei piedi, dai, inspira forte e inala tutto, ti piace, eh? - Erano, a questo punto, eccitatissimi anche loro, di trovare una vittima così compiacente, che si tirarono fuori dalla patta le loro nerchie lunghe, dure e possenti e cominciarono a menarsele come forsennati, continuando nella tortura su di me. Mi infilarono i loro cazzoni in gola a turno, mentre coi piedi sulla testa mi obbligavano a spompinare su e giù facendomeli ingoiare fino in gola tanto da affogare per come erano grossi e duri, anche due nerchie insieme in bocca mi infilarono e me le fecero spompinare fino a sborrare tutto prima uno, poi l’altro, copiosamente, ed obbligandomi ad ingoiare tutto, sempre obbligandomi prepotenti e spietati premendomi i piedoni sulla testa, mantenendo i due cazzoni in bocca mentre uno sborrava e continuando a tenerlo in bocca anche dopo, mentre sborrava l’altro e quello che aveva appena sborrato si induriva subito di nuovo pronto all’uso, e si era quasi fatta mattina, ed io ancora non ero venuto. Allora mi pisciarono tutti e sei in gola contemporaneamente, sempre obbligandomi a ingoiare tutto senza disperdere una goccia spingendomi la testa coi piedi nudi, dicendo: - Ecco, femminuccia, ingoia tutta la nostra piscia e guai a te se ne perdi anche solo una goccia, tutta la devi ingoiare, ecco così, butta giù tutto…- Ma non avevano finito: mi obbligarono a spompinare uno, mentre un altro mi inculava duramente, uno mi teneva la testa col piede a fare su e giù, un altro mi faceva sniffare la puzza dei piedi, il quinto mi eccitava i capezzolini cogli alluci dei piedi e il sesto mi torturava il cazzetto duro con un piede i diti allargavano il buchino sempre più umido e bagnato, mentre l’altro alluce prepotentemente e spietatamente mi si immergeva dentro e ravanava dentro bene con forza e divertimento, tanto che se avessi potuto avrei gridato dal dolore, ma avevo un cazzo in gola e lo pompavo, obbligato da un altro piede. Questo tutti e sei a turno per non so quante ore fino allo sborramento di tutti e sei sia in bocca che nel culo. Alla fine, pensavo fosse finita, invece Daniele inventò l’estrema punizione, come la chiamò lui: mi legarono le mani, in ginocchio mi fecero allargare le gambe e avevo il cazzetto duro proteso davanti a loro, quindi a turno prima Daniele, che insegnò agli altri, e poi uno ad uno, mentre gli altri, uno mi infilava un piede in bocca, uno mi faceva sniffare la puzza del suo piede, uno mi torturava e titillava i capezzolini cogli alluci prepotenti, uno mi teneva schiacciato in ginocchio col piede sulla testa, l’ultimo si menava il cazzo eccitatissimo, cercarono di infilarmi l’alluce dentro il cazzo, e mi fu ordinato di coprire l’alluce che entrava dentro nel buchino ormai slargatissimo, colla pelle del mio cazzetto così da facilitare l’immersione dell’alluce il più possibile dentro il cazzetto; il dolore era lancinante, ma anche il piacere tanto che mi venne da sborrare, ma l’alluce infilato mi tappava l’eiaculazione come un tappo prepotentissimo, così che venni senza che il liquido sprizzasse, occluso dalla forza perversa dell’alluce che spingeva, e godetti dolorosamente mentre tutti ridevano e sghignazzavano del mio piacere interrotto dal dolore.
E così fecero tutti gli altri 5 spietati militari. Venni in questo modo per sei volte, sempre soffrendo come un cane. Ma per loro il gioco non era ancora finito: ero sfinito dopo essere venuto obbligato dagli alluci sei volte, e di liquido non ce ne era quasi più. Ebbene, come finale, sempre legato, ma in piedi, mentre loro a turno stavano seduti sullo sgabello, mi fecero venire per altre sei volte, uno a turno, titillandomi e masturbandomi il cazzetto coi piedi per ore fino a quando un po’ di liquido usciva dal mio buchino, per poi ricominciare a torturarlo e titillarlo col piede del successivo militare per ore fino a farmi uscire di nuovo un po’ di liquido: e loro si divertivano e sghignazzavano come matti, al vedere il mio cazzetto che si induriva a fatica, che era tutto rosso e infiammato, che più lo titillavano e più si arrossava fino poi a far uscire un pochissimo liquido di piacere-dolore, stremato com’era ed esaurito. Arrivammo quindi con questo ultimo gioco punizione alla sera. Allora i 6 stupratori mi dissero.- E’ solo passato un giorno di tortura, ma ce ne rimangono ancora quasi 300 prima che tu finisca la naja, e da adesso si ricomincia fino alla fine. Passai così i 300 giorni che mi mancavano nelle torture che ho raccontato. Mi facevano mangiare qualcosa imboccandomi coi loro piedi, o leccando e ingoiando il cibo tra i loro diti dei piedi, non si lavarono mai i piedi in tutti i 300 giorni, dovevo leccarli e pulirglieli io con la lingua e ingoiare il sudore come un pasto, se avevo sete mi pisciavano in bocca a turno per dissetarmi. Mi facevano andare in bagno una volta ogni tre giorni per defecare quel poco, e se mi scappava la pipì, mi punivano facendomela trattenere fino allo spasimo, otturandomi cogli alluci il buchino del cazzetto perché non urinassi, quando pisciavo un po’ visto che non riuscivo a trattenere sempre tutto, mi punivano dopo con un’ulteriore estrema punizione inventata da Daniele. Uscii con 25 kg in meno. Quando la naja fu finita, li pregai di rivederci quando loro volevano per continuare le loro punizioni anche fuori dalla caserma. E così infatti ancora adesso mi piace farmi torturare da loro, e anche da altri loro amici, ai quali mi hanno dato in pasto. Mi chiamano o da Daniele a Milano, dove ha aperto un’edicola di giornali, e lo facciamo da lui, a casa sua a Spino D’Adda; o a Siracusa da Ottavio; o a Roma da Davide, o a Livorno da Biagio; o a Bolzano da Luciano, o a Padova da Toni o a casa mia.

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