giovedì 21 aprile 2011

Racconti gay: Amore platonico

L’avevo conosciuto in un villaggio turistico in Marocco, si chiamava Paolo ed era di Treviso. Fu lui il primo ad agganciarmi nella sala-giochi dell’albergo, eravamo tra i pochissimi ragazzi italiani dell’albergo, quindi fu facile fare amicizia, anche se io ero più grande, decisamente meno attraente e di città e abitudini diverse: ragazzi, dovevate vederlo, dio sceso in terra sembrava, talmente tanto era gnocco, i capelli corti e biondo scuro, corpo snello, alto, vestiti di marca e profumato come un campo di rose… Dio, insomma! Rimanemmo tutta la sera a parlare del più e del meno, anche di ragazze, cercai di raccontare qualche balla per entrare nelle sue grazie e sembrare figo, almeno la metà di lui… Quella notte tornai in albergo con i miei genitori e mio fratello, che già dormivano, così ne approfittai per una bella sega pensando alla scena in cui avrei visto il suo arnese, cercando di capire quanto fosse lungo, dal pacco sembrava abbastanza per i miei gusti, anche se devo ammettere che i suoi pantaloni era un po’ attillatti… comunque fu un solo un viaggio mentale perché non mi sarei mai aspettato che prima o poi sarebbe successo qualcosa davvero… La calma è la virtù dei forti, si dice.

Il giorno seguente non lo vidi alla mattina, poi pranzai con lui e sua madre, che mi invitarono anche a fare un giro con loro, avevano noleggiato un auto per 3 giorni; il primo giorno andammo in una bellissima spiaggia sull’Atlantico, dove noleggiammo un pedalò, ci allontanammo parecchio,fin dove non arrivava nessuno, e mentre pedalava io mi riposai di dietro prendendo il sole e tentando di farmi scendere il costume sotto la vita il più possibile, ma non troppo per non dare nell’occhio, finchè decisi di togliermelo,ma proprio in quell’istante mi richiamò e disse che dovevamo rientrare subito perché mancava un quarto d’ora: risultato, tornai a pedalare e zitto!
Ma porca miseria, non poteva fermarsi il tempo…Il secondo giorno non successe niente; il terzo andammo in una spiaggia che aveva un piccolo spazio chiuso e protetto in cui si poteva fare nudismo, mi dico dai, è l’occasione giusta, c’erano soprattutto uomini, anche molti gay, mi dico speriamo che la situazione lo ecciti, invece niente etero fino in fondo…
La sera prima della partenza decidemmo di festeggiare con un bagno a mezzanotte nella piscina dell’albergo; quando uscimmo dall’acqua dovevamo toglierci il costume, e finalmente anche se al buio e solo per 5 secondi LO vidi, ne rimasi affascinato anche se era molle e raggrinzito dall’acqua fredda della piscina.
Rimanemmo in contatto, condividavamo la passione per una squadra di calcio di serie A; quando ci fu l’occasione di una partita ci incontrammo; andammo allo stadio alla sera,
poi tornammo a casa(non vedevo l’ora) e ci mettemmo a letto; per mettersi il pigiama si spogliò ma feci finta di niente. In camera mia abbiamo un letto a castello, così mentre guardavamo la tv rimasi nel letto da basso con lui, stretti-stretti; usai il satellite e vedemmo un canale di donne biotte, così pensai lo faccio eccitare, io lo ero già, ma per lui, non per le donnine… Ad un certo punto sussurrai( per non svegliare i miei) che ero eccitatissimo e che era duro come il marmo e dissi-quasi quasi lo tiro fuori, ti spiace?- lui disse senza problemi –no, no figurati-. Tirai fuori la mia asta di 20 cm e mi menai con calma; dopo un paio di minuti dissi- ma tu non sei eccitato con queste donne?- e rispose di sì, allora insistetti –ma non lo tiri fuori?- e lui rispose- adesso un attimo-.


Quando lo tirò fuori vidi un gran bel cazzo di almeno 18 cm, forse di più perché era un po’ storto, ma duro come il marmo e con la cappella già rossa e tutta di fuori. Dissi- cavolo ce l’hai bello grosso, Paolo- e lui disse-ti piace?- io intimorito risposi- nel senso che intendi tu no, però me gusta-. Rimanemmo lì come 2 bauscia a segarci per qualche minuto poi presi coraggio e dissi:- cavolo il mio è durissimo, non è mai stato così(balle…)- e lui senza che glielo chiesi lo prese in mano e sentì la sua durezza; poi, non contento, incominciò a fare su e giù, come diceva lui, solo per una 30ina di secondi; quando finì non chiesi perché lo aveva fatto e gli dissi solo –bravo!-. Allora incoraggiato dissi- anche il tuo è così duro?- e lui mi prese la mano e la portò lì, sul suo uccello, caldo come ferragosto e lo menai un po’ anche io.
Allora mi chiese- vuoi prendermelo in bocca?- io dissi – mah non so, non siamo mica dei gay- tentannai qualche secondo ecapendi che era l’occasione della vita continuai- ma sì cazzo me ne frega tanto non lo diciamo a nessuno…- e in un nanosecondo già era nella mia bocca vado avanti per un po’, poi penso: ma non sarà tutta una farsa e se ne approfitta?, vediamo se lo fa anche lui, decidendomi a farmi vedere un po’ macho anch’io; gli dissi- bè non c’è niente di male non ho provato niente…, ora prova tu- non se lo fece ripetere 2 volte e anche lui cominciò a sbocchinarmi, bene, bene, sempre meglio; poi si fermò e disse: voglio concludere con una sega: e fu così che terminammo con gli ombelichi bagnati, soddisfatti, ma in particolare a me mancava qualcosa…
Il giorno dopo dovevamo rimanere a casa da soli, facendo passare il tempo prima di accompagnarlo in centrale, avevamo più di tre ore pensai quella notte, in cui programmavo ogni sua mossa del giorno seguente: non riuscii quasi a chiudere occhio, e gli confermai che era colpa dell’eccitazione da stadio…
La mattina seguente, quando tutti erano usciti, verso le 8, andammo a fare colazione, poi ci lavammo(separati) e tornammo in camera in pigiama; come gli avevo promesso infilai nel registratore una cassetta porno che la sera prima non potevamo vedere per non fare rumore:– se vuoi puoi spogliarti completamente, lo faccio anch’io- dissi mentre mi spogliavo; rimanemmo solo con le calze sul letto a trastullarci i nostri membri; poi gli dissi:- sdraiati, voglio fare una cosa-. Lui si sdraiò e io partendo dal fondo del letto, cominciai a leccarlo dai piedi all’inguine e dalla pancia al collo e alle orecchie; poi lo sbocchinai per bene: una volta bello bagnato, me lo misi nel culo: era la prima volta che facevo una cosa del genere, anche per lui(almeno così disse). Sentivo il suo cazzo dentro di me, era dentro fino alle palle che potevo sentire sbattere sul mio sedere, sentivo anche i suoi peli, le sue vene: insomma, un ‘esplosione di emozioni che sono indescrivibili; pochi minuti e venne sulle mie chiappe, mentre io venni poco dopo.
Non ci fu molta passione, né ci baciammo mai: fu tutta una cosa galeotta, dato che lui era etero(?) e io pure(a quanto dicevo).Così nel timore che lo raccontassimo in giro, facemmo una promessa solenne. Entrambi finora l’abbiamo mantenuta, e ci siamo rivisti più volte, che saranno i temi delle prossime puntate.
Spero vi sia piaciuta la mia storia, che è del tutto veritiera, anche nei dialoghi(e soprattutto in quelli, come dimenticarli…).Vi aspetto per il prossimo racconto.Marco

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