domenica 15 gennaio 2023

Homa spazio gay

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Alla soglia dei vent’anni non avevo ancora avuto rapporti sessuali completi con un uomo. 


Alcuni episodi negli anni mi avevano scombussolato la sessualità e mi avevano portato ad essere curioso e a fantasticare sui cazzi con sempre maggiore intensità e frequenza. Ricordo come se fosse ieri di alcuni pomeriggi in cui io e un mio amico di studi, cominciammo a tirare fuori i piselli un po’ per gioco un po’ perché si era sempre eccitati e che invece di studiare ci prendevamo un po’ di tempo e ci scappellavamo i cazzi, dedicando le seghe a ragazze e donne che ci piacevano. 



Ad ognuno il suo, poi si cominciò a toccare e giocare ognuno con quello dell’altro, con imbarazzo si’ , ma con crescente eccitazione arrivarono le prime sborrate per mano di un’altro e da lì in poi fu impossibile farne a meno. Appena ci trovavamo a casa di uno o dell’altro e casa era libera ci si metteva subito comodi, ci si toglieva pantaloni e slip e si aprivano le danze. Quando c’era gente in casa ci si metteva seduti alla scrivania con le patte aperte e i piselli fuori e li si faceva sborrare facendo attenzione di non farci beccare. Doveva restare un segreto tra noi il darci piacere uno con l’altro. Mi venne da fare una proposta che voleva essere una specie di patto tra noi. 

Proposi che dopo aver sborrato, avremmo assaggiato con la bocca un po’ di sperma del nostro godimento come in una sorta di rituale. 



Raccolsi una bella goccia del mio liquido sulle dita e glielo portai alla bocca, lui chiuse gli occhi la assaporo’ e la degluti’. Poi fu il suo turno, chiusi gli occhi, lui mi fece reclinare un po’ la testa all’indietro e mi fece andare in bocca tutto lo sperma che aveva eiaculato. Avvertii subito che non era una goccia, ma bensì tutta la sborrata che gli era uscita. La assaporai stando al gioco, lo fissai poi negli occhi e Ingoiai tutto molto serenamente. 


Lui conobbe una ragazza di lì a poco e mi disse chiaro e tondo che quella parentesi tra noi era chiusa e che lui si sentiva etero. Ci rimasi male rimuginai sul fatto che se fossimo andati oltre sarebbe stato tutto più bello, che il suo succo avrei dovuto assaporarlo direttamente in bocca dopo delle belle ciucciate di cazzo e che avremmo dovuto sostituire le seghe provando a sentire come era mettercelo nel culo. Cominciai a desiderare fortemente la penetrazione, preso da un impulso implacabile valutai di utilizzare la estremità vagamente fallica e a cuneo della sponda del mio letto. 


In piena notte, non riuscivo a dormire, mi ungevo il buco e in modo un po’acrobatico posizionavo il mio buco sopra quell’enorme affare in legno pieno e lucido. Dopo quattro, cinque centimetri il cono si inizia ad allargare notevolmente. Io andavo su e giù e nell’affondo lasciavo che il mio peso facesse si che il cuneo allargasse un po’ il mio buco. Tutte le notti facevo lo stesso gioco e ogni sera che ripulivo il cuneo mi accorgevo che arrivavo sempre più in profondità e conseguentemente con sempre maggiore dilatazione. Alcune notti forse esageravo e più mi aprivo il culo e più lo avrei aperto, restavo seduto sulla dilatazione del mio buco e con pochi movimenti sborravo mentre il cazzo restava moscio e le contrazioni facevano entrare ultimi millimetri infilabili. 



 Una situazione sulla quale cominciavo a fantasticare riguardava Giorgio. Giorgio era un mio cugino di secondo grado di 30 anni anche amico di famiglia, aveva avuto dei problemi con la sua i famiglia e con la quale non aveva quasi più rapporti. 


Lo conoscevo da sempre, il pensiero che avrebbe potuto e voluto giocare con me mi era venuto dopo aver origliato una storia che mi fece capire tante cose. Tanti anni fa erano stati beccati lui ed un’altro uomo nelle cantine del palazzo dove abitavano in atteggiamenti equivoci e comunque con le braghe calate, fu proprio la madre a beccarli. La madre di Giorgio quando apri’ quella porta non li trovo’ solo con le braghe calate, ma suo figlio era inginocchiato su un divanetto con le mani che gli dilatavano le chiappe mentre il condomino gli affondava energicamente l’uccello nel culo. 


Non riuscì a nascondere del tutto lo “scandalo” ma disse al marito che suo figlio stava guardando riviste porno assieme ad un uomo. Dunque il tutto passo’ bugiardamente per una cosa da ragazzi. 


 Una sera gli dissi che volevo parlargli e confidargli alcune cose che forse solo lui poteva capire. Come potete immaginare gli chiesi riservatezza e gli parlai dei miei pomeriggi di “studio” assieme al mio amico. Dopo averlo un po’ spronato anche lui mi parlò di quello che gli era capitato di fare diversi anni fa’, accennando al fatto che anche lui aveva giocato con un’altro uomo. 


Io chiedevo dettagli e lui ne chiedeva a me e raccontammo l’uno all’altro quei momenti rivivendoli. Mi disse che aveva cominciato anche lui con le seghe, ma che il suo uomo dopo un paio di incontri comincio’ a farsi sbocchinare e che aveva coinvolto anche un’altro uomo piuttosto maturo che, avrebbe dovuto fare da palo ma che era un gran porco e invece partecipava. Mio cugino raccontava che in quei momenti si sentiva di entrare in uno stato di trance e faceva tutto quello che gli chiedevano e gli dicevano di fare. Lo iniziarono ad inculare diversi mesi prima di quando sua madre li becco’. I nostri reciproci racconti ci avevano eccitato, io confessai quello che facevo penetrandomi con il cuneo del mio letto e del mio desiderio di provare un rapporto completo. 


Forse avevo fatto centro, aveva una erezione in atto e la mia richiesta implicita di essere penetrato aveva colpito nel segno.


 Mi alzai in piedi e mi misi in ginocchio su una poltroncina, abbassando un po’ i pantaloni della tuta, poi gli dissi con aria innocente e provocatoria “Quindi tu ti mettevi in ginocchio e ti tenevi le chiappe cosi…?” Lui si alzò, capi che già sapevo della sua storia “Si, poi mi slinguavano il buco” e così fece per diversi fantastici secondi “poi un bel po’ di saliva, un paio di dita e poi…” Piantò la cappella, il mio buco allenato si allargò facilmente e io lo sentii entrare. Mi diceva che avevo un culo fantastico, io gli dissi di continuare e che mi piaceva. Stavo facendo ciò che mi è sempre piaciuto…far godere i cazzi.

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Giornata incerta, e nel pomeriggio metto un annuncio su un sito d’incontri, ho voglia di fare un pompino. Dopo un po’ mi rispondono due /tre persone. 


Rispondo al primo in ordine di invio e lo raggiugo a casa. Mi fa accomodare in casa. Andiamo in camera da letto, siamo al buio, la luce viene dalle altre stanze. Ci denudiamo, lui si distende sul letto a pancia in su, lo raggiungo, punto subito al suo cazzo depilato, lo prendo in mano, non è lungo, ma grosso. Me lo porto alla bocca e incomincio a leccarlo e a mettermelo in bocca. 

E’ già grosso da moscio figurarsi da duro. Lo lecco, lo succhio, con la mano lo sego, lo sento indurirsi nella mia bocca, ho la bocca piccola, faccio fatica a tenerlo tutto in bocca. 



Continuo a sbocchinarlo, lo sento mugolare dal piacere, mi alterno con la bocca e le mani, ormai è bello duro, Gli piace, i gemiti di piacere lo dicono… “Sto per venire” mi dice, metto la bocca sulla cappella e me la infilo in gola, continuo a succhiare, mentre la sborra esce per finire tutta nella mia gola, mi dice di continuare a spompinarlo mentre le ultime gocce escono, con la mano lo sego per spremerlo per bene…

 Ormai non esce più niente, lo faccio uscire dalla mia bocca, e continuo a segarlo, è sempre duro, me lo porto alla bocca, lo sego, lo succhio, è sempre duro, sento i gemiti di piacere, “vengo ancora”, mi riporto l’uccello in bocca e continuo a bere la sua sborra, lo mungo con la mano, finche sento che non esce più niente…

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Gli FtM sono persone transgender da maschio a femmina precedentemente classificate come femmine a causa dei cromosomi sessuali XX nel loro cariotipo. 

 Molti FtM si sottopongono a terapia ormonale e ad altre procedure per trasferire i loro corpi in modo che corrispondano alla loro identità di genere percepita. 

 In alternativa, alcuni individui FtM scelgono di non sottoporsi ad alcun intervento di chirurgia ricostruttiva. Indipendentemente dal percorso scelto, gli individui transgender FtM alla fine passeranno a un ruolo di genere diverso dopo aver vissuto come genere latente per molti anni.

































Quando avevo da poco compiuto 18 anni mio padre insisteva che dovevo trovarmi un lavoretto per l’estate ma io non ne trovavo. 


Allora un giorno mi disse di presentarmi a una casa di riposo nel paese adiacente che cercavano un aiutante per la lavanderia. Io non ero molto contento di fare quel lavoro, ma alla fine accettai. Appena arrivato mi accolse il direttore, un uomo molto serio, baffuto, che mi squadrò e disse: cercavamo un uomo perchè il nostro capo lavandaio è un tipo che insidia le ragazze, comunque se vuoi provare per noi va bene. E di lì a poco arrivò lui, il responsabile della lavanderia: un omone di 1,90 per 110 kg, capelli rasati, mani grosse. 

Come mi vide disse: ma che ci faccio con questa mezza sega? Se volevate darmi un aiuto vero ci voleva un ragazzone robusto! Io mi sentii un po’ umiliato, ma in fondo era vero, essendo 1,65 x 48 kg sembravo più una ragazzina, anche per i miei linemaneti fini del viso e le mie braccine. Comunque mi portò dabbasso dove c’era il locale lavanderia. L’omone, che si chiamava Flavio, mi spiegò che dovevo togliere i panni sporchi dai sacchi, metterli in lavatrice, ecc.ecc. Era un lavoro faticoso e in più eravamo già a giugno e faceva caldo. 

Nelle pause lui se ne andava in bagno e ci stava mezzora… chissà cosa faceva. Poi capii quando trovai riviste porno nascoste un po’ dappertutto: il maiale si segava durante l’orario di lavoro. Allora anch’io una volta ne presi una e la nascosi sotto la maglietta. La aprii nel cesso, ma dovevo stare attento perchè la porta non aveva chiave nè chiavistello. Era una copia de Le Ore, e si vedeva foto molto eccitanti, per cui non resistetti e mi segai. Quando uscivo rimettevo la copia la suo posto, ma una volta uscendo lui mi fermò e disse: “Che occhiaie che hai… ti sei segato sulle mie riviste, vero?” Io rimasi muto e imbarazzato ma lui mi alzò la maglietta e vide Le Ore sul mia addome liscio. “Ah porcellino… ti piacciono anche a te le cose sporche eh? Non avere paura, vieni con me di là che ce la guardiamo assieme!” 


Mi portò in una stanzino, accese la luce e mise la rivista su un cartone di biancheria imballata. Poi cominciò a sfogliarla commentando: “Guarda che gnocca… guarda come succhia sto cazzo…guarda questa che prende due cazzi alla volta.. e questa che si fa fare il culo a pecora?” E mentre parlava si toccava la patta della tuta. Ad un certo momento si abbassa i pantaloni e mi fa vedere il cazzo duro: era sui 15 cm e odorava un po’ di pipì. Poi mi prende la mano mi fa: “Mmmm che bella manina da sega che hai… dai toccalo!” Io ero molto eccitato e lo lasciai fare. Sentii che aveva il cazzo caldissimo e cominciai a menarglielo su e giù. “Ohh sii così… vedi che ti piace segare…. continua… sii” Dopo qualche minuto lui disse. “Ahhh cazzo vengooooo” e sborrò sulle pagine della rivista. La cosa finì lì ma da quel giorno lui non mi mollò più. Ogni giorno, nelle pause del lavoro, ci chiudevamo nel cesso o nel ripostiglio e ci segavamo sui porno. 


Dopo una settimana però non gli bastava più. Un pomeriggio, mentre commentava la foto di una che spompinava un cazzo enorme, mi disse: “Prendimelo in bocca”. Ormai ero sotto il suo potere e l’accontentai. In ginocchio cominciai a leccarlo lentamente e poi a succhiare, a succhiare sempre più forte mentre lui guidava la mia testa sul suo cazzo. “Ahhh…lo sai che spompini come una vera troia? Continua così dai…” Inizialmente quando stava per sborrare mi avvertiva così che potessi staccarmi. Ma la settimana successiva decise di non avvertirmi più e di scaricarmi in bocca la sua sborra calda.



Anzi, di lì in poi pretese che l’ingoiassi tutta, leccando anche ogni goccia residua. Ma le cose, ovviamente non potevano finire lì. 



Ora che aveva la mia bocca voleva qualcos’altro. Quel pomeriggio mi portò nel solito ripostiglio e però, invece di tirare subito fuori il cazzo, cominciò a baciarmi sul collo e a frugarmi dappertutto. Mi tolse la maglietta bianca e prese a leccarmi i capezzoli, poi mi abbassò calzoncini e mutande e mi lasciò nudo di fronte a lui. Io non capivo più nulla, ero soggiogato da lui. Mi abbracciò di nuovo forte e prese a palparmi il culetto liscio, dandomi anche qualche sculacciata. Poi mi guardò negli occhi e mi disse: “Tu sei la mia troia, hai capito? Ti faccio qualsiasi cosa, ok?” Non feci in tempo a reagire che già mi trovavo a pecora su un balla di biancheria da lavare. Lui mi divaricò le coscette glabre, mi aprì le chiappette e ci sputò in mezzo. Capii che voleva incularmi ma ormai ero suo e pertanto dissi solo: “Non farmi male, ti prego” Lui rispose: “Ma che male… vedrai che goduria che sentirai, cara frocetta!”. 



Mi appoggiò la cappella calda sull’ano e poi lentamente mi penetrò. Poi una volta entrato per metà cominciò a stantuffarmi dicendo “Sii.. t’inculo tutto… mmm che culetto caldo che c’hai” Ora mi sentivo proprio come quelle troie che vedevo nelle riviste ma non so perchè non provavo vergogna, ma solo piacere di essere posseduto da un uomo. Dopo pocchi minuti di sbattimento lo sentii grugnire e dire “Sborrrooo!”. Senza alcun ritegno mi aveva riempito il culo e ora lo sperma mi colava sulle coscette. 


Ora che ero diventato la sua amante-troia mi trattava un po’ meglio sul lavoro, ma voleva sempre che lo seguissi nelle sue perversioni. Per esempio, a volte mi faceva annusare le mutandine sporche di certe pazienti “ancora buone”, come diceva lui (anche se avevano 70 anni o più). Ogni giorno pretendeva di chiavarmi, anche in posti insoliti come il magazzino del giardiniere, la soffitta, ecc. Il Direttore non so se sapesse ma mi guardava in modo strano, forse notando le mie occhiaie perpetue. Poi un giorno successe una cosa. 



Flavio scese in lavanderia e disse: “é arrivato un nuovo paziente, un uomo di 70 anni che s’è rotto il femore, oh… l’ho visto pisciare nel pappagallo, c’ha un cazzo notevole anche da mollo… secondo me duro può arrivare 25 cm!” “Ok”, dissi, “ma a noi che ci frega?” “Ci frega che voglio vederti inculato da lui, cara frocetta!” “Ma che dici, non sei geloso?” “Si, ma voglio vedere come ti aprono per bene il buco del culo!” “Ma come fai a sapere che gli viene duro?””Non ti preoccupare, c’ho un sistema” . Il sistema era di mettergli una rivista porno nel cassetto del comodino. Per qualche giorno non successe nulla, poi Flavio, sbirciando nella camera vide il tizio che stava guardando avidamente una rivista e da sotto il lenzuolo spuntava un palo piuttosto alto. Allora cercò di fare amicizia con il paziente, fornendogli altre riviste. Ad un certo momento mi presentò a lui. Chiuse la porta della camera e mi mise vicino a lui. 



Mi accarezzò, mi diese una pacca sulle chiappe e rivolgendosi a lui disse: “Questo mio amico è un frocetto, gli piace il cazzo. Glielo faresti assaggiare?” Il tizio, di nome Alfonso, rimase un po’ stupito ma poi disse: “Perchè no, solo che qui non si può e io sono bloccato.” Allora Flavio tirò fuori un’idea: “Domani pomeriggio c’è una riunione di tutto il personale nella sala dei convegni, qui rimaniamo solo io e lui. Che ne dici?” “Per me va bene”, rispose Alfonso toccandosi già l’uccellone moscio. All’indomani entrammo nella stanza ma per sicurezza mettemmo una sedia davanti alla porta in modo da evitare brutte sorprese. 



Alfonso era lì, nel letto con la schiena rialzata. Si tolse di sopra il lenzuolo e io mi avvicinai al letto. Gli abbasai le mutande e vidi il suo cazzo moscio e le palle coi peli bianchi. Appena lo toccai lui ebbe un sussulto e una volta preso fra le mie manine lo vidi irrigidirsi, evidentemente gli piacevo. Intanto Flavio guardava e m’incoraggiava. Presi in bocca quella magnifica cappella e presi a succhiare come ormai so fare. Nella mia bocca il cazzo cresceva sempre piu’ e ora era diventato un’asta di carne stupenda. Flavio mi disse di spogliarmi. Salii di nuovo sul letto a carponi mostrando il mio culetto a Flavio mentre riprendevo a spompinare il vecchio. Mentre lo succhiavo con avidità sentivo Flavio che mi spalmava una cremina sull’ano per prepararmi alla chiavata. “Ora bsta succhiare se no sborra, sieditici sopra, dai zoccola!” Così mi misi a cavalcioni sopra Alfonso che si teneva il cazzo dritto come un palo, ma appena imboccato nell’ano mi fermai perchè avevo paura. 



Flavio s’incazzò e disse che dovevo prenderlo, ma spalmò un po’ di cremina anche sul quel cazzo duro. Stavolta lo imboccai bene e mi entrò la cappella dentro. Cominciai a muovermi su e giù lentamente e sentivo il suo cazzone che si apriva la strada dentro il mio culo. “Daiii..siii così… fatti inculare tutto Frocetta!” Non era facile per me perchè dovevo fare tutto da solo stando attento a non fargli male alla gamba che aveva rotta. Ma lentamente il cazzone mi penetrava dentro e ora andavo su e giù più veloce mentre Flavio ora si masturbava furiosamente vedendomi sfondare il culo. 

“Siii così porca troia prendilo tutto, bagascia!” 



Quando il cazzo mi entrò tutto dentro il vecchio non resistette oltre e mi sborrò nel culo. Sentii lo sperma caldo nell’intestino e rimasi alcuni minuti fermo per prendere fiato. “Ora andate”, disse Alfonso “Non si sa mai”. Mi alzai da quella posizione mentre mi colava la sborra dal culo, mi asciugai mentre Flavio anche lui aveva appena sborrato sul pavimento. 


Ci rivestimmo e tornano giù di sotto. Flavio mi diede da bere poi mi disse: “Oggi finalmente puoi dire di essere diventata una troia spompinara rottainculo”. “Grazie” dissi, “devo tutto a te”. A ottobre il mio lavoro finì e me ne tornai a casa, avevo guadagnato un po’ di soldi e soprattutto tanto cazzo.

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Gli FtM sono persone transgender da maschio a femmina precedentemente classificate come femmine a causa dei cromosomi sessuali XX nel loro cariotipo. 


Molti FtM si sottopongono a terapia ormonale e ad altre procedure per trasferire i loro corpi in modo che corrispondano alla loro identità di genere percepita. 

In alternativa, alcuni individui FtM scelgono di non sottoporsi ad alcun intervento di chirurgia ricostruttiva. Indipendentemente dal percorso scelto, gli individui transgender FtM alla fine passeranno a un ruolo di genere diverso dopo aver vissuto come genere latente per molti anni.


































Avevo cominciato un po’ per gioco e un po’ per curiosità a mostrare il mio uccello al mio giovane cugino. Lui mi mandava a quel paese, ma restava però a guardarlo. 

Mentre studiava o guardavamo la TV, lo tiravo fuori e lasciavo che lo guardasse. Questo gioco mi divertiva e lui aveva smesso di mandarmi a quel paese e io lo lasciavo fuori per più tempo. Cominciai a farglielo vedere mentre mi veniva duro, Il suo sguardo era non più solo curioso, aveva assunto caratteristiche più peccaminoso. Da li’ capii che a breve, lo avrei convinto a farmi fare delle sborrate. Per un paio di volte non mi “esibii” davanti a lui, anche se a lui cadeva l’occhio sul mio pacco, volevo che l’attesa lo portasse a maggiore desiderio. Nella occasione successiva, lo tirai fuori e fatto diventare duro, lo scappellai davanti ai suoi occhi, con fare deciso e senza inibizione. 

Erano quattro giorni che non sborravo mi ero interstardito che sarebbe stato mio cugino a farmi fare la prossima sborrata. “Hai un cazzo gigante” Mi disse ” vorrei avere io un arnese del genere…ma quanto è lungo?” “E’ un pezzo che non lo misuro” Risposi e cogliendo l’occasione gli porsi un righello che era sul suo tavolo “Misuramelo tu…” Lui mi guardo’ un po’ imbarazzato ma timidamente prese in mano il righello. Lo incoraggiai “Avanti poggia la riga e guarda quanti centimetri e'” Lui con le guance arrossate e le mani un po’ tremanti si appresto’ timidamente poggiando la riga sul pube, ma aveva quasi timore di toccare il mio uccello. “Appoggiati, misuralo bene” Guidai le sue mani che si appoggiarono tremanti e timide sulla mia asta in tiro. Il suo viso si avvicino’ per vedere i numeri sulla riga. “Cccavolo 19 e mezzo, quasi venti” Disse dopo diversi secondi. “Arrivavo a 20 l’ultima volta…stringilo tra le mani e riprova…ci voglio arrivare.” Lui rimase fermo immobile come in tranche, gli accompagnai la sua mano sul mio uccello e le dita si chiusero finalmente attorno al mio cazzo. 



Mossi il bacino avanti indietro diverse volte portando il mio uccello a scappellarsi, mentre la mano di mio cugino restava ferma. Con una leggera pressione guidai la sua mano nel fare il movimento giusto guidandola facendola andare su e giù. 

Lasciai libera la sua mano che continuo’ il suo movimento ritmico muovendosi bene sul mio uccello iniziando a darmi piacere. Entrambi in piedi con lui al mio fianco destro e che masturbandomi con la mano destra aveva assunto una posizione un po’ china. Gli cinsi il fianco e cominciai a far scorrere le mani sulla sua pelle sotto la maglietta. Ero andato a cercare sotto l’elastico della tuta dei suoi pantaloni, ritrovandomi a raggiungere le sue natiche cicciotte. 

La sua mano ritmicamente scappellava la mia cappella paonazza. Gliele accarezzai e con il dorso delle mani gli abbassai i pantaloni scoprendo quelle grosse natiche, calde e lisce. Lui si irrigidi’ ma riuscii a renderlo subito disponibile ora pero’ i miei movimenti erano più decisi ed insistenti. 



Mi trattenni perché il movimento della sua mano mi stava portando rapidamente alla goduta. Mi insalivai copiosamente le dita della mano, mi bagnai la cappella e ripetei operazione portandole tra le chiappe burrose di mio cugino. 

Ci fu’ un suo sussulto quando il mio dito umido si poggio’ sul suo buchetto. Basto’ un po’ di fermezza e qualche parola dolce. Gli scappò poi un mugolino delicato mentre la mia falange entrava. Io seguivo con il mio dito il ritmo delicato e lento della sua mano sul mio uccello. Il suo movimento dopo un po’ improvvisamente aumento di intensità così come il mio dito che reso bagnato dalle mie insalivate scivolava veloce, deciso e fino in fondo. 



Quel buchetto stimolato pulsava e accoglieva il mio dito senza resistenza. Impulso di venire non riuscivo ad arrestarlo, mi venne una fantasia porca. Interruppi la sua sega e staccandomi di poco da lui ripresi il mio uccello in mano. 

Gli poggiai una mano decisa sulla schiena, abbassandogli le spalle e messomi dietro di lui direzionai 7, 8 copiosi getti verso il culo di mio cugino. Restai a guardare il mio sperma che colava tra le sue chiappe, mio cugino chiese di continuare. Iniziai a raccogliere con le dita il mio sperma e cominciai a penetrare con le dita lubrificate dal mio godimento. 


Il mio uccello per un attimo si era ammosciato, ma il vedere le dita che entravano dentro mio cugino me lo aveva fatto diventare di nuovo duro. Pensavo di farmi fare solo una sega…ora ho un culo goloso che ingoiera’ tutto