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domenica 10 novembre 2013

Racconti erotici gay: Resoconto Del Fine settimana

Racconti erotici gay: Resoconto Del Fine settimana

È una calda mattina di luglio. La luce che filtra dalla finestra mi sveglia dolcemente. Sbadiglio, stiro le membra riposate e mi volto nel letto. Accanto a me, ancora addormentato, Enrico respira profondamente.
Ieri sera è tornato tardi e abbiamo solo cenato chiacchierando del più e del meno.
Poi siamo andati a letto, riservandoci di raccontarci oggi le nostre avventure del finesettimana.
Con un dito seguo il contorno dei suoi muscoli pettorali, disegno un cerchio intorno al suo capezzolo e scorro giù lungo il fianco. Scosto piano il lenzuolo, ma quello si impiglia in qualcosa. Lo sollevo e scopro la meravigliosa erezione mattutina del mio bello stallone. Il suo cazzo si allunga sul suo ventre superando di tre/quattro dita l’ombelico. Guardo un secondo il suo viso: dorme ancora. Lentamente scendo verso la verga pulsante e la percorro con la lingua dal glande allo scroto. Quella ha un sussulto e la testa di Enrico si gira. Faccio il percorso inverso e, giunto alla cappella, la avvolgo tra le mie labbra.
Enrico inspira a fondo e con la bocca impastata, biascica: “Ehi, buongiorno!”.
“MMMM… buongiorno a te, amore!”, rispondo, dopo aver dato una ciucciatina a quel bel frutto. “Sai, ho visto che alzava la cresta e volevo fargli capire chi comanda…!”, aggiungo sorridendo.
“Ah, sì? E chi comanda?”.
“Io, naturalmente!”.
“Ne sei sicuro?”, e con uno scatto felino viene sopra di me, mi infila una mano tra le cosce e mi penetra con un dito.
“AAAAAAHHHHHHHH!!!”, sospiro.
“Allora: chi è che comanda?”, mi chiede.
“Tu, tu, sempre tu!”, rispondo ridendo. Poi si adagia delicatamente su di me e inizia a baciarmi, accarezzandomi il viso.
“Devi raccontarmi che cosa hai fatto sabato scorso!”, mi dice all’improvviso.
“Sì, certo! Anche tu!”.
“Sì, sì, ma prima tu!”, insiste, leccandomi il lobo e il collo.
“Se me lo chiedi così non posso che cedere! Dunque: abbiamo fatto una gangbang. Mi hanno scopato in sei”, e il cazzo di Enrico si indurisce ancora mentre scorre tra le mie chiappe. “C’erano due fotomodelli bellissimi e giovanissimi e due energumeni muscolosi.
I primi erano colleghi di Faruk, il piccolo. Gli altri due erano soci di Ahmed, il fratello più grande. Subito dopo le presentazioni Ahmed mi avvinghia a sé e comincia ad infuocarmi e, quando sono abbastanza eccitato, mi fa inginocchiare per succhiare i cazzi dei suoi amici”.
“MMMMM, che puttanella che sei! Sei la mia puttanella!”, sibila Enrico, mentre mi tortura un capezzolo.
“Ah… mmmm… allora… ah… ho iniziato a fare pompini a tutti, ma quando arrivo al cazzo del socio brasiliano di Ahmed, ho uno shock: era enorme!”.
Enrico solleva il capo e, curioso, mi chiede: “Più del mio?”.
“Oh, sì! Di più! Quando l’ho preso in 
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bocca ho avuto la sensazione che mi si slogasse la mascella! Comunque, ho spompinato facendo il giro di tutti un paio di volte e poi Ahmed mi spinge sul divano per farmi scopare a turno da tutti loro. Inizia il modello rosso: un cazzetto insignificante. Intanto, l’altro modello mi stantuffava in bocca e gli altri si facevano masturbare da me. I due turchi invece stavano a guardare”.
“Quindi, hai manovrato quattro cazzi contemporaneamente? Chissà come godevi!”, mi fa Enrico e si attacca all’altro capezzolo.
“Oh, cazzo! MMMMM! S… sì… godevo tanto, proprio come adesso…!”, gemo. “Il rosso ha sborrato subito e così anche l’altro modello… AAAHHHH!!! Sì, mordilo così, amore!!!”.
“Racconta, dai!”, mi esorta Enrico.
“Il primo energumeno ha voluto scoparmi a smorza… uff!... a smorzacandela. Mi sono impalato sul suo cazzo bello tosto e l’ho fatto morire di godimento”.
“Ah, posso immaginarlo. Guardarti in quella posizione mi eccita sempre un casino!”, mi rivela Enrico, tornando a leccarmi il primo capezzolo.
“Oh, merda! Così mi fai impazzire… MMMMM… Qua… oh!... quando stava per venire mi ha fatto mettere in ginocchio e ho bevuto tutta la sua sborra calda: ne aveva una quantità infinita…”.
“… e tu l’hai bevuta tutta, vero? Sei insaziabile da quel punto di vista!”, mi precede il mio stallone.
“S… sì… tutta… tutta…”, ansimo, e lui scende lungo il mio fianco, mi solleva una coscia e si intrufola con la lingua nel mio solco. “Sai… mmmm… ho avuto il mio primo orgasmo orale… ahi!”.
“Che cosa? Orale?!”, mi chiede stupito, dopo avermi morso una chiappa.
“Sì, è pazzesco, ma tutta quella sborra mi ha mandato in estasi ed il mio corpo ha reagito come quando ne ho uno anale. Sai cosa intendo, no?”.
“Oh, sì che lo so!”, e ripiomba tra le mie chiappe aprendomi le gambe.
“Ero così eccitato che dopo mi sono steso sul divano, ho aperto le cosce e mi sono fatto sbattere dal brasiliano. Non ho provato alcun dolore e ho goduto come una vacca, nonostante le dimensioni della sua mazza!... Amore… mmmmm… ma cosa fai con quella lingua… cazzo… mi fai impazzire… mmmm…!”.
“Continua! Non distrarti!”.
“Naturalmente, la dilatazione che mi ha provocato quel palo mi ha fatto arrivare al piacere estremo. Come succede sempre, anche lui è rimasto perplesso e ha avuto paura, ma Ahmed lo ha rassicurato e abbiamo goduto tantissimo!”.
Enrico si solleva in ginocchio sul letto.
Il suo cazzo punta dritto al mio buco. Si avvicina e lo appoggia alla rosellina iniziando a strusciarlo contro. Un colpo secco ed è dentro di me.
“Ti ho detto di continuare a raccontare!”, mi ordina.
“Oh… oh… oh… s… sì… ok… uff!... P… poi… poi mi hanno scopato I turchi…. Ah no, aspetta… Oddio, amore! Così non è facile…”, protesto mentre si muove lentamente dentro di me ed io sento ogni centimetro del suo cazzone.
“Prima li ho spompinati e anche loro si sono succhiati il cazzo a vicenda”, proseguo e questo dettaglio fa eccitare Enrico, tanto che la sua verga si ingrossa ancora. “Oh, amore, ma sei enorme!”.
“Dai, dai! E poi?”.
“P… poi mi sono impalato sempre a sm… uff… a smorzacandela su Faruk…”.
“Ma chi? Quello dei trenta centimetri?”, mi chiede.
“S… sì”, rispondo e lui mi sbraga lo sfintere con un affondo da paura.
“Di nuovo l’hai preso! Ma sei fantastico!”, si complimenta.
“Anzi, visto che non riuscivo a mettermelo tutto dentro, i due soci di Ahmed mi sollevavano e mi facevano ricascare su quel palo, abbandonandomi di colpo. Così mi entrava tutto… AAAAAAHHHHHH!!!”, ed Enrico ripiomba pesantemente dentro di me. Il mio racconto lo sta facendo infoiare non poco e il suo cazzo pulsante mi sta aprendo in due.
“E poi, e poi?”.
“MMMMM… dopo… oh!... dopo Ahmed si mette davanti a me e mi penetra mentre ho ancora la mazza del suo fratellino in corpo… ODDIO, ODDIO, ODDIO, ENRICO! Ma cosa mi fai?”, e mi sbatte con tre colpi secchi. Il mio corpo inizia a vibrare, ma lui si ferma e tiene la mazza dentro di me solo per metà.
“Continua!”, mi impone.
“Non posso… sta arrivando…!”.
“No, tranquillo! Ancora no! Dai, continua!”.
“Uff!... Qua… quando comincia ad arrivarmi l’orgasmo anale, alla prima convulsione, i due turchi si tirano fuori improvvisamente e mi scopano prima l’uno e poi l’altro. Il mio sfintere non si richiudeva più… Oh… Oh… OOOOOOOHHHHHHHHHHH!!!!”.
“No, amore. Resisti, voglio sapere tutto”, mi fa Enrico ed il suo cazzo fermo pulsa in me stimolandomi tutti i nervi.

“Il mio buco non si chiudeva più… e… e… e allora mi hanno penetrato di nuovo insieme… oh caaaaazzooooo!!!”, e uno spasmo violento mi fa sussultare verso Enrico e mi apro improvvisamente. Mi aggrappo a lui e lo stringo tremando. “Il mio culo si restringe e gli strizza le verghe… uff… uff… uff…!”.
Una convulsione e avvolgo il cazzo di Enrico con le mie viscere. “OOOOOOOOOOHHHHHHHHHHH!!!!!!!!!! Eccolo, amoreeeeeeeeee!!!!!!!!!!!!”.
“No, no… e poi?”, insiste ancora.
“E poi esplodono dentro di meeeeeeeeeeee!!!!!!!!!”, urlo per le convulsioni sempre più frequenti che mi mandano in orbita. Enrico riprende a sbattermi e a godersi la masturbazione che i miei muscoli gli stanno facendo.
“Vengo amore, vengo! Dove la vuoi? La vuoi in gola, vero? Sei assetato, eh?”, mi chiede in preda all’orgasmo.
“Sì, sì, in go… o… o… olaaaaaa!!!!!”, e con uno strattone mi dilania il culo, mi lascia cadere sul letto e si porta velocemente davanti al mio viso. Mi tura il naso, io spalanco la bocca continuando a gemere e ansimare ed il suo caldo succo inizia ad irrorarmi le fauci.
“Bevi tutto, amore! Tutto, così! È buono, eh?”, e mi infila la mazza in bocca, scopandola. Io annuisco e ingoio voracemente. Il godimento dal bacino sale verso la testa: le mie papille gustative stimolate dal sapore acre della sborra di Enrico mi donano altro piacere e alimentano e accrescono il precedente. All’orgasmo anale si sta unendo quello orale. Il cervello mi sta scoppiando e le mie membra sono scosse violentemente.
Mugolo sonoramente. Spalanco gli occhi e guardo Enrico che sembra preoccupato. Devo ammettere che questa orgasmo è davvero potente, ma è solo piacere e quindi me lo prendo tutto.
Quando mi calmo, continuo a lappare il cazzo sporco di Enrico, mentre una lacrima mi solca la guancia. Lui si china e me la lecca via.

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Racconti erotici gay: Mio cognato

Racconti erotici gay: Mio cognato
I miei cognati abitano al mare ed ogni estate andiamo a trovarli. Solo che loro lavorano, poichè le ferie le hanno d'inverno e quindi si sta insieme solo dopo le 17.

Un mattino, prima di andare a lavorare in officina meccanica, lui mi vede sveglio, in cucina di fronte ad un caffè, e mi dice: "Il mio pc portatile è molto lento, riesci a dargli un'occhiata? Il mio amico Paolo non è riuscito a migliorarne le prestazioni". E' il mio lavoro, quindi penso che nel pomeriggio proverò a risolvere il problema.
Ci diamo appuntamento alle 17 a casa. Nel pomeriggio mi occupo del pc portatile. Noto che ha installato due browser web, uno dei quali non ha l'icona visibile sul desktop. Lo cerco nella cartella programmi, lo avvio e vedo come si comporta. Dopo un bel po' di lavoro, dò un'occhiata alla cronologia e... mi accorgo che quello è il browser usato per andare sui siti pornografici. Solo che... ti sei dimenticato di fare un po' di pulizia, caro mio cognato!
Inizio a guardare cosa, negli ultimi 20 giorni, ha visionato. Noto che si limita a due siti, ma... quello che mi balza agli occhi sono le categorie esplorate: sono video di "facial", "swallows", "cumshots", "huge loads", "cum on belly". Penso: "Guarda il porco, gli piace vedere femmine che si fanno schizzare dappertutto!"...
Ne guardo alcuni... Veramente notevoli e il mio "coso" si muove dentro i boxer... Piacciono anche a me quelle cose, ma non da attivo... Da passivo...
Alle 17 ci si ritrova a casa. In attesa di andare sotto la doccia, mio cognato mi chiede: "Sei riuscito a guardarmi il pc?". "Certo, ora va che è una meraviglia". "Qual era il problema?". "Vincenzo, guardi troppi filmati porno, lo sai che creano un sacco di problemi di vulnerabilità al pc". Sorride e poi dice "Vado a fare la doccia, poi usciamo per l'aperitivo".


Mentre lo aspetto, l'uccello mi si tende nelle mutande. Siamo solo io e lui, le famiglie fuori al mare e so che quello che gli piace fare è ciò che vorrei che gli uomini facessero a me. Mi distraggo con la tv, poi sento l'acqua chiudersi e mio cognato uscire dal bagno in accappatoio nero: si siede vicino a me sul divano. "Vedi, con Elisa faccio poco sesso.
Il lavoro, i bambini... insomma, non la tradirei mai con un'altra donna ma... sono sempre arrapato". Annuisco, lo faccio anche io, ma le seghe me le faccio guardando video di grossi cazzi...
A quel punto non ci ho pensato... L'ho fatto è basta. Sapevo che le conseguenze potevano essere enormi ma... è stato un istinto: ho fatto scivolare la mano sulla sua gamba bagnata, con i peli ancora tutti appiccicati alla pelle, fino ad arrivare a toccargli il pene. "Che cazzo fai? Sei mio cognato!". Aveva ragione. Ma ormai non potevo tornare più indietro. "Zitto, Vincenzo, zitto". Mentre con una mano gli tengo il cazzo, con l'altra slaccio l'accappatoio e lo vedo svettare teso come una mazza. Non è enorme, è abbastanza lungo, stretto in punta per allargarsi piano piano. Poggia su una base irsuta di peli neri arricciati: l'odore di bagnato e pulito mi fa andare il sangue alla testa.
Vincenzo si gode le mie carezze, lente. Poi con le due mani mi prende la testa e me la avvicina al pene. Io allargo le labbra e lo faccio entrare dentro di me. "Sei una troietta, chi lo avrebbe mai detto, ora succhialo"... inizio a passargli le mani sul petto, sposto l'accappatoio che ormai è quasi scivolato via... Ha 41 anni e se li porta benissimo... Sento le sue cosce che si tendono dal piacere. Succhio, scivolo su e giù e nel frattempo mi aiuto con la mano. Non ci va molto per portarlo al piacere... "Togliti, perchè sto per venire", mi dice. Ma io non ci penso nemmeno! Sono davanti ad un uomo che conosco bene, bello, sano, voglioso, arrapato, che mi schizzerà addosso, non ci penso proprio a togliermi! E per farglielo capire, aumento il ritmo della succhiata. 


Lui comprende e sorride, chiudendo gli occhi. Solo che... mi sorprende! Il primo schizzo arriva senza un gemito, senza un sussulto e mi finisce in gola, dandomi la sensazione di soffocare. Lui con le due mani mi blocca la testa contro il suo pene. Gli altri schizzi li controllo con la lingua. Il suo sperma è amarissimo, abbondante ma non troppo. Fa cinque o sei schizzi, poi si lascia abbandonare sul divano. "Mi hai fatto impazzire, dove hai imparato a fare queste cose?". 
Non rispondo, ma anche lui mi ha fatto impazzire. Ho il suo seme in bocca, lo rilascio cadere sulla sua pancia. "Lecca la sborra e ingoiala", mi ordina. E io con la lingua ripasso sulla sua pancia, faccio lo slalom tra i suoi peli, bagnati si ma di sudore, e ne ingoio quanto possibile. Mi rialzo e adesso la doccia la devo fare io, per quanto sono sudato dal caldo e dall'eccitazione.
Ma quando mi alzo, Vincenzo mi tira verso di se e mi infila la lingua in bocca... Mentre una mano mi esplora il culetto. Il mio cazzo, nel frattempo, mi ha bagnato abbondantemente le mutande. "Stasera magari racconti ad Elisa come si fa a fare un pompino con i fiocchi e ad ingoiare", scherza lui.
Tutto questo però finisce in fretta: sentiamo l'ascensore fermarsi al piano ed un vociare di bambini. Stanno tornando! Lui si chiude in camera, io in doccia. "Eccoci!". Mentre tutti rincasano, io, con l'acqua aperta, mi procuro un momento di piacere, con una divina sega, raccolgo il mio seme in una mano e, come sempre, lo ingoio, facendomelo colare sul mento e sul petto.
Alla prossima... cognatino mio.

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domenica 29 settembre 2013

Racconti gay: Piccolo Bastardo

Racconti gay: Piccolo Bastardo

Forse si aspettava che ricambiassi quelle due paroline, l'iniziativa c'era ma mi son perso nel pronunciarle.
Io:- Ehm... a domani.
Mi sorrise, capii che per me fosse troppo presto. Lo vidi avvicinarsi alla sua amica, mi guardarono entrambi sorridenti e poi andare via.
Dallo specchietto restrovisore lo vidi saltellare felice, mentre mi allontanavo in auto.
La cosa mi rendeva contento e anche un pò stupido. Sorridere al pensiero di un moccioso saltellante. Si, ero proprio rincoglionito!
Nei giorni a seguire ci sentimmo per sms, lo seguii a scuola per vederlo mentre entrava. Non mi avvicinai perchè era sempre accompagnato dai suoi genitori.
Inizia l'autunno e le poche volte che lo vedevo erano al suono della sua ultima campanella, pochi minuti, mentre saliva in auto. L'astinenza si faceva sentire e segarmi non era mai soddisfacente quanto avere lui; pensai di trovarmi qualcuno disposto a fare da tappa buchi, ma fare sesso e fare l'amore son due cose ben diverse: la prima ti soddisfa solo carnalmente, la seconda soddisfa ogni cellula del corpo e ogni fibra dell'anima. Dovetti aspettare l'occasione giusta che fortunatamente non tardò ad arrivare.
Un pomeriggio mentre leggevo alcuni tomi, prendevo appunti e 'studiavo' per conto mio, mi arrivò un sms di Fede e subito iniziammo a chattare:
Fede:- Ciao Nate! Oggi a scuola ho avuto l'interrogazione di inglese, sarai fiero di me! Ho preso 9 e la prof vuole portarmi a Londra con altri alunni, se il preside acconsentirà!
Io:- Complimenti Darling, sarà stata la ,ia lingua ad insegnarti per bene...
Fede:- Eddai, non fare lo scemo! Pff! Comunque, domani andremo a vedere un film documentario al cinema e mi scoccio tantooooo!
Io:- Al cinama? Quale? Quello vicino al Duomo?
Fede:- Si perchè?
Io:- Nah, curiosità! A che ora andrete?
Fede:- Alle nove saremo tutti li...
Io:- Ah, ok! Vedrò di non mandarti sms. ;)
Potete immaginare cosa avessi in mente! Mentre continuavo a chattarci, andai subito all'armadio in camera mia e cercai gli indumenti che mettevo qualche anno prima, nel periodo rockettaro della mia adoloscenza. L'idea di trovarmi al buio con lui in una sala, finalmente dopo 2 settimane, me lo faceva indurire un casino. La serata si concluse normalmente con la cena, programmino idiota alla tv e sms piccanti con lui.
La mattina seguente, alle 7:00 ero già in piedi; feci una doccia, mi improfumai e indossai la maglietta nero con il logo dei LP al petto, pantaloni neri strappati qua e la, bracciare in cuoio e collana con plettro al collo. Mi guardai allo specchio e ringraziai il buon senso per aver cambiato look facendomi una risata.

Alle 8:45 ero posteggiato con la macchina davanti al cinema, una folla di adolescenti impazziti facevano un chiasso infernale con le loro vocine stridule e fastidiose. Scesi e subito andai ad infilarmi tra quella massa di scimmie urlatrici; qualche ragazzina si era già avvicinata per chiedermi il numero e io gentilmente la mandai via quando, l'ennesima volta, la voce di Fede con tono autoritario disse:
Fede:- Ehy, troietta in calore. Smamma!
La ragazzina, borbottando, girò sui tacchi e io, sospirando e accenando un sorriso poichè adoravo la sua acidità, mi girai verso di lui che gonfiava le guance.
Fede:- Ma che palle! È possibile che attiri come api con il miele??


Non ebbi il tempo di rispondere che i professori gridarono agli alunni di entrare; presi per mano a lui ed entrammo.
Per arrivare alla sala si attaversa un piccolo corridoio con luce soffusa dove vi erano ai lati due rampe di scale che conducevano ai bagni. Tra la folla, trascinai Fede verso le scale cercando di non farci vedere; una volta che tutti entrarono, fecimo qualche gradino della scala e scoppiò la passione...
Lo strinsi a me, palpandogli il sedere e baciandolo lungo il collo alternando a qualche lenta leccata. Lui ansimava ad occhi chiusi, arrossendo per l'eccitazione e andando ad infilare la mano nei miei boxer trovando il mio cazzo duro e già bagnato di precum. I baci, i succhiotti che mi faceva, i palpeggiamenti e via le magliette. Mi leccò i capezzoli e io lo spingevo per andare più giù e lui, con la sua boccuccia rossa, scendeva pian piano e indugiava la sua lingua intorno al mio ombellico. Sbottonai i pantaloni e tirai fuori il cazzo e lui, con ingordia, lo mise subito in bocca e iniziò a succhiare. Mi mandava fuori di testa, sapeva succhiare veramente bene, si concentrava sulla cappella come se fosse un chupa chups e poi giù per la gola, a leccare e a strofinarselo sulla bocca. Lo tirai su, facendo entrare, alla buona, il cazzo nei boxer e lo portai nei bagni; entrammo in uno e chiudemmo a chiave. Subito il piccolo maialino si tolse i jeans e i boxer appoggiandosi al lavabo con le mani mostrandomi il suo culetto e, quando allargò le gambe, vidi il suo roseo buchino che pulsava e reclamava il mio cazzo. Ma doveva soffrire un pò; affondai la bocca tra quelle magnifiche natiche aiutandomi con la mani ed aprirle un pò affinchè la mia lingua arrivasse a toccare quel bocciolo già aperto. Roteavo la lingua, puntellavo per farla entrare, lo baciavo e lo leccavo dai testicoli fin lì; Fede ansimava forte e si segava supplicandomi:
Fede:- Nate! Aaaah... aaah! Ti prego... aaaah... fottimi... 


Volevo che impazzisse per bene; il suo buchino era già aperto abbastanza ma non smisi di leccarlo e andai con la mano a segarlo, togliendo la sua. Aveva il cazzo bollente e pulsante, pieno di venature; continuava a supplicarmi...
Fede:- Ti prego... aaah aah aaaah! Scopami! Voglio sentirti dentro! Scopami! Aaaah!
Sentivo chiaramente che il pisello di lui stesse scoppiando così mi alzai, tirai fuori il cazzo e lo affondai con un colpo solo nel suo bel culo. Urlò per qualche secondo prima che infilassi due dita nella sua bocca ordinandogli di succhiarle, venne sulla mia mano quando il mio bacino toccò con le sue natiche schizzando anche sulla parete; me lo scopai per due ore e mezzo. Gli riempivo il buchino, aspettavo che gli colasse lungo le gambe e poi, prendendolo in braccio, lo penetravo con maggiore foga, avevo anche segni di morsi e succhiotti sul petto e graffi sulla schiena. Finalmente avevo soddisfatto la mia voglia di due settimane; con le gambe un pò tremanti, Fede, cercò di pulirsi e sistemarsi. Era stemato ma appagato. Prima che lui lo rimettesse dentro, si avvicinò al gabinetto e pisciò. Il mio sguardo ricade su lui che teneva il suo cazzo e urinava lì, davanti a me. Mentre lo scrollava il mio cazzo si indurì nuovamente, nonostante le tre venute di prima. Lo bloccai prima che potesse rimettere dentro, mi abbassai e lo presi in bocca. Le mie papille gustative erano in festa e la mia bocca lo succhiava avidamente mentre Fede imbarazzatissimo cercava do spostarmi.
Fede:- Na...Nate! Non voglio! Aah... non voglio che lo fai! È disgustoso... io... non... aaah... aaaah!
Lo stavo spompinando alla grande, ma dovetti smettere. Le ore del film erano terminate e lo capimmo per il gran fracasso che quella mandria di babbuini faceva. Fede si tirò su la zip e imbarazzatissimo scappò via verso le scale, lo raggiunsi in tempo per fermarlo dal braccio e mi avvicinai per baciarlo. Un bacio semplice e dolce. Dopo che mi staccai gli sussurrai guardandolo negli occhi:
Io:- Sai, quella volta non ti risposi perchè mi hai preso alla sprovvista.
Fede:- Quella volta quale?
Io:- Quella volta dopo la discoteca, quando, poco prima di scendere dalla mia aiuto, mi hai detto quelle due parole... 
Fede:- Non preoccuparti, non dovevi per forza rispondere.
Stava per andare quando nuovamente lo tirai a me.
Io:- Voglio che tu sappia la mia risposta.
Fede:- Ah... ok...
Io:- Anch'io...
Il suo volto s'illuminò e sfoggiò uno dei suoi più belli sorrisi, era fantastico.
Scappò via seguendo i suoi compagni di classe lasciandomi sulle rampe delle scale con un sorriso da ebete e gli occhi sognanti. Sentivo il cuore farmi male per quanto batteva forte nel petto. 
Tornato a casa, i miei nonni videro in me qualcosa di strano tanto da chiedermi cosa mi fosse capitato. Io sorrisi e pranzai senza dir nulla. 
Il pomeriggio trascorse normalmente: spesa con nonna, giro in centro con due amici e cena con qualche parente.
Verso le 22:00 mi piazzai davanti al pc per andare a guardare le foto di Fede sul suo profilo e vidi una nuova foto, una fuori dal cinema mentre sorrideva. Stupidamente andai a commentarla e scrissi, sapendo che lo avrei fatto felice : "Sei bellissimo, Amore mio."
Era la prima volta che chiamavo così qualcuno, mi sentii un cretino ma non smettevo di sorridere...
Una notifica richiamò la mia attenzione, era Fede che mi scrisse in chat.
Fede:- NATE! MIO PADRE HA LETTO IL COMMENTO, AIUTAMI!
Non so che dolore si provi quando qualcuno ti pugnala al cuore, ma credo che la paura mi ha dato la stessa sensazione di essere lacerato lì.
Scappai fuori casa, presi la macchina e andai verso casa sua sfrecciando come un pazzo.
Non mi sarei mai, mai, mai perdonato se gli fosse successo qualcosa...

domenica 15 settembre 2013

Racconti erotici gay: Il Mio Amico Camionista

Racconti erotici gay: Il Mio Amico Camionista

Ero di ritorno da Avellino dopo un colloquio di lavoro e percorrevo l'autostrada Caserta-Salerno quando squillò il mio cellulare.Al momento risposi alla chiamata,ma sinceramente non mi piace parlare al telefono mentre guido..così,dato che mi trovavo a poche centinaia di metri da un'area di sosta,decisi di entrarci per continuare la conversazione.Una volta fermo,scesi dall'auto.
Pochi istanti dopo di me entrò nell'area di sosta,facendo un gran baccano,un grosso TIR rosso che sul rimorchio riportava il nome di un'azienda con sede in Sicilia.


Fin lì,tutto normale..nulla di strano.Dal camion salta giù un ragazzo sui 30 anni,capelli scuri,non molto alto ma dal fisico asciutto e slanciato che attira la mia attenzione poichè anche lui parlava al cellulare.E mentre parlava al telefono,presumo con una donna,si toccava di continuo il pacco...lo faceva,forse,senza volerlo però era molto eccitante guardarlo.La mia chiamata era terminata,ma per avere una scusa e stare fuori dall'auto a fantasticare su cosa avesse tra le gambe,l'unico modo era quello di fingere di continuare a parlare al telefono.
Lui era Siciliano,mentre chiacchierava al cellulare aveva l'accento e la cadenza nel parlare tipo quelle che si sentono nei film tipo"Il Padrino"..io continuavo a fingere la chiamata,però un paio di volte incrociammo gli sguardi e temevo che lui avesse capito quello che stavo facendo.Dopo 10 minuti chiuse la chiamata..e chiusi anche io la "falsa chiamata"...

Lo spettacolo era finito e stavo per rientrare in macchina quando con passo calmo si allontanò dal suo camion venendo verso di me.Io non sapevo che fare,cercavo di guadagnare tempo facendo finta di cercare qualcosa in macchina quando alle mie spalle sentì:"SCUSA,TU SEI DELLA ZONA?"..e io risposi un pò imbarazzato e con la voce tremante:"SI,STO TORNANDO A CASA..ABITO IN ZONA..TU DA DOVE VIENI?"...così mi raccontò di essere Siciliano e che col suo camion era diretto a Bologna.
Cominciammo a conversare del più e del meno finchè non mi disse che sarebbe ripartito per fermarsi alla stazione di rifornimento della Pavesi di Caserta per mangiare qualcosa...e che proprio li aveva avuto occasione di farsi una sveltina qualche settimana prima.E quindi mi confidò che sperava di poter inontrare qualcuno col quale divertirsi un pò,senza specificare se cercasse un'uomo o una donna...E,tirando fuori da una tasca un preservativo mi disse:"LI PORTO SEMPRE IN TASCA,NON SI SA MAI CHE POSSONO SERVIRE ALL'IMPROVVISO...".Io non sapevo cosa dire,avevo timore di dirglielo chiaramente che volevo che mi scopasse così dissi:"INFATTI..MAGARI POTREBBERO SERVIRTI QUI,ADESSO...".credevo mi cacciasse via e invece rispose semplicemente:"VUOI VEDERE COME E' FATTA LA CABINA DEL MIO CAMION?".

Non risposi nemmeno,chiusi la mia auto e lo seguì.
Mentre salivo sul camion mi diede gentilmente una mano...sul culo.Non ero mai stato su un bestione del genere.All'interno era spazioso e pulito...e dietro i sedili,tirata via una tendina, c'era una cuccetta che serviva all'autista nel caso dovesse riposare durante i lunghi viaggi e,soprattutto,per scopare!Me lo aspettavo meno sicuro di sè,ma mi sbagliavo..e tanto!
Il tempo di accomodarmi sul lettino e lui iniziò a spogliarsi:via le scarpe,poi la camicia..poi il jeans e infine lo slip restando completamente nudo.Aveva le carnagione scura e un bel fisico,piccolo ma fatto benissimo,asciutto e con un addome straordinario che sembrava scolpito per quanto era definito e che ad ogni suo movimento si contraeva stuzzicando la voglia che avevo di fargli usare il mio culo per godere...io,affascinato da quello spettacolo,ancora non avevo avvuto il tempo di togliere nulla.Mi sono svegliato solo quando mi ha detto:"SPOGLIATI,FATTI VEDERE...SONO ECCITATO..TI VOGLIO FOTTERE!".
Ero eccitatissimo e in un'attimo mi misi nudo anche io,mentra lui chiudeva la tendina che separava la cuccetta dalla cabina.

Si sedette sul lettino,allargò bene le gambe e mise in mostra un bel cazzo moscio che spuntava fuori da un foltissimo e stupendo pelo nero e mi ordinò senza giri di parole di mettermi in ginocchio e di cominciare a succhiargli il cazzo.Il suo modo di fare da vero stallone mi eccitava assai.Iniziai leccandolo per bene,senza usare le mani,mentre lui osservava attentamente ciò che facevo accarezzandosi i capezzoli.Finchè il suo cazzo non iniziò ad allungarsi al punto che la cappella venne fuori da sola.In erezione aveva una lunghezza sui 15 cm,un bel pisello di dimensioni nella norma.... ma il suo modo di comandare il gioco e il modo in cui il suo addome definito si contraeva mentre muoveva il bacino durante il mio pompino era a dir poco da sturbo!
Mi teneva per la testa mentre spompinavo e assecondava il mio lavoro di bocca spingendomi il cazzo fino a farmelo sentire in gola,mentre con l'eltra mano mi carezzava una tettina e mi incitava parlandomi nel suo dialetto:"SUCA BUTTANA,SUCA TUTTO FINO AI CUGLIUNI,SENTILI SUNNU GROSSI E CHIENI DI SBURRO CALDO TUTTO PE TIA....CHE BELLE MINNE MORBIDE E CALDE CHE HAI...TE PIACI A MINCHIA SICILIANA,AH!?

Che maschio,non me lo aspettavo,sapeva come farmi sentire una femmina sottomessa..ormai ero completamente fuori controllo da quanto ero eccitato,ero roba sua,quando sfila il cazzo umido della mia saliva dalla mia bocca e indossa il preservativo che mi aveva fatto vedere mezz'ora prima.
Si alza,mi scavalca lasciandomi nella posizione in cui ero mentre lo succhiavo,mi afferra la testa e mi spinge con la faccia a terra:ero nella posizione che più adoro,con il culo all'aria e la faccia a terra..come una cagna!
Tira fuori del lubrificante, e me ne spalma un pò sul buco del culo.Mentre lo sento mesturbarsi comincia ad allargarmi il buchetto con il dito medio,fino in fondo.Poi le dita diventano due e dopo ancora,tre.Ero perfettamente lubrificato e lui affondava completamente e poi tirava fuori le dita dilatandomi l'ano.Il gioco era molto piacevole,sapeva come farlo nel modo giusto.Eravamo eccitatissimi,così lui iniziò a penetrarmi cominciando lentamente solo con la cappella e sempre lentamente lo affondava sempre di più fino a darmelo tutto.Mi scopava lentamente,quasi con dolcezza,facendomelo sentire dalla cappella alle palle col giusto ritmo e un movimento di bacino favoloso.Lo scoparmi lentamente e il fatto che io fossi completamente sottomesso lo eccitava tantissimo.Mentre mi fotteva mi tirava la testa all'indietro,mi afferrava una tettina e sussurrava:"CHE CULU CHE HAI,MEGLIU E CHIDDU E NA FIMMENA...SEI UNA BUTTANA FATTI FUTTERE O CULU E RINGRAZIA U TOI PADRUNI!".E continuando a tenermi con la testa girata verso lui,mi fissa mentre mi chiava e MI SPUTA IN FACCIA!!!

Nessuno mi aveva sputato in faccia mentre mi inculava ...sarà stata la situazione altamente eccitante ed estremamente coinvolgente,ma quel gesto mi piaque!!!!mi fece sentire una puttana,una sgualdrina,completamente sotomesso,un'oggetto usato da un maschio per godere.Ad un tratto mi sfilò il cazzo,mi afferrò da un braccio girandomi verso di lui.Tolse il preservativo e mi rimise il cazzo in bocca,ormai c'era quasi.Lui stava in piedi difronte a me con il suo cazzo durissimo,scoprì completamente la cappella e cominciai a leccarla massaggiandola con le dita umide e,mentre lo masturbavo,gli sentì irrigidire le gambe e cominciò a schizzarmi sulle tettine.Avevo sborra calda che mi colava sui capezzoli...lui afferrò il cazzo e lo ripulì dalle poche gocce di seme rimaste sbattendomelo e strusciandomelo in faccia!Era sudato e il suo corpo era ancora più attraente..si chinò verso di me e,tenendomi la testa,mi baciò le labbra dicendo:"SALGO A BOLOGNA 2 VOLTE AL MESE...SEI COSA MIA,E VOGLIO CHE MI SODDISFI ANCORA,UH CAPISTI!?...".Ci siamo rivestiti,mi sono dato una ripulita e ci siamo salutati..ed ora aspetto che passi di nuovo..e so che mi chiamerà..perchè quel pomeriggio ha avuto la puttana che ha sempre desiderato.
E'stato un'incontro inaspettato,ma mai avrei potuto desiderarlo diverso da come è stato.E' un maschio che sa come si tratta una femmina..e sa come farla sentire tale anche quando non lo è...Meraviglioso...

lunedì 12 agosto 2013

Racconti e storie vere gay: Rito di iniziazione

Racconti e storie vere gay: Rito di iniziazione

Si apre il sipario. Io, Sergio, sono arrivato a 38 anni e davvero non mi posso lamentare di ciò che la vita mi ha finora riservato.
Un posto da dirigente in un importante ente pubblico nella mia città, Genova, l'agiatezza economica, la salute, la vita sentimentale ricca di avventure. Non mi sono mai sposato, ma il mio letto non è mai stato vuoto negli ultimi 20 anni. Dopo una convivenza stabile di otto anni, due anni fa ho troncato questa relazione che stava diventando troppo monotona e mi sono messo con una ragazza più giovane di 9 anni che però si ferma da me solo nei weekend; contemporaneamente un paio di volte al mese frequento una signora quarantottenne, sposata e gran affamata di sesso, incontrandola in un alberghetto della Riviera di Levante. Sembrerebbe che io sia appagato totalmente ma in realtà non è così, il tempo passa e io sono sempre alla ricerca di nuovi stimoli, nuove emozioni, perchè odio le consuetudini e sempre più difficilmente trovo cose che mi entusiasmino davvero. La droga? naaa, il fumo mi fa schifo ed ho il terrore delle siringhe, mi sento male solo a vederne una in televisione. E allora negli ultimi tempi ho scoperto di avere un'inspiegabile attrazione per persone del mio stesso sesso. Sono diventato bisex? probabilmente sì, anche perchè sicuramente dopo avere sperimentato qualunque cosa con l'universo femminile, se volevo rimanere nell'argomento sesso dovevo per forza cambiare "bandiera".
Due episodi, avvenuti nelle settimane scorse, mi hanno fatto capire che ero pronto per nuove esperienze che ora andrò a raccontare: sono rimasto un pò stupito degli eventi, ma nulla più. Scrupoli morali, zero assoluto, nella vita bisogna provare tutto e imporsi meno freni possibili, basta non fare male al prossimo e non violare le leggi elementari: non uccidere, non rubare e poco altro.


Eravamo un paio di mesi fa, in una fredda sera di fine novembre. Stavo sfogliando distrattamente una rivista settimanale, di quelle tipo Panorama, con le solite notizie che ormai con l'avvento della Rete sanno anche i gatti, condite con un quintale di pubblicità: appunto, la pubblicità. 
La mia attenzione è stata catturata da quella di un giovane modello con adosso solo un paio di slip color argento stretti e ridotti che non nascondevano il rigonfio del membro. Aveva anche un drago tatuato sul torace e un gran bel fisico. Mi è venuta un ondata di adrenalina addosso, il mio corpo è stato colto da un fremito durato parecchio...avevo voglia di passare le mie dita sul tatuaggio, di baciare quei muscoli, di scendere giù molto lentamente assaporando la sua pelle, di togliergli gli slip, di affondare il mio viso in mezzo alle sue gambe.
Ma tutto questo non l'ho immaginato con me che comandavo e lui sottomesso, semmai il contrario, pensavo a lui che dava degli ordini e io che lo accontentavo. Mi sono eccitato in maniera totale, e sono "venuto" senza nemmeno toccarmi!

Secondo indizio. Io ho una sorella, Silvia, che è molto più anziana di me, ha passato di poco la cinquantina, con cui vado molto d'accordo. E'sempre stata una tipa tranquilla e si è sempre mortificata con vestiti larghi e lunghi, anche perchè è stata sposata ventidue anni con una nullità di uomo che passava giornate e serate in ufficio e qualche volta ci dormiva pure, uno di quei personaggi pignoli e metodici che mi fanno venire il vomito solo a pensarci, poi l'anno scorso h trovato finalmente il coraggio di chiedere ed ottenere la separazione, ed è cambiata del tutto. 

Ora veste molto sexy, gonne corte o con spacchi, stivali con tacco altissimo, calze velate, scollature, trucco pesante. Ha un fisico discreto, ma spesso esagera...una volta mi sono trovato a casa sua per cena da solo (lei era scesa a salutare un'amica) e non ho resistito ad aprire un paio di cassetti della sua camera da letto. Sono rimasto di sasso: perizomi, reggicalze, sottovesti cortissime e un pò più nascosto persino un frustino! So che ora frequenta un tipo molto più giovane, immagino che si starà togliendo tutte le voglie che ha represso per tanti anni. La mia fantasia è galoppata subito parecchio e il primo pensiero è stato quello di immaginare mia sorella seminuda con addosso qualcosa di molto volgare mentre fa sesso con me cavalcandomi selvaggiamente; sì lo ammetto mi faccio schifo, ma sono sempre stato un pò invidioso di quella tipa tutta perfettina, e ora scopro che è diventata una specie di zoccola, e quindi una lezione gliela darei volentieri...ma dopo pochi istanti lo scenario dei miei pensieri è del tutto cambiato e ho pensato invece che mi sarebbe piaciuto moltissimo indossare io queste cose...sentire il nylon delle calze che risale lentamente le gambe, o il fruscio del tessuto di una sottoveste che ti accarezza la pelle deve essere il massimo, ma fare un "defilè" di intimo davanti a qualcuno ancora di più!

 E quindi nei giorni seguenti ho iniziato ad acquistare segretamente qualche capo di intimo femminile. Genova è una città grande, ma bisogna stare attenti a non fare mosse false perchè alla fine qualcuno che conosci lo incontri sempre e ovvio che il rischio di rovinarsi la reputazione c'è in pieno. Sono andato in un negozietto del centro storico nei vicoli, gestito da una vecchia napoletana che deve averne viste di tutti i colori, e credo che abbia capito subito dal mio sguardo che sottoveste, perizoma, reggicalze, autoreggenti ed altro acquistati per una fantomatica fidanzata in realtà erano destinata a me. Ho comprato anche due paia di scarpe con i tacchi molto alti, e una parrucca bionda e riccioluta, e devo dire che mi ha intrigato moltissimo fare qualcosa di trasgressivo e soprattutto immaginarmi ad indossare le cose che stavo acquistando davanti ad un uomo. Sì certo, ci vuole del coraggio a fare una cosa del tutto nuova, con tutti i rischi che questa può comportare. Un conto è immaginare, un conto è farlo davvero, e io avrei voluto trovare un uomo che sapesse farmi sentire donna in tutto e per tutto, e che a letto avesse molta fantasia: preliminari, giochi erotici, farmi sentire schiava e dominata, anche se la penetrazione mi spaventava un pò e in un primo incontro non sarei arrivato a tanto...per quello avrei voluto un incontro apposta con una specie di cerimonia di iniziazione sessuale, a questo tenevo moltissimo, una specie di celebrazione profana nella quale mi liberavo dell'ultimo dei tabù rimasti.


Adesso occorreva trovare la "materia prima" ossia un uomo, possibilimente esperto, possibilmente gradevole fisicamente, possibilmente ben dotato e prestante a letto. Chiedevo troppo? forse no, ma era il modo in cui cercare che non mi sembrava poi tanto facile. Decisi di sfruttare le nuove tecnologie, anche se non sono mai stato patito di Internet, aprendo una casella e-mail ad hoc e 
inserendo un annuncio su uno dei più grandi portali italiani erotici specializzati,
nel quale cercavo un uomo con le caratteristiche di cui sopra, e per rendere la cosa più appetibile, specificando di essere alla prima esperienza e amante dell'erotismo e non della volgarità, come in effetti sono. Non ero molto convinto di questo sistema, e in effetti per i primi dieci giorni ricevetti oltre cinquanta risposte, ricche di oscenità e null'altro. Poi uno stop per le feste natalizie e a metà gennaio stavo già pensando a qualche metodo alternativo, quando una sera ricevetti una risposta diversa dalle altre. Il nik "cerimoniere" era molto originale e accattivante, e il testo diceva semplicemente: - vuoi provare? non prometto niente, ma potrei regalarti un sogno - Inutile dire che risposi subito, e passammo a scambiarci un paio di mail nelle quali riuscii a sapere che Guido, questo il suo nome, era un commercialista più giovane di me di tre anni, genovese come me, che cercava nuove emozioni dopo qualche anno di matrimonio molto piatto. Io dopo la prima mail mi sentii subito molto rilassato e iniziai senza remore a scrivergli cosa provavo, e cosa avrei voluto succedesse, senza nessuna inibizione nelle descrizioni delle situazioni sperate, lui mi rispose sempre in maniera decisa, ma pacata e senza alcuna volgarità, solo venature di erotismo. Decidemmo di vederci per un aperitivo in un bar del centro cittadino, erano passati solo sei giorni dal primo contatto via Rete. Ero nervoso, agitato, mi chiedevo se davvero facessi bene a percorrere una simile strada. Beninteso, nessuna remora morale, ma forte era la paura di incontrare gente conosciuta o magari scoprire amici comuni e rovinarmi la vita e la carriera per un capriccio. Non mi ero fatto nessuna idea dell'aspetto di lui, e al cellulare ci eravamo scambiati solo sms senza mai parlarci. Arrivammo al bar quasi simultaneamente, e l'impressione fu più che buona. Un uomo dai capelli scuri, alto 1,80 robusto, sguardo accattivante e sorridente, vestito sportivo. Anche io non credo di essere male, un pò più basso di statura, ma longilineo, e la simpatia reciproca è stata immediata. Abbiamo parlato a lungo, lui mi ha detto che aveva già avuto un'esperienza analoga con un tipo che voleva provare un'avventura simile alla mia, ma che proprio all'ultimo momento si era tirato indietro per vergogna. Non aveva problemi a fare un primo incontro nel quale non si sarebbe andati fino in fondo, ed un secondo nel quale invece ci sarebbe stata la mia totale iniziazione: per quella, mi disse, aveva qualche idea che mi avrebbe svelato al momento opportuno.


Mi propose di andare in una casa che ha nell'entroterra a venti minuti di macchina da Genova, un posto utilizzato solo d'estate, tranquillo e lontano dalla vista di occhi indiscreti. A me faceva un pò paura andare in una casa con uno sconosciuto, ma d'altronde, trattandosi di un incontro da fare il pomeriggio, non potevo certo rischiare di andare in un albergo, quindi accettai l'invito. Era venerdì 19 gennaio, l'appuntamento era fissato per il lunedì successivo, alle tre del pomeriggio, e quindi avremmo avuto alcune ore per noi.
Inutile dire che nel weekend saltai l'appuntamento con la fidanzata adducendo motivi di lavoro, e mi preparai al meglio per l'incontro. Mi depilai interamente, lasciando solo un triangolo sul pube, nessun problema a giustificarmi con le mie donne, visto che pratico nuoto e ciclismo e quindi spesso ricorro a tale pratica. Stavolta però era diverso, sentivo la mia pelle liscia e morbida ovunque e immaginavo le mani di un uomo accarezzarla, il che mi faceva impazzire dal desiderio. Acquistai altro intimo dal solito negozio, e passai la domenica ad indossare questo o quel capo, devo dire che facevo davvero un figurone quando mi guardavo allo specchio, mi scattai persino alcune fotografie con l'autoscatto.
Lunedì presi la giornata di ferie, e partii con netto anticipo sull'orario stabilito, portando con me una borsa piena di "attrezzi del mestiere", non ultima una scatola di trucchi, perchè se faccio una cosa voglio che riesca davvero bene.
Ovviamente l'emozione era a mille, mista ad una normale dose di ansia per l'ignoto, e più di una volta pensai seriamente di tornare indietro e non farmi mai più sentire. Ma alla fine arrivai al posto stabilito per l'incontro: Guido arrivò puntalissimo, lasciai la mia auto e insieme proseguimmo per un breve tragitto sino ad arrivare ad una villetta ben curata ed accogliente. Per rompere il ghiaccio bevemmo qualcosa insieme, poi io andai in bagno a cambiarmi.


E' molto eccitante guardarsi nudo allo specchio, e piano piano indossare capi provocanti sapendo che nella stanza accanto c'è un uomo che ti aspetta e tu farai di tutto per farlo impazzire di piacere. E soprattutto pensare che per tanti anni hai recitato questa commedia a ruoli invertiti, eri tu l'uomo in attesa e sentivi lei mentre si preparava per te. Ora la donna in questione sei tu ed è interessante vedere cosa si prova dall'altra parte della barricata. Per prima cosa allacciai in vita un reggicalze di pizzo nero, con calze grigio chiaro velatissime con la riga dietro. Poi gli slip neri sgambati anche essi di pizzo, con dietro solo un triangolino ad evidenziare in mio sedere. Quindi le scarpe di vernice a punta, con la fibbia alla caviglia e il tacco di 12 cm. Sopra indossai una vestaglia di raso argentata chiusa da una cintura che arrivava al ginocchio, ma che si apriva molto facilmente. Mi diedi un pò di trucco agli occhi, alle guance e un rossetto rosso fuoco, oltre ad una abbondante spruzzata di Poison di Dior, e mi guardai allo specchio: ero veramente una bomba.
Aprii la porta del bagno e camminai ancheggiando verso il salone dove lui mi aspettava. Guido nel frattempo si era messo in libertà. Era rimasto con i jeans attillati e a torso nudo, mostrando muscoli notevoli, una spada tatutata sul braccio destro, e un guerriero sulla schiena. Mi sedetti sul divano accavallando le gambe velate di nero che si scoprirono abbondantemente, lanciando uno sguardo voluttoso - penso che potremmo rilassarci un pò adesso - disse lui mettendo un pò di musica leggera in sottofondo. 


Da giorni pensavo che il modo migliore per rompere il ghiaccio era sembrare più "geisha" possibile cercando di soddisfarlo meglio che potevo. E quindi mi avvicinai a lui, iniziando a baciargli le spalle e il torace, accarezzando il tatuaggio con le dita, e muovendo le labbra e la lingua sulla sua pelle molto lentamente. Guido, forse sorpreso dalla mia iniziativa, mi lasciò fare, e io scesi lentamente fino ai suoi fianchi iniziando a slacciargli i jeans. Rimase con un paio di slip blu stretti e io per la prima volta allargai la mano sopra di essi sentendo già una notevole erezione. Lui mi portò in camera da letto, un matrimoniale molto morbido e accogliente, e io presto gli sfilai gli slip, mettendo a nudo il membro che mi sembrava davvero in ottima forma. Iniziai a passarci le dita e le mani sopra, poi a baciarlo, poi cominciai a lavorare con la lingua sulla sommità, concentrandomi sul filetto, la parte più sensibile. Non avevo avuto nessuno shock a fare questa cosa fino a pochi mesi fa nemmeno immaginata e desiderata. Anzi mi sembrava la cosa più naturale del mondo, mi piaceva, e vedevo che anche lui la gradiva. Sentivo crescere il suo pene e lo inghiottii iniziando ad andare su e giù con la bocca; mi sembrava di interpretare un film porno, andammo avanti così una buona mezz'ora lui ansimava, mugolava, mi palpeggiava con le mani, ma senza togliermi nulla. Alla fine sentii come una pulsazione in lui e ci fu la violenta esplosione nella mia bocca, che fu inondata del suo sperma; io lo pulii e asciugai accuratamente con la lingua, ci prendemmo un attimo di riposo bevendo qualcosa. - complimenti, per essere la prima volta te la sei cavata davvero bene, adesso però ho voglia di giocare io con te - disse Guido, e mi si avvicinò da dietro, infilandomi le mani dappertutto, facendo vibrare il mio corpo dal piacere. In men che non si dica mi sfilò la vestaglia, e io rimasi davanti a lui in slip e reggicalze, sentendomi davvero molto zoccola. - Finalmente prendi l'iniziativa - mormorai io, - ricordati che tu sei l'uomo e io la donna, c'è un punto molto sensibile in me, visto che sei una persona esperta lo scoprirai senz'altro - aggiunsi. In effetti sono sempre stato molto eccitato se una donna mi toccava e mi leccava i capezzoli, un punto magari non troppo maschile ma che senz'altro era il top per farmi godere. 

La sua bocca e la sua lingua andavano dappertutto, ma un mio grido acuto e femminile lo fece fermare proprio mentre iniziava a titillarmi il capezzolo destro. - ho capito dove sei sensibile, adesso ti faccio urlare ancora di più -, e io risposi già inebriato - fai tutto quello che vuoi, lasciami un indumento addosso, non mi piace rimanere completamente nudo, mi sento molto più volgare - Iniziò a giocare con i miei capezzoli, dita, lingua, morsi, e io urlai e ansimai in un modo davvero intensissimo. Intanto il suo membro era tornato molto turgido, e lui continuava a strofinarmelo ovunque. Io sentivo che se avesse proseguito così avrei ceduto subito completamente, ma non era quello che volevo. - Ricordati che dobbiamo vederci una seconda volta, non voglio fare tutto subito - ansimai. Mi tolse scarpe e slip, lasciandomi solo le calze addosso, girandomi di schiena e passandomi ripetutamente la lingua tra le cosce, facendomi urlare dal piacere. - questo è solo un assaggio, vedrai la prossima volta, se volessi ti fotterei subito, ma aspettare ancora qualche giorno ti farà andare ulteriormente in calore - e in effetti Guido aveva proprio ragione. Andammo ancora avanti due ore buone, sentivo che lui insisteva per arrivare alla penetrazione, ma io riuscii a resistere, e verso le 19 ci salutammo. - Ci rivediamo giovedì qui alla stessa ora per la cerimonia di iniziazione, ti manderò domani una mail a questo proposito, attieniti a quanto scritto - mi disse Guido con tono stranamente perentorio. La mia speranza era stata quella di trovare un uomo che assumesse la parte del dominatore, ma oggi l'incontro si era svolto su livelli praticamente paritari. Molto piacevole peraltro, che mi aveva appagato, seppur parzialmente, e fatto capire che in questo momento avevo bisogno di nuove esperienze. Ma ora dovevo fare il passo decisivo, ed ero più che mai convinto di questo. Il giorno dopo aprii la casella mail, non vedevo l'ora di leggere il messaggio che trovai puntuale e recitava: "vieni vestita con un abito lungo con le spalline, stivali con il tacco altissimo, e sotto uno string. Non dimenticare la parrucca. La vergine renderà omaggio al suo Dio e quindi verrà iniziata al piacere sessuale"

Un brivido caldo mi avvolse, mi piacevano gli ordini perentori, e soprattutto il modo in cui Guido mi parlava, trattandomi da donna. E poi quell'accenno mitologico-religioso, mi veniva quasi da ridere ma giovedì io in effetti avrei perso l'ultima verginità che mi rimaneva.
Il giorno della verità mi inventai un funerale al lavoro per potermi di nuovo assentare e andai nel solito negozietto a comprare uno string di raso nero, la vecchia sorridendo mi disse mentre pagavo "allora si vede che sei piaciuta al tuo uomo, e ora vuoi fargli perdere la testa: guarda che ho capito subito" il che mi fece allo stesso tempo vergognare ed eccitare tantissimo.
Poi andai in un negozio specializzato in scarpe particolari, acquistando un paio di stivali di strass taglia 43 con tacchi di 14 cm e zeppe molto alte, di quelli che usano le cubiste. 220 Euro, ma ne valeva la pena. Infine, il vestito lungo con le spalline nero, con lo spacco laterale fino alla coscia. Al pomeriggio presi l'auto e arrivai diretamente nella villetta di Guido: avevo un fuoco che mi bruciava dentro, oltre naturalmente ad un minimo di paura per quello che sarebbe successo.

Lui mi aspettava già in casa, e porgendomi una maschera nera del tipo Carnevale di Venezia mi disse brusco - vai a prepararti, spero tu abbia portato quello che ti ho chiesto. Da adesso ti chiamerò Silvia, come quella troia di tua sorella. Mi piacerebbe molto avervi come schiavi in coppia, ma per adesso dovrò accontentarmi di te - L'accenno a mia sorella mi provocò una forte erezione, il pensiero di vederla nel ruolo di schiava, mentre viene dominata da un altro uomo oppure mentre si accoppia con me per la gioia del nostro padrone mi faceva salire l'adrenalina a mille. Infilai lo string guardandomi allo specchio, dietro avevo solo un filo che mi evidenziava le natiche tornite, davanti un triangolo alto e stretto che non nascondeva il pelo dell'inguine. Il vestito mi stava a meraviglia aderendomi al corpo, mentre gli stivali mi slanciavano in modo incredibile rendendomi molto appetitosa. La parrucca e la maschera rendevano un'atmosfera di mistero. Io credo che quando una persona si mette in maschera si trasforma, è come se lasciasse il suo solito corpo per assumere un'altra identità ed è quello che io volevo quel pomeriggio.
Dopo essermi inondata di profumo, soprattutto sulle braccia, in mezzo alle gambe e sul sedere, uscii, e trovai Guido ad attendermi. Aveva una specie di mantello nero lungo, e indossava una maschera da divinità orientale. Sul tavolo c'erano un lettore CD portatile, un frustino e un vibratore. Inutile dire che il tutto mi fece salire ancora, se possibile, il grado di eccitazione. - volevi la cerimonia di iniziazione? eccola, d'altronde io sono il "cerimoniere". devi solo esegure tutti gli ordini alla perfezione, sei la mia schiava adesso - esclamò Guido con voce imperiosa. Non l'avevo ancora conosciuto sotto questo aspetto, ma mi piaceva.
Mi inginocchiai davanti a lui baciandogli i piedi e le caviglie - farò tutto quello che mi chiederai - dissi convinta. - allora mettiti contro la parete, a gambe larghe e sollevati il lembo del vestito fino ai fianchi, voglio esaminarti - intimò lui.

Eccitata dall'idea, eseguii il suo ordine, sollevando l'orlo molto lentamente scoprendo le gambe, le cosce e il sedere nudo solcato dalla Y dello string.
- questo è quello che ti attende e che sto per offrirti - mormorai.
Lui si avvicinò e iniziò a palparmi insistentemente scostando il filo del perizoma e saggiando con le dita l'entrata ancora incontaminata del mio sedere, facendomi urlare dal piacere. - Adesso fai scivolare a terra il vestito, e rimani con braccia e gambe larghe - disse Guido. Obbedii, facendo cadere le spalline a terra, rimanendo praticamente nuda davanti a lui, eccetto stivali e string. Senza preavviso iniziarono ad arrivare i colpi di frusta, sulla schiena e sul sedere, alcuni forti, altri molto leggeri; ogni tanto lui si avvicinava passandomi le
frange del frustino tra le natiche o sui capezzoli, strappami gemiti di piacere.
- prima di possederti devo purificarti - gridò lui continuando a fustigarmi.
Poi di colpo si fermò, mi diede il vibratore e mi disse - adesso tu danzerai per me, voglio qualcosa di molto erotico e sensuale, solo se riuscirai davvero a convincermi ti inizierò, devi metterci tutta te stessa - Io mi sentivo quasi ubriaca per le novità che continuavano a susseguirsi, bruciavo per i colpi di frusta ricevuti, ma ormai volevo arrivare fino in fondo e quindi decisi di stare al gioco.


Partì la musica, un ritmo tribale, ancestrale, orgasmico, dal quale potevi decidere se estraniarti o lasciarti travolgere completamente. Mi piaceva andare in discoteca, quindi me la cavo piuttosto bene, ma con gli stivali alti non era facilissimo così immaginai di essere una cubista, ovviamente infiammandomi ulteriormente per il paragone. Mi muovevo freneticamente, agitando gambe e braccia, toccandomi varie parti del corpo, era una specie di offerta che facevo al mio Dio che osservava. Mi passai il vibratore sui capezzoli e in mezzo alle gambe, poi simulai la penetrazione anale, quindi mi buttai a terra continuando con le pose erotiche immaginando di cavalcare un membro eretto. Stavo eccitandomi al limite, ansimavo, gemevo, ci mettevo davvero l'anima, la musica mi trasportava. Ad un tratto Guido fermò la musica, si tolse il mantello, sotto era nudo con un'enorme erezione. 

Mi mise un piede sul torace - adesso sei pronta per avere l'onore di essere posseduta dal tuo Dio - io allargai braccia e gambe in segno di totale sottomissione gemendo - non resisto più, possiedimi, scopami, fammi sentire una grandissima zoccola - e lui mi squarciò con le mani l'elastico dello string, mi sollevò le gambe e mi penetrò in modo perentorio - sei la mia puttana, la mia schiava, e io ti inizio ad una nuova vita sessuale - gridò lui senza freni. All'inizio sentii bruciore e dolore, ma poi riuscii a rilassarmi adeguandomi ai colpi di lui, muovendo ritmicamente il bacino nella sua direzione. Gemevo e urlavo di piacere come una verginella, ma la situazione mi piaceva tantissimo, andammo avanti per una buona mezz'ora, con lui che mi pompava incessantemente, io ero davvero al top a vedere di essere posseduta sul pavimento da uno sconosciuto con stivali altissimi, maschera e parrucca, e speravo che lui durasse il più a lungo possibile. Alla fine con un urlo venne e mi inondò di sperma bollente, una sensazione davvero incredibile. Rimanemmo per un bel pò ansimanti sul pavimento, incapaci di muoverci a parte il togliersi le maschere, ma senza toccarci più. Dopo una decina di minuti mi alzai e oscillando sui tacchi altissimi andai verso il bagno, accentuando al massimo il modo di sculettare, e mi accorsi che le mia voglie non si erano ancora placate. Dopo essermi lavata e data una nuova spruzzata di profumo, tornai in sala e proposi a Guido di andare in camera da letto. Lì mi dedicai con la massima cura al suo membro, che dopo qualche minuto di sollecitazioni con lingua e bocca, tornò al suo massimo splendore. A quel punto, con lui supino, mi misi a cavalcioni sopra il suo pene e inziai a dimenarmi freneticamente. Mi sentivo una regina, perchè stavolta potevo controllare direttamente la penetrazione e decidere come e fino a che punto andare a fondo. 


Mi passai le mani sui fianchi, poi alzai le braccia sopra i capelli rilassandomi completamente e continuando il
movimento ritmico ora rallentando, ora accelerando. Anche lui si dava da fare da sotto, e andammo avanti così per un tempo indefinito, finchè Guido esplose dentro di me e anche io ebbi un orgasmo violentissimo che mi fece godere come mai era accaduto prima. Adesso mi sentivo una vera donna in tutto e per tutto e credo proprio che da quel giorno nella mia vita sessuale ci sarebbe stato ampio spazio per un certo genere di nuovo divertimento.

domenica 11 agosto 2013

Racconti e Storie di sesso gay: LA MIA PRIMA VOLTA IN CASERMA

Racconti e Storie di sesso gay: LA MIA PRIMA VOLTA IN CASERMA


Avevo appena compiuto 18 anni ed ero stato subito richiamato per il Servizio di Leva. Ero terrorizzato: sapevo di quanto fosse violento e prepotente il mondo dei Militari, veri maschi e spesso depravati con i loro giochi pseudo-sessuali sui succubi e i più deboli, ma nel contempo ne ero attratto e affascinato. I primi giorni ero disperato: di notte nella camerata non si poteva dormire in quanto 5 nonni erano venuti per iniziare noi nuove reclute con i loro abusi e sorprusi. Avevano preso di mira i ragazzi più dolci e più deboli, i più femminei, ed avevo assistito a scene molto forti. La prima notte i 5 nonni prepotenti ( il capo si chiamava Daniele, era completamente rasato in testa, con pizzetto, alto e con la pelle scura, occhi nerissimi e furbi oltre che prepotenti, cattivi, aveva 45 di piede ed era lui che inventava le punizioni più bizzarre e feroci; poi c’era Ottavio, un ragazzone di quasi 2 metri, con dei riccioloni nerissimi, era Siciliano, diceva sempre parole scurrili, occhi azzurrissimi di ghiaccio, sopracciglioni folti e un naso e delle labbra da scimmione, aveva 49 di piede ed era la prima volta che vedevo dei piedoni così grandi e volgari da maschio; il 3° si chiamava Davide, era Romano e volgarissimo, rideva e si divertiva quando puniva insieme agli altri, era biondo cenere, occhi grigi, molto giovane, era basso ma aveva 46 di piede, la prima cosa che si notava di lui erano i suoi piedoni; il 4° si chiamava Biagio, era un tipo molto silenzioso, magrissimo e altissimo, capelli castani, occhi verdi, barba incolta, piedi lunghi e magrissimi 45; l’ultimo si chiamava Luciano, calvo con barba nera, era di Bolzano, molto violento, le violenze le imponeva soprattutto lui in maniera assai brutale e senza pietà e si vedeva che più faceva soffrire la vittima o più la vittima si dibatteva o tentava di resistere, più lui godeva nell’imporre la punizione e a farla eseguire come si deve, aveva 46 di piede molto largo con dei diti grossi e volgari; insomma alla loro violenza non si poteva resistere!! ) 
 entrarono in camerata, disfecero tutte le brande ridendo e gridando, e andarono da Luca, il più imbelle delle reclute, che dovevano aver subito preso di mira il giorno, e lo spogliarono completamente nudo: alla vista dello striminzito cazzetto molle, reso più piccolo dalla paura, schiamazzarono e lo derisero come dei matti, offendendolo così: - E questo sarebbe un maschio? E questo sarebbe un cazzo? Ehi, femminuccia, guarda i veri maschi come ce l’hanno grosso e sempre duro, il cazzone?- E si tirarono fuori le loro nerchie grosse e dure e dritte come fusi. –
Ehi, femminuccia, magari ti  piace guardare i nostri cazzoni, vero? Magari sei finocchio? Adesso il tuo cazzetto lo puniamo bene e te lo allunghiamo come si deve noi, finocchietto!!-Allora lo presero e lo legarono al letto in piedi, mentre tutta la camerata anche delle reclute inveiva, lo derideva, lo insultava e incoraggiava a punirlo per bene. Gli legarono il cazzetto molle ad una cordicella, e glielo tiravano più che potevano, si tolsero gli anfibi e le calze sudate, così sudate che erano appiccicate ai piedi, e coi piedi nudi davano dei calcetti allo scroto della vittima per fargli drizzare il cazzetto molle; la vittima Luca gridava dal dolore del tiraggio e dei calcetti ma loro gli intimarono di soffrire in silenzio, altrimenti i calci sarebbero diventati più pesanti, e gliene diedero una prova, Luca tacque soffrendo; Daniele ridendo disse: - Bravo, così: soffri in silenzio da uomo e non da finocchio. Ragazzi, bisogna dargli un aiutino, questo cazzetto non si allunga e non si indurisce; si vede che non gli serve con le donne al finocchietto; titilliamoglielo un po’ coi piedi, naturalmente, colle mani non è da maschi, e i piedi sono sozzi abbastanza da toccare un cazzetto, poi ce li faremo pulire da lui, ok, ragazzacci? - 
 Detto questo, proprio Daniele iniziò col suo alluce grosso e prepotente a toccare il cazzetto, e subito anche gli altri 4 piedoni si misero all’opera di buona lena; ogni tanto il cazzetto si ergeva un poco, e uno dei prepotenti, ridendo, ne approfittava per strizzarglielo col piede e anche le palle, così che Luca non resistette più e incominciò a gridare.- Stai zitto, lavativo, che se viene il Sergente di guardia è peggio per te, sai?- Disse Davide e continuò a pestare il cazzetto oramai duro di Luca, ridendo.
 - Non resisto, povera checca di merda, a sentirla gridare così, tappiamogli quella lurida bocca da oca!!- Disse Ottavio e gli infilò il suo sudatissimo piedone 49 quasi tutto in gola, facendoglielo ingoiare quasi tutto; Luca non riusciva a respirare più col piede in gola e cogli occhi cercava aiuto. Luciano lo aiutò molto volentieri e gli afferrò il naso tra due ditoni del piede, ghignando: - Se non riesci a respirare, magari se sniffi bene la mia puzza di piedi, che è famosa nella mia camerata, vero compagni? riesci a respirare meglio, no?- 
 Tutta la camerata rise fragorosamente e gridavano: - E dai, ragazzi, fategliela sentire tutta la vostra puzza di piedi dei veri maschioni, che non se li lavano mai!! Dai, fatelo affogare, deve morire!E fateveli pulire bene i piedi dalla checca!! - 
 
Allora Ottavio tolse dalla gola l’enorme piede e se lo fece leccare e pulire dalla linguetta di Luca, che ingoiava tutto il sudore raffermo depositato tra i diti dei piedi non lavati da tanti giorni di marce, e mentre leccava e annusava il potente e acre odore, aveva conati di vomito, che divertivano da morire i 5 nonni punitori, e non li scoraggiavano, anzi, a turno si facevano pulire i piedi sporchi e sozzi e glieli facevano sniffare per bene sul naso. Ad un certo punto Luca non ce la fece più e svenne.
 - E’ svenuto il finocchietto, guardate, però il cazzetto gli è venuto un po’ duro: ce l’abbiamo fatta, ragazzi!! Evviva!! Adesso lo svegliamo come si deve.- Disse Daniele divertito. 
 Allora i 5 nonni presero una bacinella sporca dal bagno, ci pisciarono dentro e invitarono tutta la camerata a pisciarci per riempirla di più, e slegarono Luca e gli infilarono la testa dentro e sotto la mistura di urina e ce lo fecero stare finchè si stava riprendendo, e gridavano e ridevano, quando per il baccano sentirono i passi del Sergente di guardia che veniva a fare ispezione. Tutta la camerata si ritirò correndo nelle proprie brande, mentre i 5 nonni continuarono ad immergere nell’urina la testa di Luca pestando col piede la testa e ordinandogli: - Devi berla tutta la nostra piscia!!!- Al che entrò il Sergente di guardia. Si chiamava Toni, era di Padova, ed era un ragazzone coi ricci neri e bianchi, gli occhi truci nerissimi, di statura media, molto bello, con dei piedoni enormi 47. Entrò e vide la scena; si fece un silenzio di tomba. Disse Toni: 
 - Cosa sta succedendo qui? – 
 Rispose Davide, tranquillo e superiore: 
 - Niente, Sergente. Questa checca nuova recluta è svenuta, dopo che ci ha visti, e noi stiamo cercando di farla riprendere - 
 - Ma cazzo, ragazzi, perché ogni volta che sono di guardia, e fate queste cose non mi fate partecipare mai?- Rispose, inaspettatamente il Sergente Toni. - Sono mesi che non riesco più a punire un finocchio come si deve!!- 
 - Prego, a Lei l’onore, Sergente… - Disse Luciano -…come lo risveglierebbe un finocchio in delirio?- Chiese Luciano. - Guardate un po’…- Rispose Toni, e iniziò a togliersi gli anfibi e le calze, poi col piede nudo sporco e sudato come gli altri, se non di più, lo pose sul naso di Luca tramortito, che al sentire la nuova puzza, ebbe un nuovo conato di vomito, dopo che aveva bevuto tanta piscia.- Guardate un po’, se l’odore di un vero maschio magari lo fa riprendere…- Disse ridendo Toni continuando a fargli sniffare bene tra i diti, dove l’odore del sudore è più forte - Oppure vomita la femminuccia… - Disse sghignazzando Davide. - Però il cazzo ce l’ha un po’ più duro, guardate…-Disse Ottavio, e col piedone enorme lo stuzzicò così che divenne un po’ più duretto.Alla fine, stufi i 5 nonni e il Sergente si rinfilarono le calze e gli anfibi e se andarono insieme a bere, lasciando Luca per terra nudo e stremato. Io andai ad aiutarlo a lavarsi, rivestirsi, calmarsi e riposarsi. Poi, dato che non potevo sopportare la violenza e gli abusi, decisi di andare il giorno dopo dal Colonnello a denunciare i 5 uomini e anche il Sergente. Così feci, raccontando tutto l’accaduto, e mentre lo raccontavo mi sentii strano, come eccitato, e pensando che gli uomini avrebbero potuto farmela pagare, sentii un brivido di strano eccitamento, che non avevo mai provato in vita mia. Comunque per 15 giorni non seppi più niente, né vidi i 5 nonni e il Sergente più in giro.
 Dopo i 15 giorni una sera, mi ritiravo in camerata, quando mi trovai, seduti sulla mia branda tutti e 6 i maschi con aria truce e vendicativa.- E’ arrivata la spia merdosa? – Disse Ottavio col suo solito gergo volgare. – Pare di sì, sento la puzza - Disse Daniele con aria scaltra e gli occhietti furbi.
 - A stronzo, siamo stati in arresto per causa di uno straccio come te per ben 15 giorni…- Disse Davide, col suo accento romano -…e adesso tocca a noi divertirci un po’con te: te la faremo pagare per tutta la durata della tua naja, e molto duramente!!- Disse Luciano, con aria feroce, tenendomi fermo da dietro.
 - Ti rammenterai di noi per tutta la tua lurida vita, così imparerai a fare la lurida spia.- Disse il Sergente Toni, che oramai si era aggregato alla banda di violenti. 
 
Biagio mi dette un calcio nelle palle col suo lungo piedone, così che mi ritrovai sdraiato a terra ai loro piedi, mentre tutti e 6 stavano in piedi sopra di me, guardandomi minacciosi dall’alto. Daniele mi mise l’anfibio sulla testa e premette, dicendo - Ti schiacceremo come un verme, il verme che sei: abbiamo, in questi giorni di galera, ideato delle punizioni, che se non sei già un finocchio, come pensiamo, lo diventi di sicuro, e invece magari ti piacerà…Forza, ragazzi, portiamolo in un luogo sicuro!!- Disse Luciano: - Questa notte e tutte le altre notti, te le faremo ricordare per sempre, abbiamo delle sorpresine molto piccanti per te!Andiamo - Disse Davide con prepotenza. Mi presero di peso e, strattonandomi, mi condussero in una lurida stanza scura e senza finestre, poi chiusero la porta a chiave, mi spogliarono nudo strappandomi i vestiti con le loro grandi mani; mi trovai nudo come un verme davanti ai loro occhi che mi guardavano sardonici. 
 Poi sghignazzando posero gli occhi sul mio cazzo:
 - E quel cosettino che si sta alzando sarebbe un cazzo?- Disse Daniele, con la sua aria furba e perversa. Abbassai, vergognoso, gli occhi sul mio cazzo, che si stava ergendo piano piano, e scoprii che ero eccitato di essere guardato nudo davanti ai loro occhi derisori. Con una spinta Biagio mi fece cadere in ginocchio davanti a tutti loro, e Davide mi pestò senza pietà sotto il suo grosso anfibio il mio cazzetto duro, gridando: - Allora, femminuccia, è solo l’inizio, ti piace? Senti abbastanza dolore per cominciare? Grida pure quanto vuoi, tanto qui non ti può sentire anima viva e nessuno verrà a salvarti: sei completamente nelle nostre mani ed è solo l’inizio, vedrai il seguito!- E continuò a pestarmi il cazzetto duro sotto l’anfibio, premendomi anche le palle, e facendomi gemere dal dolore eccitandomi.- Vedo che un po’ gli piace: lo dicevo che era un finocchio, solo quelli così fanno la spia se vedono dei maschi che si divertono ad umiliare quelli come loro- Disse Davide.- Salvo poi godere di quello che li facciamo subire noi maschioni, questi stronzi di checche!- Disse Ottavio, e ridendo mi obbligò a leccare i grossi anfibi sporchi n°49, che erano così grossi che parevano coprirmi tutto il viso e non finivo mai di pulire con la lingua.- Però guardate, sembra che gli piaccia leccarci i piedi al finocchietto, il cazzetto è diventato lungo e duro, per come può questa mezzasega; tanto a cosa gli serve avere un cazzo se non lo sa usare con le donne? Io so come farglielo usare, vero ragazzi?- Disse sghignazzando Daniele con aria perversa, e si tolse gli anfibi n° 45: nella stanza sentii spandersi tutto l’odore maschio dei suoi piedoni sudati e non lavati da mesi, e sedendosi su uno sgabello mi pose i due piedi con le calze lerce e appiccicaticce sul naso, obbligandomi a sniffare tutto. A sentire questo odore forte di maschio sudore il mio cazzetto inavvertitamente divenne durissimo, come poteva, e uscì una goccia di eccitazione, si stava bagnando. Luciano si accorse del fatto, e sghignazzando lo fece notare ai compari, per cui Davide, Toni, Biagio e Ottavio si tolsero gli anfibi e le calze e coi piedoni nudi e gli enormi alluci incominciarono a torturare e titillare la punta dritta del mio cazzetto, cercando di allargare l’apertura del mio buchino, spietati, così che da esso uscì abbondante il liquido di eccitazione. Ridevano e si divertivano come matti. Allora anche Daniele si sfilò le calze appiccicate ai piedoni, e mi obbligò a leccare e nettare i piedi sporchissimi con la lingua, facendomi ingoiare il sudore depositato tra i diti, e ordinandomi di fare delle lunghe inspirazioni col naso per inalare tutto il suo odore dei piedi.- Vedete come questo gli piace al finocchio!!- Disse Daniele rivolto ai compari, così che anche loro a turno seguirono il suo esempio, e per alcune ore dovetti pulire a turno i piedi di tutti loro, ingoiando e inalando tutti i vari sudori tra i diti e le puzze dei piedi, mentre loro mi insultavano, mi deridevano, mi umiliavano in vari modi, e a turno mi titillavano e torturavano il cazzetto durissimo e rosso per la tortura, cercando di allargare più che potevano il buchino, da dove usciva sempre copioso il liquido, e cercando di farvi entrare a gara i vari alluci, sempre più grossi e prepotenti, tanto da sgranarmelo e da farmi gridare dal dolore-piacere, mentre a turno mi sputavano in faccia, in gola, in bocca, e poi Daniele inventò il gioco di farmi entrare fino in gola il piede e tutti e due insieme fino a farmi quasi affogare, e a turno cercavano di farmeli ingoiare più che potevano, e che la mia bocca e la mia gola potesse ingoiarli, i due piedi di ognuno, oppure due piedi di Padroni diversi, offendendomi così:- Toh! Ingoia la nostra saliva di veri maschi! Puh! E butta giù, sai! Ingoiala tutta, nemmeno una goccia devi sprecare!
Troia, allarga quel buchino viscido del tuo cazzettino, che ci vogliamo immergere i nostri ditoni dei piedi, apri bene, sì grida così che te lo sfondiamo! Senti come ti entra bene il nostro allucione fino in fondo dentro al cazzetto, come sprofonda e ti tortura dentro, come fosse una figa larga, prendilo tutto e godi, finocchio di merda! Senti come ci divertiamo, mentre il ditone è ben ficcato dentro, a girare dentro e a slargare e a far posto e a ravanare bene! Sì, grida così, spia puzzolente! Anzi, taci, e infilati tutto il piede in gola, checca schifosa, ingoialo tutto, guarda ti ci infilo anche quest’altro, affoga così! Ingoiali tutti e due insieme i nostri piedoni lerci di veri maschi! E lecca bene tutto, e pulisci bene colla tua linguetta di merda tutto il nostro sporco dei piedi, ingoia tutti i residui che trovi tra i diti dei piedi e butta giù tutto! Guardate come ingoia bene e come gli piace a questa troia di finocchietto! Che fortuna aver incontrato per te per la prima volta dei veri maschioni prepotenti che te la fanno pagare e ti puniscono come si deve, vero? E sniffa bene la puzza dei piedi, dai, inspira forte e inala tutto, ti piace, eh? - Erano, a questo punto, eccitatissimi anche loro, di trovare una vittima così compiacente, che si tirarono fuori dalla patta le loro nerchie lunghe, dure e possenti e cominciarono a menarsele come forsennati, continuando nella tortura su di me. Mi infilarono i loro cazzoni in gola a turno, mentre coi piedi sulla testa mi obbligavano a spompinare su e giù facendomeli ingoiare fino in gola tanto da affogare per come erano grossi e duri, anche due nerchie insieme in bocca mi infilarono e me le fecero spompinare fino a sborrare tutto prima uno, poi l’altro, copiosamente, ed obbligandomi ad ingoiare tutto, sempre obbligandomi prepotenti e spietati premendomi i piedoni sulla testa, mantenendo i due cazzoni in bocca mentre uno sborrava e continuando a tenerlo in bocca anche dopo, mentre sborrava l’altro e quello che aveva appena sborrato si induriva subito di nuovo pronto all’uso, e si era quasi fatta mattina, ed io ancora non ero venuto. Allora mi pisciarono tutti e sei in gola contemporaneamente, sempre obbligandomi a ingoiare tutto senza disperdere una goccia spingendomi la testa coi piedi nudi, dicendo: - Ecco, femminuccia, ingoia tutta la nostra piscia e guai a te se ne perdi anche solo una goccia, tutta la devi ingoiare, ecco così, butta giù tutto…- Ma non avevano finito: mi obbligarono a spompinare uno, mentre un altro mi inculava duramente, uno mi teneva la testa col piede a fare su e giù, un altro mi faceva sniffare la puzza dei piedi, il quinto mi eccitava i capezzolini cogli alluci dei piedi e il sesto mi torturava il cazzetto duro con un piede i diti allargavano il buchino sempre più umido e bagnato, mentre l’altro alluce prepotentemente e spietatamente mi si immergeva dentro e ravanava dentro bene con forza e divertimento, tanto che se avessi potuto avrei gridato dal dolore, ma avevo un cazzo in gola e lo pompavo, obbligato da un altro piede. Questo tutti e sei a turno per non so quante ore fino allo sborramento di tutti e sei sia in bocca che nel culo. Alla fine, pensavo fosse finita, invece Daniele inventò l’estrema punizione, come la chiamò lui: mi legarono le mani, in ginocchio mi fecero allargare le gambe e avevo il cazzetto duro proteso davanti a loro, quindi a turno prima Daniele, che insegnò agli altri, e poi uno ad uno, mentre gli altri, uno mi infilava un piede in bocca, uno mi faceva sniffare la puzza del suo piede, uno mi torturava e titillava i capezzolini cogli alluci prepotenti, uno mi teneva schiacciato in ginocchio col piede sulla testa, l’ultimo si menava il cazzo eccitatissimo, cercarono di infilarmi l’alluce dentro il cazzo, e mi fu ordinato di coprire l’alluce che entrava dentro nel buchino ormai slargatissimo, colla pelle del mio cazzetto così da facilitare l’immersione dell’alluce il più possibile dentro il cazzetto; il dolore era lancinante, ma anche il piacere tanto che mi venne da sborrare, ma l’alluce infilato mi tappava l’eiaculazione come un tappo prepotentissimo, così che venni senza che il liquido sprizzasse, occluso dalla forza perversa dell’alluce che spingeva, e godetti dolorosamente mentre tutti ridevano e sghignazzavano del mio piacere interrotto dal dolore.
E così fecero tutti gli altri 5 spietati militari. Venni in questo modo per sei volte, sempre soffrendo come un cane. Ma per loro il gioco non era ancora finito: ero sfinito dopo essere venuto obbligato dagli alluci sei volte, e di liquido non ce ne era quasi più. Ebbene, come finale, sempre legato, ma in piedi, mentre loro a turno stavano seduti sullo sgabello, mi fecero venire per altre sei volte, uno a turno, titillandomi e masturbandomi il cazzetto coi piedi per ore fino a quando un po’ di liquido usciva dal mio buchino, per poi ricominciare a torturarlo e titillarlo col piede del successivo militare per ore fino a farmi uscire di nuovo un po’ di liquido: e loro si divertivano e sghignazzavano come matti, al vedere il mio cazzetto che si induriva a fatica, che era tutto rosso e infiammato, che più lo titillavano e più si arrossava fino poi a far uscire un pochissimo liquido di piacere-dolore, stremato com’era ed esaurito. Arrivammo quindi con questo ultimo gioco punizione alla sera. Allora i 6 stupratori mi dissero.- E’ solo passato un giorno di tortura, ma ce ne rimangono ancora quasi 300 prima che tu finisca la naja, e da adesso si ricomincia fino alla fine. Passai così i 300 giorni che mi mancavano nelle torture che ho raccontato. Mi facevano mangiare qualcosa imboccandomi coi loro piedi, o leccando e ingoiando il cibo tra i loro diti dei piedi, non si lavarono mai i piedi in tutti i 300 giorni, dovevo leccarli e pulirglieli io con la lingua e ingoiare il sudore come un pasto, se avevo sete mi pisciavano in bocca a turno per dissetarmi. Mi facevano andare in bagno una volta ogni tre giorni per defecare quel poco, e se mi scappava la pipì, mi punivano facendomela trattenere fino allo spasimo, otturandomi cogli alluci il buchino del cazzetto perché non urinassi, quando pisciavo un po’ visto che non riuscivo a trattenere sempre tutto, mi punivano dopo con un’ulteriore estrema punizione inventata da Daniele. Uscii con 25 kg in meno. Quando la naja fu finita, li pregai di rivederci quando loro volevano per continuare le loro punizioni anche fuori dalla caserma. E così infatti ancora adesso mi piace farmi torturare da loro, e anche da altri loro amici, ai quali mi hanno dato in pasto. Mi chiamano o da Daniele a Milano, dove ha aperto un’edicola di giornali, e lo facciamo da lui, a casa sua a Spino D’Adda; o a Siracusa da Ottavio; o a Roma da Davide, o a Livorno da Biagio; o a Bolzano da Luciano, o a Padova da Toni o a casa mia.