Ricevo il suo sms la sera precedente:
depilati x bene e raggiungimi domani sera a questo indirizzo, è un negozio, entra e chiuditi dietro la porta.
Alle 21 del giorno seguente arrivo al negozio, entro e mi chiudo dietro la porta non senza una certa apprensione mista all'eccitazione di quando non sai bene cosa ti aspetterà di li a poco...pur avendone una certa idea.
Chiusa la porta, sento la sarracinesca elettrica abbassarsi dietro di me ed una voce provenire dal fondo del negozio che mi ordina di spogliarmi completamente nudo, fare quattro passi avanti e mettermi in ginocchio.
Il locale è completamente in penombra, vedo poco e nulla, ma eseguo l'ordine; una volta in ginocchio sento dei passi che si avvicinano, mi girano intorno più volte poi una mano inizia a correre lungo il mio corpo: mi stringe il viso, scende verso i capezzoli di cui saggia la sensibilità titillandoli con le dita per poi stringendoli a piene mani.
La mano continua a scendere fino al mio basso ventre dove trova il cazzo stretto tra le cosce ma già innaturalmente dritto: lo colpisce con un ceffone come ad avvertirmi che deve essere lui a condurre il gioco....ed a godere.
L'uomo a questo punto porta la mano sul mio culo, lo accarezza, lo stringe per saggiarlo, lo colpisce e, posizionatosi alle mie spalle, risale prendendo le mei braccia per portarle lungo la schiena e legarmi i polsi con una cravatta.
Solo a questo punto mi si para davanti in piedi a gambe aperte, sento l'odore del suo sesso che subito appare davanti ai miei occhi ancora piccolino. Non dice una parola, ma so cosa vuole quindi inizio a leccarlo in punta di lingua dalle palle fino ad avvolgerlo con la lingua ed a farmelo sparire in bocca.
In quella posizione sono costretto a suchiarlo senza mani, ma solamente con lenti movimenti della testa e della lingua. Immancabilmente inizia a divenire duro nella mia bocca, ne sento le venature sporgenti ed eccitanti che corrono lungo le labbra.
Proprio quando pensavo che stesse eccitandosi mi sibila: alzati puttana e sdraiati sulla scrivania a pancia in giù e gambe larghe: così messo ho il culo pericolosamente vulnerabile e la testa a penzoloni dall'altra parte.
Sento le mani aprirmi il culo, la sua saliva colarvi sopra ed infine un paio di dita che cercano di farsi spazio. Altra saliva ed altre dita; altra saliva ancora e sento le cinque dita spingere fino alle nocche: versa sopra un pò di unguento, spinge ancora ed entrano anche quelle.
Il mio culo è oramai spalancato per
lui, ammorbidito ed accogliente, ma lui sfila la mano e torna a porsi di fronte a me: mi prende la testa e, tappandomi il naso, mi costringe ad aprire la bocca per scoparmi li con il suo cazzo...fino in fondo...dopo qualche colpo è già coperto dalla mia saliva che gronda.
Ho la testa che esplode per l'ecitazione e la scopata in bocca quando sento due mani allargarmi nuovamente il culo: non te lo avevo detto, troia, ma questa sera devi soddisfare anche il mio amico.
Da quella posizione non riesco a vederlo, ma sento la sua gigantesca cappella che si appropria del culo ancora bello morbido per il masaggio di prima. Due colpi ed è dentro.
Non è un cazzo enorme, ma la cappella è sproporzionata e la sento lungo tutto il percorso che fa nel mio culo.
Come era immaginabile si cambiano di posizione un paio di volte, per poi farmi sedere sopra il cazzo dello sconosciuto che nel frattempo si è sdraiato per terra.
Il mio amico conosce bene la mia esuberanza e subito mi si para davanti, fa colare ancora un pò di olio ed inizia e penetrarmi anch'egli. Sublime e doloroso, due cazzi che si muovono insieme sfondando allo stremo il mio culo.
Oramai sento i loro cazzi duri e pulsanti che mi prendono fino in fondo quando me li sfilano senza troppi complimenti e mi mettono in ginocchio in mezzo a loro.
Apri la bocca gran troia.
Eseguo; pochi colpi di mano, me li cacciano entrambe in bocca e subito iniziano a fiottare una quantità tale di sborra che dopo poco inizia a colarmi lungo tutto il corpo.
Mi slegano.
Ora posso godere anche io mescolando il mio godimento al loro lungo il corpo.
Questa volta non c'è che dire, si è superato: mi hanno ridotto ad uno straccio, ci ripuliamo, facciamo passare il rossore e via...aperitivo in attesa di un prossimo incontro.
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domenica 16 ottobre 2011
venerdì 12 agosto 2011
Racconti gay porno gratis: Nunc est bibendum. Tempo di bere
Tremavo come una foglia, nudo sotto l'assalto dell'aria fredda della notte. Aprii a fatica gli occhi. Era il risveglio più brutto della mia vita. Mi guardai attorno e vidi Raedwald, il mio amico e membro della mia stessa tribù. Come me era legato a un palo, nel mezzo dell'accampamento romano. Mi faceva male il corpo intero, tutto sporco di sangue ormai secco. Per fortuna non avevo ferite serie, solo qualche taglio e qualche livido. Raedwald era in uno stato peggiore. Il suo corpo penzolava come privo di vita, le sue gambe erano ricoperte da sangue fresco. Un soldato romano ci passò davanti. Mi sputò in faccia. Poi si mise davanti a Raedwald e si alzò la tunica. E iniziò a pisciargli sulle ferite ancora aperte. Raedwald si contorse per il dolore.
“Bastardo!” gli gridai.
La sua grossa mano mi colpì il volto.
“Zitto, barbaro schifoso!” Con queste parole se ne andò.
* * *
Io non odiavo i Romani. Ho sempre pensato che loro potrebbero insegnare molte cose al nostro popolo, esattamente come il nostro popolo potrebbe insegnare loro molte altre. L'idea di attaccare quel soldato romano che nuotava del lago non era stata mia. Era stata di Raedwald. Io e lui stavamo pescando quando notammo quel soldato togliersi l'armatura e poi gettarsi in acqua indossando solo un vestito di lino.
Io e Raedwald avevamo compiuto da poco sedici anni. Solo la settimana prima eravamo stati sottoposti alla cerimonia di iniziazione.
Raedwald è sempre stato un po' troppo avventato. E così quel giorno mi disse che voleva catturare il romano e, senza neppure aspettare una mia replica, si gettò in acqua. Io cercai di fermarlo. Secondo me, non c'era alcun motivo per il quale avremmo dovuto far del male a quell'uomo. Il romano tornò in superficie dopo un tuffo. E subito Raedwald lo attaccò. Il romano fu preso alla sprovvista. Ma gli ci vollero solo pochi secondi per riprendersi, lanciare un alto urlo e sbarazzarsi di Raedwald. Il romano tornò di corsa alla riva per recuperare il proprio pugnale. Corsi verso di lui per fermarlo. E proprio in quel momento altri cinque romani spuntarono dal bosco. Non potevamo certo tener testa a quegli uomini così ben addestrati. Ebbero subito la meglio. Ci legarono. Raedwald aveva ricevuto qualche pugnalata nelle gambe e nelle braccia. Sanguinava copiosamente. Ci portarono al loro accampamento. Ci strapparono di dosso i vestiti. E ci legarono a quei pali.
* * *
Erano passato più di dodici ore. Ero tormentato dalla sete, dalla fame, dal dolore provocato dalle corde che iniziavano a tagliarmi la pelle. E pensare che io non odiavo i Romani. Anzi, mi piacevano, mi piaceva vederli sfilare in parata, con quei corti gonnellini di cuoio, le armature scintillanti e le gambe muscolose. Se solo si potesse riavvolgere il filo del tempo...
* * *
Dovevo essermi addormentato di nuovo. Il sole ora era già sorto e alcuni soldati erano al lavoro. Ormai da una settimana ero entrato ufficialmente nel mondo degli uomini. Ma ero spaventato e volevo piangere. Cosa ne sarebbe stato di noi? E cosa sarebbe successo se nella nostra tribù si fossero resi conto che eravamo prigionieri dei Romani? Pregai gli Dei di consigliar loro azioni assennate. Erano già due anni che il nostro popolo e i Romani erano in pace.
Due soldati si avvicinarono a noi.
“Raedwald, svegliati!” gli gridai.
Il mio amico aprì gli occhi e sollevò la testa. Si vedeva chiaramente che il dolore lo stava divorando.
“Slegali e lavali” disse uno dei romani. L'altro tagliò le corde. Raedwald stramazzò al suolo.
Il soldato gli osservò le ferite. “Bisogna almeno pulirle” disse e chiamò altri due, che sollevarono Raedwald e lo portarono via.
Quando liberarono anche me dalle corde, mi sforzai di rimanere in piedi, anche se avevo tutti gli arti completamente intorpiditi. Cercai di coprirmi con le mani, ma i soldati mi presero per le braccia e mi scortarono fino ad una delle baracche. Una volta dentro, mi fecero sedere contro il muro. Raedwald era steso per terra vicino a me.
“Non muovetevi!” ci gridò un soldato prima di andar via.
“Raedwald, tutto bene?” gli chiesi.
“Sì, sono solo stanco morto. Cosa pensi che ci faranno?”
“Non lo so.”
“Cazzo, mi dispiace tanto!”
Il soldato tornò con due secchi, seguito da un uomo più anziano. Quest'ultimo si sedette a esaminare le ferite di Raedwald.
“Nulla di troppo grave” disse. Poi bagnò un pezzo di stoffa per pulirgli le ferite.
Il soldato mi disse di mettermi in piedi contro il muro. Quando lo feci, sollevò il secchio e mi gettò addosso l'acqua fredda. E per il trono di Odino, era fredda davvero! Iniziai a tremare, ma devo ammettere che mi fece sentire meglio. Poi il soldato mi gettò un pezzo di stoffa e mi disse di asciugarmi. Le ferite che avevo si erano già rimarginate. E finalmente riuscii a togliermi di dosso anche il sangue secco.
“Faresti bene a rimanertene qui steso per un po'” disse il medico a Raedwald. Poi se ne andò via con il soldato.
Poco dopo arrivò un nuovo soldato. Mi punto il dito contro. “Ehi, tu. Prenditi cura del mio cavallo.”
Lo seguii fino alle stalle. Era davvero strano camminare nudo all'aperto. Il soldato procedeva a grandi passi e quasi dovevo correre per stargli dietro, col cazzo che mi dondolava qua e là. Una volta entrati nelle stalle, il soldato si tolse l'elmo. Io mi avvicinai al cavallo per togliergli la sella.
“Prima aiuti me. Toglimi l'armatura” ordinò il romano. Sollevò le braccia. Vidi che su ogni lato c'erano due fibbie e per me raggiungerle non era molto facile, tanto che dovetti allungarmi sulla punta dei piedi per aprirle. L'odore di sudore era molto intenso.
“Sono stato in sella tutta notte” disse lui. Io per guardarlo in viso dovevo alzare lo sguardo: la mia testa gli arriva solo al petto.
Quando gli ebbi tolto l'armatura, l'odore di sudore si fece ancora più intenso. La tunica che indossava sotto era completamente fradicia. Feci un passo indietro. Lui mi fermò mettendomi una mano dietro la nuca.
“Non così in fretta, ragazzo” sogghignò: “Non sai come ci si sente dopo aver cavalcato per una notte intera?”
Scossi la testa.
Lui mi spinse in giù. “In ginocchio!”
Crollai in ginocchio. Alzai lo sguardo verso di lui, terrorizzato all'idea di quello che avrebbe potuto farmi. Allungò le mani dietro di sé. Il gonnellino di cuoio cadde ai suoi piedi. Si sfilò la tunica sudata. Ora indossava solo l'abito di lino. Proprio di fronte ai miei occhi mi ritrovai il suo grosso pacco. Mi prese per la testa e a forza portò le mie labbra contro quella stoffa madida. L'odore mi invase la narici, era così forte da farmi girare la testa: sudore, piscio, una traccia di cuoio. Mi spingeva la testa contro di sé, le mie labbra ed il mio naso contro il suo grembo. Sentivo il suo cazzo indurirsi mentre lo strofinava a forza contro di me.
“Sì, succhiami!” gridò.
Devo essere onesto. Anche il mio cazzo stava diventando duro. Feci scorrere la mia lingua lungo il profilo della sua minchia, fino a raggiungere la punta. Il soldato iniziò a gemere per il piacere.
Si tolse fuori il cazzo e le palle pelose. Tenendomi la testa per la nuca, mi spinse sul suo organo. La sua grossa cappella si aprì un varco tra le mie labbra. Dovetti spalancare la bocca, talmente era largo e lungo. Tenendo le mia mani sulle sue gambe tentai di impedirgli di avanzare ancora nella mia bocca, ma lui mi tenne ferma la testa con le mani e spinse il suo bacino in avanti.
La minchia colpì il fondo della mia gola, togliendomi il respiro. Mi vennero conati di vomito, ma riuscii a resistere.
Il soldato scoppiò a ridere fragorosamente. Si tirò un po' indietro, ma subito dopo mi spinse dentro ancora una volta tutto il suo cazzo. Le sue palle mi colpirono il mento. Altri conati. Ma questa volta non sembrava intenzionato a lasciarmi libero. Feci alcuni profondi respiri con il naso. E mi dissi che prima sarei riuscito a farlo schizzare, meglio sarebbe stato. Ricordando la notte dell'iniziazione, iniziai a far scorrere la mia lingua sulla sua asta e sulla sua cappella, mentre con una mano gli spremevo delicatamente le palle.
“Visto? Ce la puoi fare!” esclamò. Poi si piegò e mi fece sollevare un po' il culo. Quella posizione, con il suo fallo in bocca e il culo per aria, fu per me un immenso sollievo, perché in questo modo il suo cazzo non riusciva ad affondare fino alla mia gola.
Ma poi sentii le due grandi mani sul mio culo. Mi spalancò le chiappe, strizzandole con forza. Io lo succhiavo con sempre più ardore e sempre più velocemente, mentre gli facevo girare le palle nella mia mano. Intanto, con la mano libera, mi menavo il cazzo, che aveva ormai raggiunto la piena erezione.
“Ragazzo, hai proprio un bel culo!” esclamò, dandomi uno schiaffo sulla chiappa con la mano aperta. Per il trono di Odino, che male! La sua mano piombò violenta sul mio culo ancora un'altra volta, mentre io acceleravo i movimenti della mia bocca intorno al suo cazzo.
La sua mano non si fermò. Ormai la mia carne era una fiamma, eppure qualcosa mi stava eccitando. Volevo che la sua mazza penetrasse nella mia gola il più profondamente possibile. E invece, all'improvviso, mi tolse la canna di bocca.
“Girati e mettiti a quattro zampe!”
Obbedii al suo ordine, senza capire, ingenuamente, cosa volesse fare.
“Apriti il culo!”
Non capivo il senso di quell'espressione, così mi limitai solamente a spingere un po' il culo indietro. Invece lui mi spinse le chiappe ai lati con le mani.
La situazione era così nuova, e così strana!, per me, mi sentivo imbarazzatissimo. Comunque capii cosa significava “aprirsi il culo”: il soldato poteva vedere direttamente dentro il mio buco, messo in bella mostra, direttamente dentro quell'angolo così intimo del mio corpo. Mettendomi una mano sulla schiena, riuscì ad immobilizzarmi in quella posizione. Non mi ero mai sentito così indifeso in tutta la mia vita.
La sua mano libera si abbatté violenta contro le mie chiappe ed il mio corpo fu assalito dai brividi. Cercai di resistere, ma i miei occhi si riempirono di lacrime. Lanciai un alto gemito quando sentii la sua lingua calda leccarmi nell'angolo più intimo di tutto il mio corpo. La sua lingua scorreva su e giù lungo il taglio del mio culo ed il mio uccello fece un balzo insu, premendo contro la mia pancia. Una sensazione calda, mai provato fino ad allora, invase il mio corpo. Non riuscivo a smettere di gemere, soprattutto quando la sua lingua tentò addirittura di spingersi dentro il mio culo.
Con le sue grandi mani mi spalancava al massimo le chiappe. La sua barba corta ed ispida mi graffiava la pelle mentre la sua lingua mi entrava dentro sempre più in profondità. Io continuavo a gemere senza controllo e, desiderando che la sua lingua sprofondasse completamente nel mio sedere, spingevo il culo verso di lui.
Ma ben presto la sua lingua abbandonò il mio culo ed al suo posto sentii la punta bagnata del suo cazzo duro bussare alla mia entrata.
“Ancora vergine, vero?”
Lo guardai smarrito. “Virgo” era una parola di cui ignoravo il significato.
“Non sei mai stato scopato, vero?”
Che domanda priva di senso! Cercando di capire comunque quello che voleva sapere, gli risposi che non avevo mai scopato una ragazza. Lui scoppiò a ridere fragorosamente e, tirandomi un altro schiaffone sulle chiappe, esclamò: “No, non è quello che volevo sapere! Volevo saper se hai mai preso una minchia su per il culo!”
Ma cosa stava dicendo? Non poteva parlare sul serio, mi stava sicuramente prendendo in giro, diceva cose senza senso, cose di cui non avevo mai sentito parlare. Mi girai per guardarlo: il suo sguardo era fisso sul mio culo, mentre si menava la canna con la mano. Poi sentii un suo dito penetrare nel mio culo. Fui preso dal panico, iniziai ad urlare, mentre il dolore si faceva sempre più forte dal momento che inserì anche un secondo dito. Cercai di sollevarmi, di scappare via. Ma la sua grande mano mi teneva inchiodato al suolo.
“Ti prego, no!” lo supplicai.
Voleva fare una cosa impossibile, improponibile, sbagliata! Lo sentii sputare, le sue dita lasciarono il mio culo ed io ringraziai tutti gli Dei, i nostri ed i loro. Ma subito dopo sentii una cosa calda e grossa spingere contro il mio bocciolo di rosa. Capendo di cosa si trattava, lo pregai di non farlo. E invece la pressione divenne ancora più forte. Una mano si abbatté impietosa sulla mia carne.
“Apriti!”
“No, no, ti prego!”
Posizionò il suo corpo sul mio, appoggiandosi alla mia schiena, e, con la bocca sul mio orecchio, mi disse: “Rilassati, ragazzo, ora ti scopo, che tu lo voglia o no.”
“Ti prego, non posso, non si può!”
“Rilassati e basta, non opporre resistenza, spingi un po' indietro, come se dovessi cagare.”
Il suo cazzo spingeva contro di me. Il suo corpo schiacciava ed opprimeva il mio. Non avevo modo di sottrarmi a quel destino. Le lacrime scendevano copiose dai miei occhi. Il mio organo, fino a pochi minuti prima fieramente in tiro e ricoperto di liquido prespermatico, si era ora fatto piccolo piccolo ed era completamente moscio.
Feci una veloce preghiera, affidandomi a tutti gli dei di Asgaror, poi spinsi indietro il culo, come per fare la cacca. In quello stesso momento la grossa cappella riuscì a varcare la soglia del mio sfintere.
Mentre io lanciavo urla disumane, il soldato spingeva in avanti con tutte le sue forze. Il dolore mi stava uccidendo e non potevo fermare le mie urla ed il mio pianto, mentre quel cazzo avanzava centimetro dopo centimetro dentro di me. Dissi addio al mondo: ero sicuro che quel mostro gigantesco mi avrebbe spaccato in due.
A nulla valsero le mie urla, i miei pianti, le mie suppliche: il soldato continuò a spingere il proprio organo sempre più profondamente dentro di me. Le sue mani esploravano tutto il mio corpo, la mia schiena, il mio petto, mi afferravano il cazzo e le palle. La sua verga sembrava non finire mai. E invece, finalmente, sentii le sue palle sbattere contro le mie. Il romano si lasciò scappare un piccolo gemito.
“Visto che lo puoi prendere tutto?”
Non osavo muovere un muscolo, il dolore mi straziava ogni angolo del corpo. Mi sentivo pieno, strapieno, come se il suo uccello stesse cercando una strada per arrivare alla mia gola e uscire dalla mia bocca.
Si fermò un attimo a riprendere fiato. E poi riprese a muoversi. Ad ogni sua spinta il lanciavo un debole grido. Continuavo a piangere e a supplicarlo, sperando che la smettesse il prima possibile. Rividi la mia vita e i miei genitori, ero ormai convinto di morire, ucciso da quella enorme verga.
Iniziò a muoversi più velocemente, facendomi un gran male. Eppure, di tanto in tanto, colpiva qualcosa dentro di me e quando ciò succedeva mi dava piacere per qualche secondo. E così finii per spingere il mio culo verso di lui ad ogni sua spinta, desideroso di sentire ancora quella sensazione meravigliosa.
“Sì, così!” mi incitò il soldato, mentre le sue mani trovarono i miei capezzoli ed iniziarono a tirarli con forza. Rimasi senza fiato, eppure mi piacque, come ormai mi piaceva sentire le sue palle che sbattevano contro le mie ed il suo grosso corpo peloso che mi copriva. Sentii un brivido sorgere nella profondità del mio ano per poi correre fino alla punta del mio cazzo. Spinsi il mio culo indietro per accogliere meglio la spinta del romano. Nonostante la mia mazza fosse ancora moscia, sentivo di essere sul punto di sborrare. Lui prese ad assaltarmi il culo ancora più velocemente, schiaffeggiandomi le chiappe con le sue grandi mani. I miei gemiti erano sempre più forti. Strinsi i muscoli dell'ano attorno a quel palo che mi stava scopando. Volevo che non finisse mai, volevo continuare a sentire per sempre quella sensazione così nuova, quella sensazione così intensa, quella sensazione che era tanto superiore a tutte le altre che avevo sentito in tutta la mia vita. Dolore e piacere, piacere e dolore.
Dietro di me sentivo i gemiti sempre più alti del soldato, mentre le sue spinte erano sempre più veloci. Capii che stava per venire. Mi chiesi come sarebbe stato ricevere la sua sborra dentro di me. Tutto il mio corpo si irrigidì, il mio culo si strinse attorno al suo organo. Ero pronto a schizzare, anche senza toccarmi l'uccello. Guardai giù: la mia verga era solo mezza dura. Gemetti. Sentivo che stava arrivando. E poi lo vidi. Vidi il mio cazzo iniziare a esplodere e non finire più. Vidi il mio orgasmo. Vidi la cosa più potente che avessi provato in tutta la mia vita. Continuavo a schizzare sborra mentre il suo fallo mi scopava ancora con lunghi e veloci affondi.
Poi, con un gemito disumano, il soldato iniziò a schizzare la sua sborra nel mio culo. Era troppo per me. Perdetti i sensi per qualche secondo. Quando mi ripresi, la sua fava era ancora nel mio sedere. Il soldato era steso sopra di me, mi baciava il collo e le orecchie. Non avevo mai provato così tanto dolore. E non avevo mai provato così tanto piacere.
Girai la testa verso di lui, la sua lingua mi entrò in bocca. Le nostre bocche giocarono insieme.
“Hai un bel culo, ragazzo!” esclamò il soldato, tirandomi fuori dal culo il suo randello e dandomi l'ultimo schiaffo sulle chiappe. Poi mi disse di prendermi cura del suo cavallo. Raccolse la sua uniforme e, senza preoccuparsi di rivestirsi, uscì dalle stalle.
Mi rialzai anch'io. Un dolore lancinante partì dal mio culo per scuotere tutto il mio corpo. Mentre mi avvicinavo al cavallo, sentivo qualcosa gocciolare fuori dal mio culo per scorrere poi lungo le mie gambe. Guardai giù: era un misto di sangue e sborra. Mi sentivo usato e sporco. Ma anche soddisfatto. Mi chiedevo se solo ai Romani piacesse scopare in quel modo. Voglio dire, scopare i ragazzi nel culo. Era una cosa di cui non avevo mai sentito parlare presso il mio popolo.
Mi presi cura del cavallo, poi mi lavai con l'acqua della mangiatoia. Tornai lentamente alla baracca dove era rimasto Raedwald. Ad ogni passo mi faceva male il culo.
* * *
Trovai Raedwald che camminava su e giù per la baracca.
“Ehi, che bello, sei già tornato in piedi!” esclamai.
“Sì, mi sento molto meglio, anche se ho una fame da lupi.”
“Anche io.”
Mi sedetti contro il muro, su della paglia, che mi stuzzicava il culo nudo. Raedwald venne a sedersi accanto a me.
“Secondo te, cosa succederà?” mi chiese.
“Non lo so, spero che ci lascino liberi presto.”
“Lo spero anch'io, anche se ti devo confessare che mi sento un po' spaventato.”
“Credimi, non sei il solo.”
Raedwald appoggiò la sua testa sulla mia spalla. Mi sentivo smarrito. Il mio amico era sempre stato il ragazzo più intrepido della tribù, quello che non aveva mai paura di nulla, quello che era sempre pronto all'azione. E ora lo guardavo lì, più grande e forte di me, ma con la testa sulla mia spalla, ad elemosinare un po' di conforto. Lo avvolsi con un braccio e lo strinsi a me.
“Andrà tutto bene” gli promisi, dandogli un piccolo bacio sulla fronte.
“Sono stato un perfetto idiota, mi spiace” replicò con la voce spezzata, pronto a scoppiare a piangere.
Lasciai il mio braccio intorno a lui, ripetendogli che sarebbe andato tutto bene. E così ci addormentammo.
* * *
Fummo svegliati da un grido.
Un soldato ci gettò un pezzo di pane. E prima di andarsene sputò per terra.
Almeno avevamo qualcosa da mangiare, anche se si trattava di pane vecchio. Lo mangiammo comunque, e ci sentimmo un po' meglio. E Raedwald iniziò a progettare un piano per scappare. Io cercai di convincerlo che era possibile: eravamo in un accampamento romano in cui alloggiavano centinaia, o forse addirittura un migliaio, di soldati! Come avremmo potuto anche solo avvicinarci ai cancelli? Comunque lo lasciai parlare dei suoi piani. In fondo mi faceva piacere vedere che stava riacquistando un po' del suo vecchio spirito battagliero.
All'improvviso un gruppo di soldati entrò. Uno di loro ci disse di alzarci e metterci contro il muro. Obbedimmo, coprendoci le pudenda con le mani.
I soldati si fecero da parte e altri due entrarono. Ne riconobbi uno: era quello che avevamo aggredito. L'altro doveva essere un centurione.
“Sono questi i ragazzi che ti hanno attaccato?”
“Sissignore.”
Il soldato più anziano ci osservò. Poi si girò verso l'altro e gli tirò uno schiaffo in faccia.
“Per Giove, ma sono solo ragazzi! Ti sei fatto attaccare da due ragazzini!” scoppiò a ridere il centurione, presto seguito da tutti gli altri presenti. Poi aggiunse, rivolto a noi: “Voi sapere cosa succede a chi attacca un cittadino romano?”
Noi avevamo gli occhi fissi per terra, impauriti dalla risposta.
“Morte! Almeno fino a poco tempo fa, ora siamo più clementi, non amiamo troppo la brutalità. Quindi, vi concederemo di rimanere in vita, vendendovi come schiavi per servire l'Impero.”
Il mio cuore smise di battere. Cosa era peggio? La morte o la schiavitù?
Il centurione riprese a parlare rivolgendosi nuovamente al soldato: “Vedremo quanto riusciremo a ottenere dalla loro vendita. Comunque, il ricavato verrà diviso tra gli uomini che sono venuti a salvarti. Tu non otterrai neppure un sesterzio.”
“Ma signore, io li ho affrontato!”
“Silenzio! Ringrazia gli Dei se non sto vendendo anche te come schiavo: nessun vero soldato romano si farebbe attaccare da due ragazzini!”
Dette queste parole, si girò e se ne andò, seguito da tutti gli altri soldati, tranne quello che Raedwald aveva attaccato.
“Bastardi!” ci gridò costui, tirando un pugno in pancia a Raedwald, che ricambiò. Cercai di dargli manforte, ma il soldato invece mi tirò un pugno sotto il mento, facendomi cadere tramortito ai piedi del mio amico.
* * *
“Tutto bene?”
“Sì” risposi massaggiandomi il mento.
Fuori iniziavano a calare le tenebre. Io tremavo tutto.
“Hai freddo?” mi chiese Raedwald.
“Sì. Quanto vorrei che ci restituiscano i nostri vestiti...”
“Dai, ci riscalderemo l'un l'altro. Ho freddo anche io.”
Raedwald si stese accanto a me, premendo il suo corpo contro il mio. Era anche lui freddo, ma riuscii comunque a sentire un po' del suo calore.
“Cazzo, stai tremando!” esclamò.
Mi avvolse tra le braccia e mi strinse ancora più stretto a sé.
“Grazie, Raedwald.”
“Hai paura?”
“Sì. Tu?”
Rimase in silenzio per un po', poi alla fine ammise di avere paura anche lui: “E non c'è nessuno che possa aiutarci. Ce la dobbiamo cavare da soli.”
Mi strinse ancora più forte. Il calore del suo grembo mi scaldava il sedere. Sentirlo così vicino a me mi faceva stare bene. Capii che anche lui si stava godendo il calore che riuscivamo a scambiarci l'un l'altro.
* * *
“Ah, ma guarda questi due teneri colombi!”
Il grido ci svegliò.
Un gruppetto di soldati era accanto a noi. Uno teneva in mano un'anfora e dalla puzza che emanavano si capiva che dovevano aver bevuto un po' troppo vino.
Solo poco qualche istante mi accorsi che Raedwald aveva un'erezione, che premeva contro il mio sedere, e che anche la mia verga era dura.
Con le loro grandi mani, mi caricarono sulle sue larghe spalle di uno di loro. Io scalciai e gridai, ma uno dei romani mi tirò un forte schiaffo sul culo. Vidi che altri due soldati trascinavano via Raedwald, facendogli trascinare i piedi per terra.
Mi portarono fuori, mentre il mio amico venne portato dentro una costruzione di legno. Io invece fui trasportato nel lato opposto dell'accampamento. Scalciavo, gridavo, facevo di tutto per liberarmi, ma le mani che mi tenevano prigioniero erano troppo forti.
“Che selvaggio!” esclamò uno dei soldati e un altro gli replicò ridendo: “E magari è anche vergine!”
Alla fine entrammo in una baracca e mi buttarono su un sacco di tela ripieno di fieno. Cercai di alzarmi, ma con un calcio alle gambe mi fecero cadere giù.
“Vi prego!” li supplicai, tentando di nuovo di rialzarmi.
Ci trovavamo in una specie di dormitorio, scarsamente illuminato da due torce, con un tavolo in mezzo e dodici sacchi ripieni di fieno per terra. Su alcuni di questi sacchi erano stesi, mezzi nudi, dei soldati a bere vino.
“Non renderti la vita complicata, bimbo, non ti succederà nulla” mi disse il grosso soldato che mi aveva caricato sulle spalle.
I suoi compagni iniziarono a ridacchiare. Io strisciai contro il muro, rannicchiandomi su me stesso per farmi il più piccolo possibile.
“Sembra così innocente...”
Guardai nella direzione da cui arrivava quella voce.
“Ha gli occhi azzurri, che carino!”
Non appena i miei occhi si adattarono alla luce fioca, potei vedere l'uomo che aveva parlato. Era steso su un letto. Mentre lo osservavo, lui calciò via il lenzuolo. Sotto era nudo. Si prese in mano la minchia ed iniziò a giocarci, fino a farla diventare dura.
Io scossi la testa e saltai su, cercando di guadagnare l'uscita. Ma prima che potessi fare anche solo un passo, una moltitudine di mani mi bloccarono.
Gridai loro di lasciarmi andare. E invece mi ritrovai mani su ogni angolo del corpo, mani che mi tiravano schiaffi, mani che mi davano pizzicotti.
Mi sollevarono e mi sistemarono a cavallo di un tavolo, con il culo sopra e la faccia che penzolava giù. Mani grandi mi spalancarono le chiappe, mentre altre mi afferravano il cazzo e le palle. Nessuno si curava delle mie grida, anzi ridevano di me. Mi aprirono le gambe e subito sentii una dura nerchia bagnata premere contro l'apertura del mio culo.
“Dai, ragazzino, apriti, fai entrare paparino!”
Prima che potessi minimamente reagire, spinse il proprio cazzo dentro di me, sfondandomi il culo. Lanciai un alto grido e un altro soldato ne approfittò, ficcandomi la sua minchia in bocca. Il dolore al culo era intollerabile, ma non avevo modo di sottrarmi ad esso: mani forti mi tenevano fermo ed una grossa mazza mi scopava la gola. Eppure, nonostante il dolore e l'umiliazione che provavo, la mia fava si indurì, facendosi strada sotto il tavolo.
“Ragazzo, sei stretto come piace a me!” ridacchiò il soldato dietro di me, spingendo la sua canna tutta fuori dal mio culo e poi sbattendola di nuovo tutta dentro.
Mi vergogno ad ammetterlo, ma più in profondità mi inculava più io godevo. Iniziai a succhiare il cazzo nella mia bocca con desiderio, con entusiasmo. Pensavo che più forte lo avrei succhiato, prima avrei finito. Ma pensavo anche alle altre fave dure intorno a noi. La maggior parte dei soldati nella stanza erano in piedi intorno a noi, nudi, con il cazzo duro in mano, ad incitare i compagni a fare presto, aspettando il proprio turno.
Il soldato che mi inculava iniziò a scoparmi sempre più velocemente, accarezzandomi tutta la schiena e schiaffeggiandomi le chiappe. Il suo cazzo era enorme, mi riempiva ogni angolo del culo. Strinsi i miei muscoli intorno ad esso, per sentire meglio quel manico caldo e duro così profondamente immerso dentro me.
Il soldato che mi scopava la bocca sfilò il suo cazzo. Quasi lo supplicai di sbattermelo di nuovo in gola. Invece lui prese le proprie palle e me le ficcò in bocca.
“Sì, ragazzino, leccale!”
Passai la mia lingua sulla pelle morbida delle sue palle pelose, bagnandole e succhiandole delicatamente, mentre le mie narici si riempivano del suo odore.
Intanto lui si menava il cazzo e urlò che stava per sborrare. Gli altri, pompando più velocemente le proprie verghe, lo incitarono a riempirmi la faccia di crema.
“Sì, succhiami le palle!”
Le mie labbra si serrarono intorno alle sue palle, mentre io tiravo più forte che potevo.
“Oooh, sì, cazzo!”
Dense gocce di sborra planarono sul mio volto e sui miei capelli. Il soldato gemette rumorosamente mentre si svuotava le palle sulla mia faccia.
A quel punto sentii il randello nel mio culo gonfiarsi ancora di più e il suo possessore spingere con violenza in avanti, schiacciandomi ancora di più sul tavolo. Per un attimo temetti che la mia mazza dura si potesse spezzare, dal momento che si ritrovò completamente spinta all'indietro, con mio grande dolore. Dovetti alzare un attimo il culo, per allentare la pressione.
In quel preciso istante sentii il soldato schizzare il suo sperma profondamente dentro di me. Forse perché sentii la sborra calda nel mio culo o forse a causa dello sfregamento della mia minchia, fatto sta che all'improvviso fui sconvolto dall'orgasmo più intenso che mi fosse mai capitato in tutta la vita.
Mentre la mia sborra zampillava fuori dal mio randello e lo sperma del soldato mi riempiva il culo, mi venne spinto in bocca un altro cazzo. Lo succhiai con grande gioia. Sebbene fosse un po' più piccolo del precedente, aveva un sapore differente. Inoltre, proprio per le sue dimensioni inferiori, si adattava meglio alla mia bocca, tanto che potevo succhiarlo prendendolo tutto senza problemi, fino al punto che i suoi peli pubici mi solleticavano il naso.
Il cazzo nel mio culo uscì solo per cedere il posto ad un altro. Il soldato iniziò subito a scoparmi con violenza. Non ci volle molto per sentire il mio culo di nuovo inondato dal suo seme caldo. Intanto il soldato che mi scopava la bocca mi strinse a sé per la nuca e, lanciando un grido, mi sborrò in gola.
Non so quante volte sia il mio culo che la mia bocca furono invasi da cazzi di ogni tipo, forma, dimensione e sapore. So solo che mi bruciava la gola, che il culo mi sembrava scorticato e che mi faceva male tutto il corpo, dal momento che ero sbattuto su un tavolo di duro legno. Io, dopo aver schizzato un paio di volte, mi sentivo spossato e privo di energie. Credo che mi addormentai mentre mi scopava l'ultimo soldato.
* * *
Quando mi risvegliai, ero steso sul fieno accanto a Raedwald.
“Tutto bene?” chiese.
“Sì, tu?”
Nel sedersi gemette di dolore.
“Ti fa male?” gli domandai.
“Sì, un po'” rispose, poi aggiunse sorridendo: “Ma è stato anche piacevole.”
“Anche per me.”
“Sai che questa è l'ultima mattina che passeremo qui? Più tardi verranno a prenderci.”
Ci guardammo negli occhi per un lunghissimo minuto. Non riuscivo a crederci. Saremmo stati venduti come schiavi. Non avremmo mai più rivisto le nostre famiglie ed il nostro villaggio. Scoppiai a piangere.
Raedwald mi si avvicinò e mi abbracciò.
“Andrò tutto bene” mi rassicurò.
* * *
Il giorno seguente fummo ammassati in una specie di gabbia con le ruote insieme a tante altre persone: uomini, donne, persino qualche bambino. Due buoi trainavano la gabbia. Io e Raedwald eravamo appoggiati uno contro l'altro. Per fortuna ci avevano dato un pezzetto di stoffa con cui eravamo riusciti a coprire almeno le pudenda. Stavamo tutti in silenzio. Solo qualche donna ogni tanto si lamentava un po'. Ogni tanto uno dei due cocchieri si girava a guardarci.
“Raedwald, devo fare pipì” gli sussurrai all'orecchio.
“E allora falla.”
“Non posso certo farla qui!”
“Guarda quella pozzanghera d'acqua” mi replicò indicando con lo sguardo una donna, sotto la quale era ben visibile una larga macchia bagnata sul pavimento di legno. Poi aggiunse: “Prima non c'era.”
“Ma io non ci penso neppure a sedermi nel mio stesso piscio!”
Mi alzai, o meglio cercai di assumere la posizione più vicina a quella di una persona in piedi, dal momento che la gabbia era troppo bassa per permettermi di alzarmi davvero. In quella posizione scomodissima, riuscii a fatica a girarmi e a infilare il mio randello tra le sbarre. Mi liberai la vescica. Proprio in quel momento, si girò verso di noi un cocchiere. Scoppiò a ridere fragorosamente.
“Guardalo! Dev'essere un patrizio, tra questi straccioni di barbari! Non si vuole sporcare!”
Ora ridevano entrambi.
“Tieni” disse il cocchiere al suo compagno, porgendogli le redini: “Devo pisciare anch'io.”
Nel frattempo io avevo finito e mi ero seduto di nuovo. Il cocchiere venne davanti a me, si alzò la tunica, si prese il cazzo in mano e diresse il getto di piscio su di me. Cercai di scansarmi, ma non c'era tempo e modo per scappare. Il caldo getto di piscio mi colpì la testa ed il petto.
Finalmente il flusso si esaurì. L'uomo si scosse la minchia e tornò al suo posto.
“Non ti preoccupare” mi disse un uomo seduto accanto a me: “Prima di sera puzzeremo tutti.”
* * *
Era già buio quando arrivammo in una specie di cortile. Finalmente una sosta... Arrivarono di corsa degli uomini e circondarono la nostra gabbia. Erano tutti armati di bastone. Chiusero le grandi porte del cortile e solo allora aprirono la nostra prigione. Lentamente uscimmo. I muscoli ci facevano male. Su un tavolo al centro del cortile misero delle pagnotte e delle caraffe d'acqua. Ci ammassammo per dissetarci e sfamarci. Solo in quel momento ci ricordammo che non avevamo mangiato e bevuto per tutto il giorno. Alcuni di noi mangiarono con tale avidità che sembrava che non avessero mangiato da giorni. E per molti di loro era probabilmente vero. Dopo la “cena”, noi uomini fummo divisi dalle donne. Entrambi i gruppi furono condotti in una grande struttura di legno. L'illuminazione era molto scarsa, solo due o tre torce.
“Guarda questo posto...” mi sussurrò all'orecchio Raedwald.
Non vidi granché, il buio era troppo fitto. Comunque fummo obbligati ad entrare.
A destra e a sinistra c'erano delle ampie gabbie. La puzza di merda e di piscio era nauseante. Le donne furono rinchiuse in una delle gabbie sulla sinistra. Noi fummo ammassati in un'altra, sul lato opposto.
Cercai di raggiungere le sbarre, per respirare meglio. Ma c'erano troppi uomini lì dentro. Inciampai.
“Attento! Stavo dormendo”
Sbattei contro un uomo, che con le sue grandi mani mi spinse via. Caddi sul fieno bagnato che copriva il pavimento.
Raedwald venne in mio aiuto, mi fece rialzare e mi portò al lato della gabbia, contro le sbarre. I miei occhi iniziavano ad adattarsi al buio. Eravamo almeno quindici lì dentro.
L'uomo su cui ero inciampato sì alzò. Il suo vestito di lino era spinto da parte dalla grossa verga in tiro. Si posizionò contro il muro della gabbia. E con il cazzo in mano, iniziò a pisciare.
“Faremmo meglio a dormire. Sono stanchissimo” mi disse Raedwald, stendendosi sul fianco sulla paglia. Poi mi chiamo: “Wulfric...”
“Sì?”
“Potresti... potresti rannicchiarti contro di me?” chiese timidamente.
“Va bene” risposi, avvicinandomi a lui e premendo il suo corpo contro il suo.
“Cosa succederà?”
“Mi sa che lo scopriremo presto. Ma ora dormi. Abbiamo entrambi bisogno di riposo.”
Avvolsi con un braccio il suo corpo, che era più grande del mio. Il suo respiro si fece sempre più lento e profondo. Capii che stava scivolando nel sonno. Chiusi anche io gli occhi, sperando che quando li avrei riaperti mi sarei ritrovato nel mio letto. Magari quello fosse stato solo un incubo...
“Ehi, bel ragazzino!”
Girai la testa. Era lo stesso uomo di prima, accovacciato accanto a me. Si stava menando la verga dura.
“Come ti ho detto, stavo dormendo. E stavo facendo un sogno davvero bello. Mi stavano facendo un pompino!”
“Non rompermi le palle!” sibilai.
Girai di nuovo la testa verso Raedwald. Ma l'uomo mi afferrò rudemente per le spalle e mi rigirò steso a pancia in su. Prima che potessi reagire, si sedette sul mio petto.
“Puttana, succhiamelo!” mi ordinò, spingendo la sua fava contro le mie labbra. Con la mano libera mi obbligò ad aprire la bocca e così mi sbatté il suo cazzo in bocca. Ero troppo stanco per ribellarmi, volevo sollo dormire, il mio corpo era tutto un dolore. La sua cappella raggiunse il fondo della mia gola, togliendomi il respiro. Con le sue mani prese le mie, premendole contro il pavimento e bloccandole dietro la mia testa. Iniziò a muovere il suo bacino più velocemente, fottendomi la bocca in profondità. Io facevo sempre più fatica a respirare.
“Sì, cazzo, ciucciami l'uccello!”
Intorno a noi, gli altri russavano, compreso Raedwald. Dalla parte opposta della gabbia giungevano deboli bisbigli e gemiti.
Le palle dell'uomo sbattevano contro il mio mento. Il suo cazzo sembrava che continuasse a ingrossarsi ad ogni sua spinta.
Prese la mia mano e la portò al suo capezzolo. Voleva che glielo tirassi.
“Oooh, sì... sai come farmi godere!”
Iniziò a scoparmi la bocca ancora più velocemente. Con il cazzo tutto ficcato nella mia gola, si fermò, lanciò un gemito basso. Arcuò il suo corpo. Il suo sperma mi allagò la bocca, un fiume in piena, parte della sua sborra mi gocciolò fuori.
“Mmmm... Sì!”
Alla fine collassò su di me, con il suo randello ancora nella mia bocca. Cercai di scivolare da sotto di lui, ma era troppo pesante e mi impediva di muovermi.
Dopo qualche minuto sfilò dalla mia bocca il suo cazzo tornato quasi del tutto moscio. Si stese accanto a me. Con mio sommo orrore, la mia fava svettava dura.
“A quanto sembra, è piaciuto pure a te...” disse lui, prendendomi in mano il cazzo. Iniziò a segarmi.
“Ora sono troppo stanco” replicai. Mi rigirai sul fianco, dandogli le spalle. Ma lui non mollò la mia canna. Anzi, si mise anche lui sul fianco, premendo il suo corpo contro il mio.
“Bene, allora dormiamo, bel ragazzino.”
Rimasi sveglio un po', a fissare la nuca di Raedwald. L'uomo dietro di me continuava a tenere la sua mano intorno al mio cazzo. Ma ben presto lo sentii russare tranquillamente e la sua stretta si allentò. Poco dopo mi addormentai anch'io.
* * *
Il mattino dopo mi svegliai con una lingua umida nell'orecchio, una nerchia dura tra le gambe e una mano che giocava pian piano col mio cazzo. Raedwald dormiva ancora, come tutti gli altri uomini.
“Ti ho svegliato?” ghignò l'uomo dietro di me, facendo muovere ancora una volta il suo membro tra le mie gambe. Un suo grosso braccio ci circondava le spalle e la sua mano mi carezzava il petto. Mi tirò un capezzolo. Io mi feci sfuggire un sospiro. La sua mano intorno alla mia erezione mattutina iniziò a muoversi più velocemente.
Può sembrare strano, ma tra le sue braccia mi sentivo bene, protetto, confortato. Non c'era traccia di violenza. Il suo corpo mi riscaldava. La sua mano si muoveva su e giù lungo il mio manico. I suoi denti mi mordicchiava delicatamente il lobo dell'orecchio. I suoi peli mi solleticavano la schiena. Era tutto piacevole ed il mio corpo iniziò a reagire. Spinsi il mio corpo verso di lui. Il suo organo mi scopava tra le gambe. La sua cappella mi stuzzicava le palle. Ci muovevamo come un corpo solo. Sempre più velocemente. Il suo pugno si strinse ancor di più intorno al mio cazzo. Capii che stavo per sborrare. Girai la testa verso di lui. La sua lingua abbandonò il mio orecchio, raggiunse la mia bocca. Gli succhiai la lingua tutta dentro di me. Lo avvolsi tra le mie braccia. Le mie mani scivolarono sul suo culo. Gli stringevo disperatamente quelle grandi chiappe tondeggianti.
Il nostro ritmo era sempre più frenetico. I nostri respiri seguivano lo stesso tempo.
“Oooh!” gridai. Non riuscii a resistere più. Densi zampilli di sperma eruttarono fuori dal buchetto della mia cappella, schizzando su tutta la schiena di Raedwald e sulla mano dell'uomo.
Continuò a segarmi fino a che non ebbi buttato fuori anche l'ultima goccia. Poi si girò sulla sua schiena. Con pochi colpi, iniziò a sborrare. Si riempì tutto il grande petto villoso. Qualche goccia arrivò fino al mio volto.
Quando entrambi riprendemmo fiato, mi fece un ampio sorriso e disse: “È stato magnifico, bel ragazzino. A proposito, io mi chiamo Cadwallon.”
“È piaciuto molto anche a me. Io sono Wulfric.”
Si alzò e mi aiutò ad alzarmi. Lo seguii fino al fondo della gabbia. Si accovacciò contro il muro. Tirandosi l'uccello verso il basso, iniziò a pisciare.
“Scommetto che oggi sarà il grande giorno” disse.
“Perché?”
“Il mercato” rispose, liberandosi di un sonoro peto.
Mi accovacciai accanto a lui e mi svuotai anch'io.
“Oggi ci porteranno al mercato.”
“Saremo venduti?”
Anche io mi lasciai scappare qualche peto. Lui ridacchiò. E sebbene fossi nel panico a pensare a ciò che sarebbe accaduto quel giorno, risi con lui.
“Non è sempre una cosa così brutta. Col mio vecchio padrone ho avuto una vita decente. Lavoravo le sue terre.”
“E perché ti ha venduto?”
“Aveva bisogno di denaro” rispose, raccogliendo un po' di paglia per pulirsi il culo: “Debiti. Credo che giocasse d'azzardo. Comunque, mi trattava bene. Spero che il mio nuovo padrone sarà come lui.”
Seguendo il suo esempio, mi pulii anch'io.
Tornammo da Raedwald.
“Vi amate?”
“No, è un amico. Ci conosciamo da quando siamo nati.”
Cadwallon mi mise una mano sulla spalla e mi disse: “Quando si sveglia digli addio. Probabilmente non sarete venduti allo stesso padrone.
Racconti gay porno gratis: Il maestro e l'alunno
Era l'estate del 1978. Una calda estate, mitigata dalla frescura dei boschi e le montagne del Trentino. Stavo trascorrendo le agognate ferie in tenda, nella verde Valle Aurina, insieme a due ragazzi, appassionati come me, delle camminate in montagna, Sandro e Claudio erano i loro nomi, quasi diciottenni e il sottoscritto di ventidue. Le nostre giornate le trascorrevamo, facendo lunghe camminate, facendo foto alla natura, e alla sera andavamo in cerca di un po i vita e movimento. Facevamo un bel po' di strada, perchè il Trentino, a quei tempi era molto casto e tranquillo. Un giorno, transitando per il paese di Misurina, vedemmo un manifesto che attrasse molto la nostra attenzione. Pubblicizzava uno spettacolo di spogliarello, "con scene saffiche ". Claudio propose subito di andarlo a vedere. Gli dissi che per loro sarebbe stato difficile entrare, per il fatto che non erano ancora maggiorenni, comunque promisi loro che avremmo tentato ugualmente di andare a assistere allo spettacolo.
La sera del giorno dopo, eravamo ,frementi, davanti al botteghino della discoteca. Consigliai a Sandro e Claudio di essere sciolti, di presentare i soldi al cassiere, con determinazione. Così fecero e il cassiere non battè ciglio e li fece entrare. Lo spettacolo cominciò dopo una ora, nel frattempo una ragazza intratteneva noi spettatori, esibendo i suoi seni nudi e facendoli toccare e baciare a noi tutti. I ragazzi erano molto eccitati e accaldati dall'atmosfera, avevano gia bevuto un paio di birre. Cominciò lo spettacolo. Entrarono due splendide ragazze, capelli neri corvini, lunghi sulle spalle.
L'altra che aveva intrattenuto il pubblico, faceva parte anche lei dello spettacolo,la scenografia dava a vedere un salotto, dove lei accoglieva le due amiche ,che erano venute a farle visita. Dopo i preamboli dei saluti e l'offerta di un drink, si sedettero sul divano e la padrona di casa ,cominciò a chiaccherare del piu e del meno con loro, premetto che mimavano il discorso e subito ,la padrona di casa, cominciò ad accarezzare il corpo di una e titillare la fica all'altra. si scaldarono immediatamente si spogliarono completamente, avviluppandosi l'una all'altra, le loro bocche cominciarono a suggere e leccare in profondita, culo e fica. Guardai Sandro e Claudio, li vidi rossi e paonazzi, le loro mani sulla patta dei pantaloni, probabilmente gia stavano tentando di trattenere un orgasmo impellente. Anch'io ero super eccitato, non solo dalle ragazze, ma anche dal gonfiore che vedevo trasparire dalla patta di Claudio e Sandro.
Lo spettacolo era molto eccitante e quando le tre ragazze arrivarono all'orgasmo ( vero e genuino ) anch'io mi sentii umido, per un principio di orgasmo, dovuto pero al fatto che continuavo a sbirciare il contenuto dei pantaloni dei ragazzi. Lo spettacolo durò una mezz'ora. Quando uscimmo dal locale, Sandro e Claudio ciondolavano un po, mi resi conto che avevano bevuto un bel po, per cercare di raffreddare i loro bollenti spiriti. Tornammo a casa (tenda ) e ci buttammo ognuno sulla propria branda. facemmo fatica a prendere sonno, perchè loro due, con la voce impastata, continuavano a rimembrare tutte le azioni dello spettacolo. Verso le due e mezza della notte, fui svegliato da Claudio, che stava biascicando ,di essere eccitato,che voleva essere baciato e succhiato, che voleva godere nella bocca di Alessia, una del trio di ragazze. Guardai Sandro, che se la dormiva della grossa, e sorrisi. Ma Claudio si stava eccitando sempre più, si stava masturbando furiosamente e temevo che da un momento all'altro l'orgasmo sarebbe esploso con chissà quali conseguenze. L'avevo già notato il cazzo di Claudio,quando facevamo la doccia, era notevole, gia una volta avevo sentito un brivido scorrermi sulla schiena, e ora vedendolo teso in tutta la sua possanza, mi venne in mente l'unica cosa possibile da fare, e che io volevo fare.
Mi avvicinai, gli accarezzai la mano che ghermiva quel magnifico scettro. Piano piano allentò la presa, lo lasciò andare, e me ne impadronìì e cominciai a masturbarlo dandogli piccoli e teneri baci sul prepuzio. Smise di agitarsi, si rilassò e io seguitai a masturbare, perchè ero io ora a essere eccitato. La mia bocca si impadronì del suo scettro, di quella che io chiamo " Spada d'Amore ". leccai e succhiai dolcemente quel cazzo stupendo, mi eccitava quel suo afrore. A un certo punto lo sentii fremere in tutto il corpo, e un attimo dopo una ondata di piena, di caldo e acre succo eruppe nella mia bocca. Chissà cosa aveva provato o sentito nel sonno! Rimasi li ,con il suo umore di maschio che lentamente stava scendendo nella mia gola, felice e appagato, gustando il suo sapore, quando ebbi la sensazione di sentirmi osservato. Mi girai lentamente e vidi Sandro che mi stava guardando. Sinceramente, sentii uno tsunami di imbarazzo, avvolgermi completamente, la bocca delo stomaco chiudersi completamente. Sandro se ne accorse, ero impallidito, e non solo per il riverbero della luna che entrando dalla tenda illuminava tutto. Scese dalla branda, si inginocchiò davanti a me, mi diede una carezza, e mentre io ero ancora preda del mio imbarazzo, con lo sperma di Claudio che mi colava un po dalla bocca, mi abbracciò forte, mi disse " non avere timore " posò le labbra sulle mie, bevve anche lui lo sperma di Claudio e mi baciò con un ardore e una passione unica. " Ti Voglio " disse dolcemente e imperiosamente. Mi fece rialzare, prendendomi per mano, mi portò alla sua branda e giacemmo insieme, facendo l'amore. Sandro e io, quasi sapessimo l'un l'altro quello che volevamo reciprocamente, ci perdemmo in un rapporto orale appagato da un orgasmo indescrivibile...... La storia non finisce qui, in seguito vi racconterò come sbocciò il nostro lungo rapporto a tre. Abbiate pazienza, se dovrete leggere a puntate la mia storia ,la nostra storia.
La sera del giorno dopo, eravamo ,frementi, davanti al botteghino della discoteca. Consigliai a Sandro e Claudio di essere sciolti, di presentare i soldi al cassiere, con determinazione. Così fecero e il cassiere non battè ciglio e li fece entrare. Lo spettacolo cominciò dopo una ora, nel frattempo una ragazza intratteneva noi spettatori, esibendo i suoi seni nudi e facendoli toccare e baciare a noi tutti. I ragazzi erano molto eccitati e accaldati dall'atmosfera, avevano gia bevuto un paio di birre. Cominciò lo spettacolo. Entrarono due splendide ragazze, capelli neri corvini, lunghi sulle spalle.
L'altra che aveva intrattenuto il pubblico, faceva parte anche lei dello spettacolo,la scenografia dava a vedere un salotto, dove lei accoglieva le due amiche ,che erano venute a farle visita. Dopo i preamboli dei saluti e l'offerta di un drink, si sedettero sul divano e la padrona di casa ,cominciò a chiaccherare del piu e del meno con loro, premetto che mimavano il discorso e subito ,la padrona di casa, cominciò ad accarezzare il corpo di una e titillare la fica all'altra. si scaldarono immediatamente si spogliarono completamente, avviluppandosi l'una all'altra, le loro bocche cominciarono a suggere e leccare in profondita, culo e fica. Guardai Sandro e Claudio, li vidi rossi e paonazzi, le loro mani sulla patta dei pantaloni, probabilmente gia stavano tentando di trattenere un orgasmo impellente. Anch'io ero super eccitato, non solo dalle ragazze, ma anche dal gonfiore che vedevo trasparire dalla patta di Claudio e Sandro.
Lo spettacolo era molto eccitante e quando le tre ragazze arrivarono all'orgasmo ( vero e genuino ) anch'io mi sentii umido, per un principio di orgasmo, dovuto pero al fatto che continuavo a sbirciare il contenuto dei pantaloni dei ragazzi. Lo spettacolo durò una mezz'ora. Quando uscimmo dal locale, Sandro e Claudio ciondolavano un po, mi resi conto che avevano bevuto un bel po, per cercare di raffreddare i loro bollenti spiriti. Tornammo a casa (tenda ) e ci buttammo ognuno sulla propria branda. facemmo fatica a prendere sonno, perchè loro due, con la voce impastata, continuavano a rimembrare tutte le azioni dello spettacolo. Verso le due e mezza della notte, fui svegliato da Claudio, che stava biascicando ,di essere eccitato,che voleva essere baciato e succhiato, che voleva godere nella bocca di Alessia, una del trio di ragazze. Guardai Sandro, che se la dormiva della grossa, e sorrisi. Ma Claudio si stava eccitando sempre più, si stava masturbando furiosamente e temevo che da un momento all'altro l'orgasmo sarebbe esploso con chissà quali conseguenze. L'avevo già notato il cazzo di Claudio,quando facevamo la doccia, era notevole, gia una volta avevo sentito un brivido scorrermi sulla schiena, e ora vedendolo teso in tutta la sua possanza, mi venne in mente l'unica cosa possibile da fare, e che io volevo fare.
Mi avvicinai, gli accarezzai la mano che ghermiva quel magnifico scettro. Piano piano allentò la presa, lo lasciò andare, e me ne impadronìì e cominciai a masturbarlo dandogli piccoli e teneri baci sul prepuzio. Smise di agitarsi, si rilassò e io seguitai a masturbare, perchè ero io ora a essere eccitato. La mia bocca si impadronì del suo scettro, di quella che io chiamo " Spada d'Amore ". leccai e succhiai dolcemente quel cazzo stupendo, mi eccitava quel suo afrore. A un certo punto lo sentii fremere in tutto il corpo, e un attimo dopo una ondata di piena, di caldo e acre succo eruppe nella mia bocca. Chissà cosa aveva provato o sentito nel sonno! Rimasi li ,con il suo umore di maschio che lentamente stava scendendo nella mia gola, felice e appagato, gustando il suo sapore, quando ebbi la sensazione di sentirmi osservato. Mi girai lentamente e vidi Sandro che mi stava guardando. Sinceramente, sentii uno tsunami di imbarazzo, avvolgermi completamente, la bocca delo stomaco chiudersi completamente. Sandro se ne accorse, ero impallidito, e non solo per il riverbero della luna che entrando dalla tenda illuminava tutto. Scese dalla branda, si inginocchiò davanti a me, mi diede una carezza, e mentre io ero ancora preda del mio imbarazzo, con lo sperma di Claudio che mi colava un po dalla bocca, mi abbracciò forte, mi disse " non avere timore " posò le labbra sulle mie, bevve anche lui lo sperma di Claudio e mi baciò con un ardore e una passione unica. " Ti Voglio " disse dolcemente e imperiosamente. Mi fece rialzare, prendendomi per mano, mi portò alla sua branda e giacemmo insieme, facendo l'amore. Sandro e io, quasi sapessimo l'un l'altro quello che volevamo reciprocamente, ci perdemmo in un rapporto orale appagato da un orgasmo indescrivibile...... La storia non finisce qui, in seguito vi racconterò come sbocciò il nostro lungo rapporto a tre. Abbiate pazienza, se dovrete leggere a puntate la mia storia ,la nostra storia.
domenica 7 agosto 2011
Racconti gay porno gratis: CARNEVALE 2000
Il giorno prima ho comprato degli stivali femminili neri, provati mi coprivano il ginocchio, poi ho visto delle mutandine rosa con pizzo nero, la gonna nera di pelle mi copriva appena il sedere, presi una camicia rosa da un altro negozio ed una parrucca nera a ricci, i capelli mi arrivavano fino dopo le spalle, poi andai in uno sexyshop e comprai delle tette finte della 4 misura, le immisi nella camicia e poi foderai il tutto; una volta finito mi guardai allo specchio, il mio aspetto era già femminile, ma mi mancava il trucco; avevo ancora 3 ore, allora mi sono recato in un negozio specializzato, lì venne un ragazzo molto carino, giovane, gay, mi chiese che trucco volessi, rispondendo gli sorrido e gli dico di truccarmi come mi vorrebbe lui; mi sorride compiaciuto;si sa che dare fiducia e avere fiducia fa molto piacere a chi la riceve, per cui, mi mette un telo rosa sopra, sono le 19,30 e rimaniamo soli, mi scuso con lui, ma un suo sorriso mi tranquillizza.
L’estetista inizia a togliermi gli ultimissimi peli, poi inizia con creme e cosa varia, mentre sono seduto vedo che la patta dei suoi pantaloni si sta riempiendo piano, piano, allora inavvertitamente ma volontariamente gli passo la mano sulla patta e questa ha un ulteriore rigonfiamento, decido allora di tirargli giù lo zip, sotto il ragazzo ha un perizoma nero di pelle, l’uccello è già fuori, allora appena smette per un momento di impastarmi, mi metto in bocca subito il suo uccello, iniziando subito a spompinarlo, lui gradiva molto, mi aveva messo le mani sui capelli, e i suoi gemiti di piacere iniziavano a risuonare nel negozio, forse lui era troppo eccitato o forse io sono bravissimo nei pompini, visto che ho vinto dei premi in questo, stà di fatto che mi venne in bocca quasi subito, lui si scusò subito dicendomi che appena entrato nel negozio gli sono piaciuto subito e subito gli era venuta la voglia di me; io allora l’ho guardato in faccia dicendogli che aveva solo un modo per discolparsi, lui mi guardò
Incuriosito”Mi dica cosa posso fare”
“Bè, per prima cosa rivolgiti a me come se fossi una femmina, ti piaccio?”
“Si, mi piaci veramente molto, e… secondo?”
“Bè dipende da te, questa sera di carnevale hai degli impegni?”
“Non precisamente, andavo alla Nuova Idea e lì vedevo”
“Bè ti andrebbe di andare in discoteca in mia compagnia?”
“Magari, sarei felice”
“Guarda che sono molto più vecchio di te”
“Mi và benissimo, ho sempre avuto amanti più vecchi di me, una volta ne ho avuto uno di 65 anni”
“Bè io ne ho molti di meno, ci vediamo alle 22, mi vieni a prendere?”
“Perché, alle 22, ora finisco il trucco, poi vieni a casa mia, mangiamo qualcosa, e poi alla ora giusta, ce ne andiamo in discoteca, ti và?”
“A me và benissimo, ma a casa tua rimaniamo casti, ti voglio aitante in discoteca”
“Ok”
Finì di truccarmi velocemente, poi mi aiutò a svestire i miei panni e mettere quelli che avevo acquistato, gli piacevo ancora di più, lo vedevo dai suoi occhi, mi tolse il telo, mise a posto il negozio, poi mano nella mano uscimmo, lui chiuse il negozio e sempre mano nella mano andammo a casa sua.
Il ragazzo che chiamerò Luca abitava in un monolocale, carino, molto intimo, fece cuocere due bistecche, aprì un barbera oltrepò pavese, ci sedemmo vicini e cenammo in silenzio mandandoci occhiate allusive, ogni tanto una sua mano mi palpava le gambe, io lasciavo fare, era una cosa innocente; la cena finì velocemente, andò a cambiarsi i vestiti e si mise un paio di pantaloni di pelle nera aderenti, delle scarpe nere, a punta con un piccolo tacco, mise una camicia rossa fiammante, molto bella, un orologio enorme, sfarzoso,,,,ci mettemmo a ridere e poi mi baciò; erano intanto arrivate le 22, Luca prese le chiavi dell’auto, uscimmo di casa, chiudendo la porta silenziosamente, poi prendemmo la sua mini cooper scassata e alle 22, 15 arrivammo in discoteca, entrando eravamo sotto l’attenzione di molte persone.
Andammo nella parte dove facevano musica moderna, sempre mano nella mano, il bar era ancora libero, così ne approfittammo per bere un martini con molto gin, poi trovammo un tavolino con due piccole poltrone e ci sedemmo.
La discoteca si riempiva sempre di più, la musica si faceva sempre più incalzante, così Luca mi prese la mano, entrammo in pista e iniziammo a ballare, vicini, vicini, prendeva ogni occasione per toccarmi, palparmi, intanto la pista si era riempita ei contatti con altre persone era inevitabile, mi sentivo toccata, palpata da tutti oltre che da Luca, alcune volte mi sentivo una mano insistere nel palpamento al mio culo, lo dicevo anche al mio Lui che rideva di gusto, dicendomi che gli piaceva vedermi palpata, ammirata da altre persone, che mi dovevo lasciare fare; allora mi lasciai andare e ad ogni palpata esponevo in fuori sempre più il mio culetto, fin quando non sentii dietro di me che una persona si era appoggiata a me e le sue mani cingevano i miei fianchi, vidi Luca fare occhiolino a questa persona, che incoraggiata, mi abbracciò da dietro e all’altezza del mio culo sentivo già un uccello irrigidirsi, eravamo sempre più stretti, la discoteca era scura, lentamente sentìì abbassarmi la gonna, poi il perizoma e..sentii un uccello spingere per penetrarmi, allora lo dissi a Luca e chiesi anche che tipo era colui che mi voleva scopare,”Mia cara lasciati fare, non ti preoccupare, quando torneremo a casa mia faremo l’amore noi due”
“Ma Luca, non avevi tanta voglia di me”
“Si, si, poi vedremo”
“Ma…chi è questa persona”
“è una bella transessuale, la conosco, una volta ha scopato anche me, è bravissima”
Ero delusa dal comportamento di Luca, io volevo essere solo sua e questo suo essere non mi piaceva affatto, per cui decisi di fargliela pagare.
Iniziai subito a rispondere col culo, strofinandomi al suo uccello, mi abbassavo e rialzavo, sentivo chiaramente che l’uccello era arrivato al massimo, allora mi girai e sottovoce dissi alla trans che andavo in toilette e di seguirmi poco dopo, subito mi staccai alzandomi mutande e gonna e mi precipitai alla toilette.
Davanti ad uno specchio cominciai a incipriarmi un po’, a toccare e mettere a posto la parrucca, a rimettermi il rossetto, ero sola e dopo 5 minuti arrivò la trans, ora potevo vederla, e lei, Sofia era peruviana, un fisico con alcuni tratti ancora da maschio, i muscoli erano abbastanza sviluppati ancora, le braccia era potenti, il viso poi era quello di una vera pantera, piuttosto volgare, ma molto sexy, indossava un vestito lungo rosso, con scarpe coi tacchi alti; appena entrata mi ha subito presa e baciata, quasi violentemente, allora gli ho detto che poteva anche non usare la forza, che poteva prendermi anche teneramente, il suo sorriso cambio, allora mi prese fra le sue braccia e iniziammo a baciarci teneramente, ma la sua forza era veramente insita in lei, io mi sentivo soggiogata, mi piaceva, mi eccitava la sua latente mascolinità, mentre mi baciava le sue mani erano scese all’altezza del mio culo, mi abbassò la gonna e il perizoma, mi abbassai in ginocchio davanti a lei, era felice di questo, gli alzai il vestito, sotto non portava nulla, la sua mazza era lì pronta da prendere, la presi in mano, la toccai lievemente con la mia lingua, leggeri tocchi, il suo uccello ebbe subito un sobbalzo, allora presi in bocca e stuzzicai le sue palle, lei già gemeva e mi dava della zoccola, della pompinara, mi piaceva essere appellata in questo modo, mi eccitava, intanto stavo leccando tutta l’asta, un bel cazzo di 23 cm. E piuttosto grosso, ora l’avevo in bocca, cominciavo a fare il pompino vero e proprio, ma lei mi versò subito il suo nettare in bocca, un sapore buonissimo, dolciastro, sembrava un’orzata, inghiottii subito per la golosità.
“Ma sei veramente bravissima a fare i pompini, non ce lo fatta a tenermi, ed io di solito sono lunga a venire, a proposito come ti chiami?”
“Bè quando sono in queste vesti sono Luisa, ma di solito sono Ivano”
“No, no il tuo nome giusto è proprio Luisa, sai mi piaci veramente, vorrei conoscerti meglio, perché non vieni a casa mia, visto che il ragazzo con cui eri ti ha data via subito”
“Anche tu sei molto sexy, sei molto eccitante e accetto subito di venire con te e va fanculo il ragazzo”
“Brava Luisa”
Sofia abitava vicinissimo alla discoteca, in 3 minuti eravamo già dentro a casa sua, un bilocale con molti cuscini, un grosso divano, mensole ovunque una cucina, un tavolo allungabile, dall’altra parte c’era un letto matrimoniale, con armadio e due comodini.
Appena entrati, ci baciamo ancora, dolcemente, le nostre lingue scambiavano i loro letti, mi prese per mano e mi portò in camera da letto.
“Luisa, tu mi piaci veramente molto, mi piace la tua dolcezza, la tua remissività, mi piace il pompino che mi hai fatto, ti voglio mia, voglio che diventi mia, la mia amante d’ora in poi, sarai la mia donna, la mia amante, la mia piccola troietta”
“Sofia, cosa aspetti, anch’io voglio essere tua, prendimi come vuoi, sarò tua ora ed in avvenire”
“Dai rifammi il pompino, che dopo ti prendo”
“Si, mio signore”
Sofia si era svestita velocemente ed ora potevo vedere completamente il corpo stupendo, diciamo palestrato che aveva, ci mettemmo a letto, lei appoggiata alla spalliera del leto seduta sui cuscini, io sdraiato rivolto verso di lei, presi subito in bocca il suo cazzo e in pochi tocchi era già duro, allora lei si mise dietro di me, mi fece un po’ avvicinare le ginocchia al mento, si mise dietro, appoggiò il suo cazzo e bastò una leggera spinta che venne dentro con tutto il cazzo,”Ma Luisa il tuo culo è bello largo, capiente, ne prendi tanti allora”
“No, Sofia, veramente è un bel po’ che nessuna o nessuno mi scopa e siccome a me non piace sentire dolore, ho comprato dei vibratori di diversa misura e così alleno il mio culetto ad essere largo ed elastico”
“Bene, ora sarai mia, ti prenderò e sarai mia”
Iniziò subito a scoparmi con un buon ritmo, lei era abbracciata a me, le sue braccia mi circondavano il petto, mi sentivo veramente sua, mi stava scopando divinamente ed io mi stavo innamorando di lei, mentre mi scopava mi baciava il viso voltando il mio viso verso di lei, il suo viso sotto sforzo era diventato dolce, non era una pantera me un grosso gattone, ed io la sua gattina; il suo cazzo venoso e grosso e lungo provocava in me fitte di piacere mai provate, il mio cazzo era duro come il marmo, ma non potevo sborsare, avrei sporcato il letto, poi veramente a me piace molto di più sentire dentro di me il godimento degli altri, mi soddisfa molto di più e sono instancabile in questo, Sofia intanto era tutto un mugolare, le sue urla stavano diventando sempre più alte, “Luisa stai diventando mia, mia, miaaaaaaaaaaaaaaa”
Sofia scaraventò in me una quantità di sborra che il mio culo non riuscì a tenere tutto, allora la mia mano prese lo sperma che usciva e me la portai alla bocca, assaggiando il suo sapore, poi presi in bocca l’uccello della mia Sofia e lo ripulii per bene.
Sofia, mi abbracciò teneramente, stemmo stretti stretti per lungo tempo, poi Sofia mi chiese se potevo dormire da lei quella notte ed io accettai contento.
Lei si mise a letto nuda, io rimasi col solo perizoma e le calze autoreggenti.
Ci addormentammo abbracciati, lei dietro di me.
Fui sua per 5 bellissimi anni, facevamo le ferie assieme, i capodanni e tutte le feste, eravamo innamorati, innamorati cotti, le sue amiche la invidiavano amichevolmente, vedevano nei suoi occhi una luca di felicità, alcune volte feci contente anche le sue amiche, facendo l’amore con loro, ma sempre con il permesso della mia Sofia.
Il nostro rapporto finì perché lei dovette tornare precipitosamente al suo paese, ed io non potei per il mio lavoro, andare con lei per sempre.
L’estetista inizia a togliermi gli ultimissimi peli, poi inizia con creme e cosa varia, mentre sono seduto vedo che la patta dei suoi pantaloni si sta riempiendo piano, piano, allora inavvertitamente ma volontariamente gli passo la mano sulla patta e questa ha un ulteriore rigonfiamento, decido allora di tirargli giù lo zip, sotto il ragazzo ha un perizoma nero di pelle, l’uccello è già fuori, allora appena smette per un momento di impastarmi, mi metto in bocca subito il suo uccello, iniziando subito a spompinarlo, lui gradiva molto, mi aveva messo le mani sui capelli, e i suoi gemiti di piacere iniziavano a risuonare nel negozio, forse lui era troppo eccitato o forse io sono bravissimo nei pompini, visto che ho vinto dei premi in questo, stà di fatto che mi venne in bocca quasi subito, lui si scusò subito dicendomi che appena entrato nel negozio gli sono piaciuto subito e subito gli era venuta la voglia di me; io allora l’ho guardato in faccia dicendogli che aveva solo un modo per discolparsi, lui mi guardò
Incuriosito”Mi dica cosa posso fare”
“Bè, per prima cosa rivolgiti a me come se fossi una femmina, ti piaccio?”
“Si, mi piaci veramente molto, e… secondo?”
“Bè dipende da te, questa sera di carnevale hai degli impegni?”
“Non precisamente, andavo alla Nuova Idea e lì vedevo”
“Bè ti andrebbe di andare in discoteca in mia compagnia?”
“Magari, sarei felice”
“Guarda che sono molto più vecchio di te”
“Mi và benissimo, ho sempre avuto amanti più vecchi di me, una volta ne ho avuto uno di 65 anni”
“Bè io ne ho molti di meno, ci vediamo alle 22, mi vieni a prendere?”
“Perché, alle 22, ora finisco il trucco, poi vieni a casa mia, mangiamo qualcosa, e poi alla ora giusta, ce ne andiamo in discoteca, ti và?”
“A me và benissimo, ma a casa tua rimaniamo casti, ti voglio aitante in discoteca”
“Ok”
Finì di truccarmi velocemente, poi mi aiutò a svestire i miei panni e mettere quelli che avevo acquistato, gli piacevo ancora di più, lo vedevo dai suoi occhi, mi tolse il telo, mise a posto il negozio, poi mano nella mano uscimmo, lui chiuse il negozio e sempre mano nella mano andammo a casa sua.
Il ragazzo che chiamerò Luca abitava in un monolocale, carino, molto intimo, fece cuocere due bistecche, aprì un barbera oltrepò pavese, ci sedemmo vicini e cenammo in silenzio mandandoci occhiate allusive, ogni tanto una sua mano mi palpava le gambe, io lasciavo fare, era una cosa innocente; la cena finì velocemente, andò a cambiarsi i vestiti e si mise un paio di pantaloni di pelle nera aderenti, delle scarpe nere, a punta con un piccolo tacco, mise una camicia rossa fiammante, molto bella, un orologio enorme, sfarzoso,,,,ci mettemmo a ridere e poi mi baciò; erano intanto arrivate le 22, Luca prese le chiavi dell’auto, uscimmo di casa, chiudendo la porta silenziosamente, poi prendemmo la sua mini cooper scassata e alle 22, 15 arrivammo in discoteca, entrando eravamo sotto l’attenzione di molte persone.
Andammo nella parte dove facevano musica moderna, sempre mano nella mano, il bar era ancora libero, così ne approfittammo per bere un martini con molto gin, poi trovammo un tavolino con due piccole poltrone e ci sedemmo.
La discoteca si riempiva sempre di più, la musica si faceva sempre più incalzante, così Luca mi prese la mano, entrammo in pista e iniziammo a ballare, vicini, vicini, prendeva ogni occasione per toccarmi, palparmi, intanto la pista si era riempita ei contatti con altre persone era inevitabile, mi sentivo toccata, palpata da tutti oltre che da Luca, alcune volte mi sentivo una mano insistere nel palpamento al mio culo, lo dicevo anche al mio Lui che rideva di gusto, dicendomi che gli piaceva vedermi palpata, ammirata da altre persone, che mi dovevo lasciare fare; allora mi lasciai andare e ad ogni palpata esponevo in fuori sempre più il mio culetto, fin quando non sentii dietro di me che una persona si era appoggiata a me e le sue mani cingevano i miei fianchi, vidi Luca fare occhiolino a questa persona, che incoraggiata, mi abbracciò da dietro e all’altezza del mio culo sentivo già un uccello irrigidirsi, eravamo sempre più stretti, la discoteca era scura, lentamente sentìì abbassarmi la gonna, poi il perizoma e..sentii un uccello spingere per penetrarmi, allora lo dissi a Luca e chiesi anche che tipo era colui che mi voleva scopare,”Mia cara lasciati fare, non ti preoccupare, quando torneremo a casa mia faremo l’amore noi due”
“Ma Luca, non avevi tanta voglia di me”
“Si, si, poi vedremo”
“Ma…chi è questa persona”
“è una bella transessuale, la conosco, una volta ha scopato anche me, è bravissima”
Ero delusa dal comportamento di Luca, io volevo essere solo sua e questo suo essere non mi piaceva affatto, per cui decisi di fargliela pagare.
Iniziai subito a rispondere col culo, strofinandomi al suo uccello, mi abbassavo e rialzavo, sentivo chiaramente che l’uccello era arrivato al massimo, allora mi girai e sottovoce dissi alla trans che andavo in toilette e di seguirmi poco dopo, subito mi staccai alzandomi mutande e gonna e mi precipitai alla toilette.
Davanti ad uno specchio cominciai a incipriarmi un po’, a toccare e mettere a posto la parrucca, a rimettermi il rossetto, ero sola e dopo 5 minuti arrivò la trans, ora potevo vederla, e lei, Sofia era peruviana, un fisico con alcuni tratti ancora da maschio, i muscoli erano abbastanza sviluppati ancora, le braccia era potenti, il viso poi era quello di una vera pantera, piuttosto volgare, ma molto sexy, indossava un vestito lungo rosso, con scarpe coi tacchi alti; appena entrata mi ha subito presa e baciata, quasi violentemente, allora gli ho detto che poteva anche non usare la forza, che poteva prendermi anche teneramente, il suo sorriso cambio, allora mi prese fra le sue braccia e iniziammo a baciarci teneramente, ma la sua forza era veramente insita in lei, io mi sentivo soggiogata, mi piaceva, mi eccitava la sua latente mascolinità, mentre mi baciava le sue mani erano scese all’altezza del mio culo, mi abbassò la gonna e il perizoma, mi abbassai in ginocchio davanti a lei, era felice di questo, gli alzai il vestito, sotto non portava nulla, la sua mazza era lì pronta da prendere, la presi in mano, la toccai lievemente con la mia lingua, leggeri tocchi, il suo uccello ebbe subito un sobbalzo, allora presi in bocca e stuzzicai le sue palle, lei già gemeva e mi dava della zoccola, della pompinara, mi piaceva essere appellata in questo modo, mi eccitava, intanto stavo leccando tutta l’asta, un bel cazzo di 23 cm. E piuttosto grosso, ora l’avevo in bocca, cominciavo a fare il pompino vero e proprio, ma lei mi versò subito il suo nettare in bocca, un sapore buonissimo, dolciastro, sembrava un’orzata, inghiottii subito per la golosità.
“Ma sei veramente bravissima a fare i pompini, non ce lo fatta a tenermi, ed io di solito sono lunga a venire, a proposito come ti chiami?”
“Bè quando sono in queste vesti sono Luisa, ma di solito sono Ivano”
“No, no il tuo nome giusto è proprio Luisa, sai mi piaci veramente, vorrei conoscerti meglio, perché non vieni a casa mia, visto che il ragazzo con cui eri ti ha data via subito”
“Anche tu sei molto sexy, sei molto eccitante e accetto subito di venire con te e va fanculo il ragazzo”
“Brava Luisa”
Sofia abitava vicinissimo alla discoteca, in 3 minuti eravamo già dentro a casa sua, un bilocale con molti cuscini, un grosso divano, mensole ovunque una cucina, un tavolo allungabile, dall’altra parte c’era un letto matrimoniale, con armadio e due comodini.
Appena entrati, ci baciamo ancora, dolcemente, le nostre lingue scambiavano i loro letti, mi prese per mano e mi portò in camera da letto.
“Luisa, tu mi piaci veramente molto, mi piace la tua dolcezza, la tua remissività, mi piace il pompino che mi hai fatto, ti voglio mia, voglio che diventi mia, la mia amante d’ora in poi, sarai la mia donna, la mia amante, la mia piccola troietta”
“Sofia, cosa aspetti, anch’io voglio essere tua, prendimi come vuoi, sarò tua ora ed in avvenire”
“Dai rifammi il pompino, che dopo ti prendo”
“Si, mio signore”
Sofia si era svestita velocemente ed ora potevo vedere completamente il corpo stupendo, diciamo palestrato che aveva, ci mettemmo a letto, lei appoggiata alla spalliera del leto seduta sui cuscini, io sdraiato rivolto verso di lei, presi subito in bocca il suo cazzo e in pochi tocchi era già duro, allora lei si mise dietro di me, mi fece un po’ avvicinare le ginocchia al mento, si mise dietro, appoggiò il suo cazzo e bastò una leggera spinta che venne dentro con tutto il cazzo,”Ma Luisa il tuo culo è bello largo, capiente, ne prendi tanti allora”
“No, Sofia, veramente è un bel po’ che nessuna o nessuno mi scopa e siccome a me non piace sentire dolore, ho comprato dei vibratori di diversa misura e così alleno il mio culetto ad essere largo ed elastico”
“Bene, ora sarai mia, ti prenderò e sarai mia”
Iniziò subito a scoparmi con un buon ritmo, lei era abbracciata a me, le sue braccia mi circondavano il petto, mi sentivo veramente sua, mi stava scopando divinamente ed io mi stavo innamorando di lei, mentre mi scopava mi baciava il viso voltando il mio viso verso di lei, il suo viso sotto sforzo era diventato dolce, non era una pantera me un grosso gattone, ed io la sua gattina; il suo cazzo venoso e grosso e lungo provocava in me fitte di piacere mai provate, il mio cazzo era duro come il marmo, ma non potevo sborsare, avrei sporcato il letto, poi veramente a me piace molto di più sentire dentro di me il godimento degli altri, mi soddisfa molto di più e sono instancabile in questo, Sofia intanto era tutto un mugolare, le sue urla stavano diventando sempre più alte, “Luisa stai diventando mia, mia, miaaaaaaaaaaaaaaa”
Sofia scaraventò in me una quantità di sborra che il mio culo non riuscì a tenere tutto, allora la mia mano prese lo sperma che usciva e me la portai alla bocca, assaggiando il suo sapore, poi presi in bocca l’uccello della mia Sofia e lo ripulii per bene.
Sofia, mi abbracciò teneramente, stemmo stretti stretti per lungo tempo, poi Sofia mi chiese se potevo dormire da lei quella notte ed io accettai contento.
Lei si mise a letto nuda, io rimasi col solo perizoma e le calze autoreggenti.
Ci addormentammo abbracciati, lei dietro di me.
Fui sua per 5 bellissimi anni, facevamo le ferie assieme, i capodanni e tutte le feste, eravamo innamorati, innamorati cotti, le sue amiche la invidiavano amichevolmente, vedevano nei suoi occhi una luca di felicità, alcune volte feci contente anche le sue amiche, facendo l’amore con loro, ma sempre con il permesso della mia Sofia.
Il nostro rapporto finì perché lei dovette tornare precipitosamente al suo paese, ed io non potei per il mio lavoro, andare con lei per sempre.
Racconti gay porno gratis: Esperienze di gioventù
All’alba uno dei capigruppo dava la sveglia, il tempo di mangiare qualcosa per una rapida colazione e preparare il necessario, dopodichè ci mettemmo subito in cammino per l’escursione.
La gita fu molto interessante, gli anziani ci spiegavano una marea di cose interessanti, è incredibile come delle cose all’apparenza banali, spiegate in un certo modo, riescano in un secondo a prendere un fascino inaspettato…
Ancor più interessante fu come si svolsero gli eventi nel pomeriggio e soprattutto la sera…
Gianni, un ragazzo del gruppo mise male una gamba durante la percorrenza di un sentiero molto scosceso, e si slogò gravemente una caviglia. Uno degli anziani gliela steccò secondo i crismi del pronto intervento, ma gonfiava a dismisura, tanto da pensare ad una frattura. Fu chiamato il pronto intervento e dopo poche decine di minuti l’elisoccorso se lo portò via…
Nulla di straordinario di per sé, son cose che capitano di sovente in questo tipo di situazioni, ma ciò che diventò interessante per me e Stefano, come racconterò a breve, fu che Andrea, il compagno di tenda di Gianni rimase da solo… Al ritorno fu il capogruppo a chiederci a me e a Stefano, data l’età più o meno simile alla nostra, se volevamo farlo diventare il terzo componente della tenda…
Io e Stefano lì per lì ci guardammo negli occhi, e con intesa telepatica recepimmo nelle nostre menti il messaggio “addio felici notti di sesso”…
Tornammo al campo e arrivò presto la sera, ovviamente non potemmo rifiutarci, e così Andrea diventò il nostro compagno di tenda…
La sera ci infilammo le tute, mentre Andrea si spogliava, rimanendo in slip bianchi, non potei far a meno di notare le dimensioni del suo pacco, davvero davvero interessante, girai gli occhi e vidi che Stefano era anche lui incantato a fissarlo, se Andrea se ne fosse accorto ci avrebbe scoperto all’istante, eravamo ipnotizzati…
- “ragazzi, fa freddo la notte verò?” disse Andrea…
- “guarda Andrea” gli risposi, “a dire il vero io e Stefano abbiamo trovato una soluzione d’emergenza ieri sera, perché c’era da morire…” e gli spiegai che unimmo i sacchi a pelo creandone uno matrimoniale per scaldarci con i corpi, inoltre nella mia mente pensavo che a quel modo sarei potuto rimanere a contatto fisico con Stefano, la scusa reggeva, ce lo aveva insegnato il capo infondo eheh…
- “cavoli, avete avuto un’idea geniale” rispose, ma mi sa che io patirò di più il freddo dormendo nel sacco a pelo singolo…
- “perché non ti unisci a noi?” intervenne Stefano. Mi si gelò il sangue. Pensai tra me e me “ma che idiota è? Avevo trovato l’escamotage per fare qualcosa di notte e lui aveva tirato fuori sta proposta da imbecille… In realtà Stefano era ancora attratto da quel pisellone che avevamo scorto sotto gli slip, e anche io non mi ero ancora distolto da quel pensiero… chissà come doveva essere all’azione…
- “Stefano ma dici sul serio? Vale tu saresti d’accordo? Ma poi non stiamo stretti?”
Non potevo più far nulla… “Andrea, macchè scherzi, se ti và e la cosa non ti mette in imbarazzo per me non ci son problemi, io e Stefano siamo cresciuti assieme e non ci siam fatti problemi, se a te la cosa non crea imbarazzo o altro per me puoi dormire assieme a noi, e lo spazio non manca, se fa come ieri notte, saremo costretti a farci talmente piccolini per il freddo che potrebbero starcene altri due tranquillamente” e ci facemmo tutti una bella risata…
Ci infilammo nel sacco a pelo e spegnemmo la luce…
Avevo gli occhi spalancati, in quella tenda c’era un livello di testosterone straripante, ci disponemmo Stefano sulla mia sinistra, io al centro e Andrea alla mia destra, con l’intesa che nelle prossime notti avremmo fatto a turno perché chi stava in mezzo “era il più fortunato” (…) perché stava più caldo…
Passati pochi minuti Stefano mi abbracciò come la sera prima, faceva un gran freddo, io imbarazzato mi rivolsi ad Andrea e gli dissi che mi sarei avvicinato a lui per creare calore…
- “certo Vale! Appiccicati come una cozza, non farti problemi, “siamo tra maschi, no?””… già, era proprio quello il punto…
Andrea mi dava le spalle e io davo le spalle a Stefano, facevamo un bel trenino insomma, e dietro di me sentivo già il vagone che si voleva agganciare… ma anche io iniziavo al contatto del mio pacco col sedere di Andrea ad avere movimenti tra le gambe, in pochi minuti avevo il pisello come il marmo… “che imbarazzo, e se sene rende conto?” pensai…
Ed ecco che si verificò l’inaspettato…
Ad un certo punto Andrea iniziò a fare dei piccoli movimenti, le tute di stoffa sintetica strofinavano in modo sensuale, e il mio pisello iniziò a sistemarsi tra le chiappe di Andrea, era lui che lo ricercava!
Stefano era già all’opera da una decina di minuti, io ero super eccitato, non sapevo che fare…
-“ti piace?” mi sussurrò Andrea…
Avevo le guance incandescenti “da matti..” risposi..
-“e Stefano? Come possiamo fare?” mi risussurrò…
-“tranquillo, è dei nostri…”
A quel punto rompemmo il ghiaccio e Andrea si rivolse a tutti e due “che figata raga! Ci divertiamo come dei pazzi!”
-“shhhhhhh!!” fece Stefano, se no ci sentono! E scoppiammo a ridere.
-“ci togliamo le tute? Che dite?” disse Andrea
-“cacchio se si Andrè” risposi io…
In un decimo di secondo eravamo tutti e tre in slip sotto il sacco a pelo, Andrea iniziò ad allungare la mano sul mio uccello, io feci lo stesso con il suo e quello di Stefano, avevo sue uccelli in mano e li stavo segando… Andrea era circonciso, Stefano come forse ho già detto in precedenza no, io neanche e Andrea con me devo dire che ci sapeva fare, si inumidiva la mano coi miei stessi umori che già fuoriuscivano e mi faceva scorrere la pelle del prepuzio su e giù in modo sublime…
Da lì a poco Stefano si rivolse timidamente ad Andrea “posso succhiartelo un po’ Andrea?”, “accomodati Stefano” gli rispose con sorriso, io senza chiedere scesi giù ed iniziai a succhiare il bel pisellone di Stefano, aveva un gusto di cazzo indefinibile, forse anche per via della poca igiene per la situazione al campus… ma anche se io mi ritengo una persona pignola per certe cose, in quel contesto, quel sapore mi inebriava da matti…
Intanto Andrea continuava a segarmi, dopo qualche minuto si rivolse a tutti e due “raga, passiamo a fare altro? Vi và?” era ovvio che intendeva di passare a scoparci… “Andre, sono onesto, io non l’ho ancora mai fatto da dietro, non so Stefano…”
- “io mi sono arrangiato diverse volte con dei cetrioli e delle carote” disse Stefano, e scoppiammo tutti e tre a ridere, soffocando i volumi..
- “Vale se ti và dimmelo te, io ho già provato con un mio compagno di classe, devo dire che è un’esperienza da fare, dopo i primi minuti ritengo che in futuro non se possa più fare a meno…”
- “ok, d’accordo, mi hai convinto Andre…”
- “ok, lascia fare a me, vedrai che non te ne pentirai…” e continuò, padrone della situazione, “facciamo una cosa, io penso a Vale, tu Stefano che preferisci?, Stefano rispose “se a te va bene Andrea te lo infilerei molto volentieri…” con fare malizioso…
- “urca se mi va bene, tanto poi ricambiamo vai tranquillo” e gli strizzò l’occhio… si vedeva bene tutto perché ormai ci eravamo abituati al buio ed inoltre c’era un discreto chiaror di luna che illuminava la tenda quel tanto che bastava a vedere ogni cosa…
Io ero come in trance, preso dall’eccitazione, ma anche per la situazione anomala ed inaspettata che si stava verificando… pensare che fino a due giorni prima pensavo di portarmi certe mie “voglie” dentro fino la fine dei miei giorni…
Andrea iniziò a leccarmi tra le chiappe, passava la lingua sullo sfintere con devozione, mi stava preparando… Stefano era un po’ più grezzo, nonostante ero molto preso ed eccitato la mia curiosità mi portava a catturare ogni minimo particolare, vidi che si sputò più volte sulle mani, passò parecchie volte la saliva con le dita nel buco infilandole a farsi strada, poi si passò un po’ di saliva sull’uccello e iniziò ad appoggiare il suo pisellone nel culo di Andrea, che a sua volta era pronto per “battezzare” anche me…
Piano piano mi puntò la cappella tra le chiappe, mi baciava il collo, piano piano sentivo quel cappellone perforare il mio sfintere, faceva male, ma allo stesso tempo era molto intrigante, pian piano entrava sempre più, fino a quando lo sentii tutto dentro…
- “ vai Andreeee, sfondami, che figooooo” sussurravo…
- “ahhhh sìììì Stefano, ci sai fare, vai vaiiiii….” lui rivolgendosi al mio amico…
Intanto Andrea mi segava con la sua mano, mentre mi stantuffava come un cavallo, santo iddio come era bello…
Tutto andò avanti per un po’ di minuti…
- “Vale me lo metti adesso un po’ a me?” mi chiese Stefano
- “certo Stefanino, girati, penso di aver capito come devo fare…”
Mi girai verso Andrea che mi diede subito consenso e sfilò l’uccello dal mio buco, inumidii la cappella con la saliva e gliel’appoggiai nel buco del sedere di Stefano, si vedeva che il mio amichetto aveva già battezzato la sua galleria, non faticai molto e iniziai a scoparlo, godeva come un maiale in calore, quanti anni persi con il mio amico, ma ci stavamo rifacendo molto velocemente…
Intanto Andrea porgeva l’uccello marmoreo e svettante di fronte al viso di Stefano che accolse subito in bocca iniziando a spompinare con bramosìa, una colonna di 20 cm tutti, un monumento di sesso…
Stefano si trovava a 90° con il mio cazzo nel culo e col cazzo di Andrea in gola, da lì a breve Andrea stava per venire, e gli sparò una cascata di sborra in bocca…
Andrea, finito il suo godimento, si rivolse a me e mi chiese
- “Vale, vuoi venirmi in bocca?” con sguardo complice…
- “va bene Andrea” e gli sorrisi…
Mi staccai dal culo di Stefano e glielo porsi in bocca ad Andrea, così fece Stefano con me, mi ritrovai per la seconda volta l’uccellone di Stefano da spompinare, buono più che mai…
Venni in bocca ad Andrea, gli sparai tanto sperma come se non mi svuotassi le palle da settimane, Stefano venne subito dopo me, e gli feci il solito servizio di pulizia, come era buono quel sapore…
Eravamo sfiniti, ma il freddo non esisteva più…
Ci ripulimmo alla meno peggio con dei tovaglioli di carta, ci riinfilammo in rigoroso silenzio slip e tute, soddisfatti di quei tre quarti d’ora di sesso, ci riposizionammo nel sacco a pelo e ci addormentammo…
La gita fu molto interessante, gli anziani ci spiegavano una marea di cose interessanti, è incredibile come delle cose all’apparenza banali, spiegate in un certo modo, riescano in un secondo a prendere un fascino inaspettato…
Ancor più interessante fu come si svolsero gli eventi nel pomeriggio e soprattutto la sera…
Gianni, un ragazzo del gruppo mise male una gamba durante la percorrenza di un sentiero molto scosceso, e si slogò gravemente una caviglia. Uno degli anziani gliela steccò secondo i crismi del pronto intervento, ma gonfiava a dismisura, tanto da pensare ad una frattura. Fu chiamato il pronto intervento e dopo poche decine di minuti l’elisoccorso se lo portò via…
Nulla di straordinario di per sé, son cose che capitano di sovente in questo tipo di situazioni, ma ciò che diventò interessante per me e Stefano, come racconterò a breve, fu che Andrea, il compagno di tenda di Gianni rimase da solo… Al ritorno fu il capogruppo a chiederci a me e a Stefano, data l’età più o meno simile alla nostra, se volevamo farlo diventare il terzo componente della tenda…
Io e Stefano lì per lì ci guardammo negli occhi, e con intesa telepatica recepimmo nelle nostre menti il messaggio “addio felici notti di sesso”…
Tornammo al campo e arrivò presto la sera, ovviamente non potemmo rifiutarci, e così Andrea diventò il nostro compagno di tenda…
La sera ci infilammo le tute, mentre Andrea si spogliava, rimanendo in slip bianchi, non potei far a meno di notare le dimensioni del suo pacco, davvero davvero interessante, girai gli occhi e vidi che Stefano era anche lui incantato a fissarlo, se Andrea se ne fosse accorto ci avrebbe scoperto all’istante, eravamo ipnotizzati…
- “ragazzi, fa freddo la notte verò?” disse Andrea…
- “guarda Andrea” gli risposi, “a dire il vero io e Stefano abbiamo trovato una soluzione d’emergenza ieri sera, perché c’era da morire…” e gli spiegai che unimmo i sacchi a pelo creandone uno matrimoniale per scaldarci con i corpi, inoltre nella mia mente pensavo che a quel modo sarei potuto rimanere a contatto fisico con Stefano, la scusa reggeva, ce lo aveva insegnato il capo infondo eheh…
- “cavoli, avete avuto un’idea geniale” rispose, ma mi sa che io patirò di più il freddo dormendo nel sacco a pelo singolo…
- “perché non ti unisci a noi?” intervenne Stefano. Mi si gelò il sangue. Pensai tra me e me “ma che idiota è? Avevo trovato l’escamotage per fare qualcosa di notte e lui aveva tirato fuori sta proposta da imbecille… In realtà Stefano era ancora attratto da quel pisellone che avevamo scorto sotto gli slip, e anche io non mi ero ancora distolto da quel pensiero… chissà come doveva essere all’azione…
- “Stefano ma dici sul serio? Vale tu saresti d’accordo? Ma poi non stiamo stretti?”
Non potevo più far nulla… “Andrea, macchè scherzi, se ti và e la cosa non ti mette in imbarazzo per me non ci son problemi, io e Stefano siamo cresciuti assieme e non ci siam fatti problemi, se a te la cosa non crea imbarazzo o altro per me puoi dormire assieme a noi, e lo spazio non manca, se fa come ieri notte, saremo costretti a farci talmente piccolini per il freddo che potrebbero starcene altri due tranquillamente” e ci facemmo tutti una bella risata…
Ci infilammo nel sacco a pelo e spegnemmo la luce…
Avevo gli occhi spalancati, in quella tenda c’era un livello di testosterone straripante, ci disponemmo Stefano sulla mia sinistra, io al centro e Andrea alla mia destra, con l’intesa che nelle prossime notti avremmo fatto a turno perché chi stava in mezzo “era il più fortunato” (…) perché stava più caldo…
Passati pochi minuti Stefano mi abbracciò come la sera prima, faceva un gran freddo, io imbarazzato mi rivolsi ad Andrea e gli dissi che mi sarei avvicinato a lui per creare calore…
- “certo Vale! Appiccicati come una cozza, non farti problemi, “siamo tra maschi, no?””… già, era proprio quello il punto…
Andrea mi dava le spalle e io davo le spalle a Stefano, facevamo un bel trenino insomma, e dietro di me sentivo già il vagone che si voleva agganciare… ma anche io iniziavo al contatto del mio pacco col sedere di Andrea ad avere movimenti tra le gambe, in pochi minuti avevo il pisello come il marmo… “che imbarazzo, e se sene rende conto?” pensai…
Ed ecco che si verificò l’inaspettato…
Ad un certo punto Andrea iniziò a fare dei piccoli movimenti, le tute di stoffa sintetica strofinavano in modo sensuale, e il mio pisello iniziò a sistemarsi tra le chiappe di Andrea, era lui che lo ricercava!
Stefano era già all’opera da una decina di minuti, io ero super eccitato, non sapevo che fare…
-“ti piace?” mi sussurrò Andrea…
Avevo le guance incandescenti “da matti..” risposi..
-“e Stefano? Come possiamo fare?” mi risussurrò…
-“tranquillo, è dei nostri…”
A quel punto rompemmo il ghiaccio e Andrea si rivolse a tutti e due “che figata raga! Ci divertiamo come dei pazzi!”
-“shhhhhhh!!” fece Stefano, se no ci sentono! E scoppiammo a ridere.
-“ci togliamo le tute? Che dite?” disse Andrea
-“cacchio se si Andrè” risposi io…
In un decimo di secondo eravamo tutti e tre in slip sotto il sacco a pelo, Andrea iniziò ad allungare la mano sul mio uccello, io feci lo stesso con il suo e quello di Stefano, avevo sue uccelli in mano e li stavo segando… Andrea era circonciso, Stefano come forse ho già detto in precedenza no, io neanche e Andrea con me devo dire che ci sapeva fare, si inumidiva la mano coi miei stessi umori che già fuoriuscivano e mi faceva scorrere la pelle del prepuzio su e giù in modo sublime…
Da lì a poco Stefano si rivolse timidamente ad Andrea “posso succhiartelo un po’ Andrea?”, “accomodati Stefano” gli rispose con sorriso, io senza chiedere scesi giù ed iniziai a succhiare il bel pisellone di Stefano, aveva un gusto di cazzo indefinibile, forse anche per via della poca igiene per la situazione al campus… ma anche se io mi ritengo una persona pignola per certe cose, in quel contesto, quel sapore mi inebriava da matti…
Intanto Andrea continuava a segarmi, dopo qualche minuto si rivolse a tutti e due “raga, passiamo a fare altro? Vi và?” era ovvio che intendeva di passare a scoparci… “Andre, sono onesto, io non l’ho ancora mai fatto da dietro, non so Stefano…”
- “io mi sono arrangiato diverse volte con dei cetrioli e delle carote” disse Stefano, e scoppiammo tutti e tre a ridere, soffocando i volumi..
- “Vale se ti và dimmelo te, io ho già provato con un mio compagno di classe, devo dire che è un’esperienza da fare, dopo i primi minuti ritengo che in futuro non se possa più fare a meno…”
- “ok, d’accordo, mi hai convinto Andre…”
- “ok, lascia fare a me, vedrai che non te ne pentirai…” e continuò, padrone della situazione, “facciamo una cosa, io penso a Vale, tu Stefano che preferisci?, Stefano rispose “se a te va bene Andrea te lo infilerei molto volentieri…” con fare malizioso…
- “urca se mi va bene, tanto poi ricambiamo vai tranquillo” e gli strizzò l’occhio… si vedeva bene tutto perché ormai ci eravamo abituati al buio ed inoltre c’era un discreto chiaror di luna che illuminava la tenda quel tanto che bastava a vedere ogni cosa…
Io ero come in trance, preso dall’eccitazione, ma anche per la situazione anomala ed inaspettata che si stava verificando… pensare che fino a due giorni prima pensavo di portarmi certe mie “voglie” dentro fino la fine dei miei giorni…
Andrea iniziò a leccarmi tra le chiappe, passava la lingua sullo sfintere con devozione, mi stava preparando… Stefano era un po’ più grezzo, nonostante ero molto preso ed eccitato la mia curiosità mi portava a catturare ogni minimo particolare, vidi che si sputò più volte sulle mani, passò parecchie volte la saliva con le dita nel buco infilandole a farsi strada, poi si passò un po’ di saliva sull’uccello e iniziò ad appoggiare il suo pisellone nel culo di Andrea, che a sua volta era pronto per “battezzare” anche me…
Piano piano mi puntò la cappella tra le chiappe, mi baciava il collo, piano piano sentivo quel cappellone perforare il mio sfintere, faceva male, ma allo stesso tempo era molto intrigante, pian piano entrava sempre più, fino a quando lo sentii tutto dentro…
- “ vai Andreeee, sfondami, che figooooo” sussurravo…
- “ahhhh sìììì Stefano, ci sai fare, vai vaiiiii….” lui rivolgendosi al mio amico…
Intanto Andrea mi segava con la sua mano, mentre mi stantuffava come un cavallo, santo iddio come era bello…
Tutto andò avanti per un po’ di minuti…
- “Vale me lo metti adesso un po’ a me?” mi chiese Stefano
- “certo Stefanino, girati, penso di aver capito come devo fare…”
Mi girai verso Andrea che mi diede subito consenso e sfilò l’uccello dal mio buco, inumidii la cappella con la saliva e gliel’appoggiai nel buco del sedere di Stefano, si vedeva che il mio amichetto aveva già battezzato la sua galleria, non faticai molto e iniziai a scoparlo, godeva come un maiale in calore, quanti anni persi con il mio amico, ma ci stavamo rifacendo molto velocemente…
Intanto Andrea porgeva l’uccello marmoreo e svettante di fronte al viso di Stefano che accolse subito in bocca iniziando a spompinare con bramosìa, una colonna di 20 cm tutti, un monumento di sesso…
Stefano si trovava a 90° con il mio cazzo nel culo e col cazzo di Andrea in gola, da lì a breve Andrea stava per venire, e gli sparò una cascata di sborra in bocca…
Andrea, finito il suo godimento, si rivolse a me e mi chiese
- “Vale, vuoi venirmi in bocca?” con sguardo complice…
- “va bene Andrea” e gli sorrisi…
Mi staccai dal culo di Stefano e glielo porsi in bocca ad Andrea, così fece Stefano con me, mi ritrovai per la seconda volta l’uccellone di Stefano da spompinare, buono più che mai…
Venni in bocca ad Andrea, gli sparai tanto sperma come se non mi svuotassi le palle da settimane, Stefano venne subito dopo me, e gli feci il solito servizio di pulizia, come era buono quel sapore…
Eravamo sfiniti, ma il freddo non esisteva più…
Ci ripulimmo alla meno peggio con dei tovaglioli di carta, ci riinfilammo in rigoroso silenzio slip e tute, soddisfatti di quei tre quarti d’ora di sesso, ci riposizionammo nel sacco a pelo e ci addormentammo…
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